traduzioni, 6 – versi di Cataldo A.Amoruso

perché abbiamo vissuto soli

al centro del canneto, prigionieri

di bisce ed acque, e limi

e vivere non era solo vivere

ma stringere forte gli occhi

e non vedere, speranza di non essere

né visti

o sfiorati

l’abitudine ci sradica, prevista

dall’immobilità del tempo

 .

ricresce la palude

e gli occhi, svogliati

studiano altri modi

per non vedere, o annuire

 

[da  http://krimisa.blogspot.it/]

3 pensieri su “traduzioni, 6 – versi di Cataldo A.Amoruso

  1. mi permetto di leggere quasi una rivisitazione della biblica storia di Adamo ed Eva: quello che l’Uomo era e non può più essere, perché la sua visione è mutata, mutandolo..un ricordo di quanto ci era stato donato in Eden, rievocato dal luogo dove il Poeta viveva da piccolo, dove ha imparato l’esistenza e la sopravvivenza…
    “vivere non era solo vivere \ ma stringere forte gli occhi” certamente per non vedere, come si legge; ma aggiungerei, anche per meglio osservare quello che era ed è dentro, nascosto agli estranei, forse il sogno o l’illusione…perché, anche il ricrescere della palude – del mal essere quotidiano – ed il cercare nuovi modi per non vedere – e magari non vedersi – sono comunque una pagina della nostra Storia personale, di cui restiamo parte, che siamo “obbligati” dal troppo e dai tanti a vivere, anche non volendolo, ed esserne protagonisti o gregari sta solo a noi deciderlo.

    grazie Cat e complimenti (anche) per questi versi che a me piacciono particolarmente 😛

  2. ma allora non ci credi che sono traduzioni? o forse ci credi, che traduzione non è solo portare da una lingua ad un’altra… sed ab aliquo ad aliquem (anche) e spesso quell’uno e quell’altro risiedono nella stessa persona…

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