“Te perduta” di Lorenzo Calogero (Melicuccà (RC), 28maggio 1910 – 25marzo 1961)

 

Te perduta, non sento gioia più viva
che quella di starti seduto accanto
come un ricordo. Così, come ombra, ho murato
una vigna in quel poco spazio che ode
l’alito verde cupo del biondo corpo lento che spiga.
Riesumata da una legge oggi domando
quale sia la vicissitudine. È quieta
questa composta su un ramo da una vana
effìge per noia. La carne è chiara
titubanza che chiede o una donna. Si squarcia
lontano l’azzurro lembo viola
nel vento venuto su,
quand’ella, accorta, seduta accanto
al suo fazzoletto, secondo l’età,
grigia, è già uomo. Sopra i campanili
odo l’alito stretto, denso l’intrico
dell’ora. Una vaga sembianza
appare fra i sassi.
I passeri sono sui frassini. Lontane
verdi le immagini (non si sa mai quante!)
sfiorano la statuaria quiete
della sete del sonno che io più non comprendo
se non per ricordo.
.
.

*

Buon compleanno, Poeta vero!

Oggi volevo solo augurare buon compleanno ad una Persona, in primis, che ne sarebbe stata certamente felice, per quell’attimo di risalto datogli gratuitamente per interposto affetto.
Tratta da “Come in dittici” quella riportata è solo una delle innumerevoli poesie di questo Poeta – mai più che in questo caso occorre la maiuscola- proveniente da un paesino del Sud (che in alcuni campi è già un ostacolo naturale, come i riottosi corsi d’acqua, che pure sono indispensabili) sconosciuto ai più solo per quelle sempresistenti questioni di esserci o no tra quelli “che contano” al momento giusto e nel posto giusto o, più verosimilmente, letteralmente snobbato dalla contemporaneità ancora attuale, perché ‘troppo vero’ nel suo carattere, nella sua vita dedicata totalmente alla poesia e  nella sua strenua ricerca di considerazione in questo campo (la Poesia) che cela, indorandola, la sua arte discriminatoria.

Resta comunque saldo il fatto che competenti reali – anche avulsi dall’aspetto meramente economico, che in poesia non è argomento astruso – esistano in ogni campo e che, come i Maestri, accade talvolta d’incontrarli lungo il proprio percorso\cammino, ma sono quasi sempre figure silenziose di cui dobbiamo ringraziare il Caso.

Ma tornando a Lorenzo Calogero, ho notato che oggi è ‘in’ annoverare questo figlio della Calabria tra le proprie conoscenze; ma dopo averne letto la biografia e alcuni versi sono semplicemente approdata alla consapevolezza che per comprenderlo, anche in minima parte, occorre avere la medesima radice ed essere scevri da qualsiasi presunzione…

 

p.s. ringrazio Cataldo Antonio Amoruso per la possibilità che mi ha dato di questa conoscenza -continuando ad avvalorare la mia idea che nulla accade per caso – e per la lealtà di aver lasciato al Sasso questa poesia. (A.G.)

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6 thoughts on ““Te perduta” di Lorenzo Calogero (Melicuccà (RC), 28maggio 1910 – 25marzo 1961)

  1. Va bene così, non importa se altri si faranno portatori di quella che tu chiami ‘conoscenza’…Del resto non sono, io, depositario di alcunché e non sono neanche interessato a ‘farmi bello’…vivere la poesia non è facile come spiegare una figura retorica o tradurre senza anima o arraffare parole di sconosciuti e riportarle qua e là, quello è solo un ozioso pavoneggiarsi e un vanitoso proprorsi agli altri: vivere le cose- le parole, la poesia, come in questo caso- è un po’ diverso… Il mio plauso alla tua lealtà: non avevo dubbi.
    Ciao.

    1. Grazie.
      ho letto poco fa le tue parole per ‘Lorenzo’ su Sedimenti…così sentite e comprensibili solo da chi ha in sè – e sa riconoscerli e viverli ancora oggi – Magna Grecia e Ionio (aggiungo io) da non poter essere riportate in un link a coronamento di queste mie…
      per cui te li scrivo qui i complimenti per tutto ciò che sei…pur nell’ assenza di parole adeguate per ‘dire’ di te 😀

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