(d’autunno) – (Cettina Lascia Cirinnà)

.e c’era del pizzo bianco a coprire le forme arrotondate.

 

in trasparenza era un tuffo al cuore l’immaginazione

senza toccare un briciolo di pelle

 

sotto l’orlo del vestito .lungo per l’occasione.

i passi erano mosse studiate a lungo

sulla scacchiera lucida di vita

dove le prime gocce timide e impacciate

sostavano sospese nell’aria e solleticavano appena

i lunghi capelli raccolti sulla nuca

 

gli occhi intravedevano da lontano

le prime foglie volteggiare disorientate

e farsi tappeto aranciato a questo girovagare

senza meta

 

in punta di piedi nascosti alla luce autunnale

sulla strada grigia di pensieri sparsi

era impresa ardua raccoglierli uno ad uno

anche per me che di te ammiravo la pazienza

e la forza sovrannaturale delle parole di circostanza

suggerite da un indovino senza scrupoli

 

il mio sguardo ogni volta oltrepassava il limite

del tuo corpo .in altezza . .verticale sull’asfalto.

umido di pioggia .di noi. e dei nostri sospiri

e volava in alto

 

una mano di bambina colorava senza scomporsi

origami a forma di cuore appesi alla finestra

smaniosi di via

 

i miei pensieri erano  foglie secche

che scricchiolavano sotto l’eco sordo

di passi pesanti .incapaci di volare oramai.

 

[Erba, 22  settembre 2012]

4 pensieri su “(d’autunno) – (Cettina Lascia Cirinnà)

  1. con la poesia di Cettina si stabilisce a priori una sorta di empatia; ed è questa che mi ha portato, ancor prima di leggere i suoi sentiti e meravigliosi versi, a scegliere istintivamente l’immagine in rosso e grigio. Immagine, che poi è risultata ‘in assonanza’ con la sua scrittura…sapevo che avrei incontrato il rosso della sua passione e il grigio del quotidiano e sapevo che sarebbe stata capace di rendere ognuno di noi partecipe dei suoi colori, facendoli divenire nostri nell’incedere della lettura e nel vissuto che traspare da questi versi così intimi…

    grazie. semplicemente splendida (tu)

  2. è intessuta di dialoghi la parola di Cettina, un primo dialogo con le stagioni della vita, un secondo coi colori della memoria in un volteggiare che può “darsi” gioioso..
    poichè la gioia non alberga soltanto nei rossi-tramonti ma resta nel gesto (fintamente grigio) di ogni quotidiano

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