su Stanze del nord poesie di Federica Galetto

Stanze del nord  – silloge poetica di Federica Galetto edito da Onirica Edizioni, 2012- si apre al lettore immediatamente e fin dall’immagine di copertina e dai versi in esergo, esattamente come una porta sul mondo che contiene: il viso di una donna arrossato dagli agenti atmosferici esterni, come fosse in cerca di un rifugio – con lo sguardo rivolto verso un punto più basso, che potrebbe serenamente essere la toppa dove inserire la chiave per aprire “questo luogo”- e la voce di una regina costretta a dover ammettere la discrepanza che inevitabilmente s’instaura tra quello che si appare esteriormente e quanto si è realmente. Subito dopo questo primo sipario alzato sul testo poetico, assume rilevanza e significato, non solo per l’Autrice, la dedica breve e precisa, che racchiude un continuum di sentimenti, come di giorni vissuti (A mio figlio \ A chi mi diede la vita) e che fornisce – a mio avviso – già una prima linea di lettura dei versi che seguiranno: versi di giorni vissuti e dei sentimenti che li hanno attraversati, di cambiamenti di stagioni come di visuali, di ferite curate e forse non ancora rimarginate (Altri inverni verranno \ sulle cime delle colline \ e rinverrò pozzi di sollievo \ fra le siepi piegate).

La lettura si presenta subito capace di trattenere il lettore, suggerendogli il suo ritmo di riflessione ed introspezione, il suo linguaggio esatto e colto, tanto da invitarlo a trovare in se stesso uno spazio particolare per la collocazione della voce che rappresenta: non è un testo che dopo averlo letto-vissuto si possa abbandonare in un angolo qualsiasi del proprio personale bagaglio-libreria, ma si avverte l’esigenza anche successivamente di porlo su un ripiano differente. Parla d’amore l’Autrice e, pur trattando materia globalmente riconosciuta poetica, non scade in retorica o enfatizzazioni che tanta presa avrebbero su alcuni animi, ma ne parla a diversi livelli ed in proficuo e profondo dialogo con se stessa, ricreando situazioni in chiave metaforica, interrogandosi e aggiungendo ipotesi di  soluzioni (Credimi non so decidere se mai i tuoi occhi \ rivedranno i miei attratti \ metalli in circostanza magnetica su corsi d’acqua) sempre circondata da elementi naturali, che tanto sembrano congeniali a questa scrittura – come in “Quando eravamo foglie”- aggiungendo calore, che sfugge alla misura di un carattere avvezzo al luogo d’origine eppure così appassionato oltre la superficie, oltre quel “nord” a cui forse troppi si fermano (Soffrire per diverse corse nella neve \ all’interno \ perché è questo che faccio).

Scorrono i versi in un percorso che muta chi l’ha consegnato all’inchiostro, delineando man mano una figura ed una persona differente in senso positivo (E’ che la tua pelle non è cucita alla mia), maggiormente consapevole anche del negativo che la circonda e non per questo meno forte, perché la fragilità affiorante nei versi di Federica Galetto è solo una sfumatura che aggiunge bellezza alla sua poesia, se non quando anche alla sua persona, così delicata nel porsi e pure così grintosa e determinata nel vivere, nell’accettare e nel procedere sempre con occhi fieri (Del fatto neppure mi ricordo o se si \ è perché tremo sola in un singhiozzo) fino al tratteggio di una personalità in ascesa, capace di lasciarsi alle spalle – anche se mai del tutto, come è nella natura umana – la poesia che è stata per recarsi a rendere voce alla nuova poesia del Sé, della maturità e, perché no?, già del domani, come si avverte a pelle in “Mondo mio solista” (Ho imparato a catalogarmi e distruggermi e ancora, Preludio di forza e stupore \ ripongo la scatola \ E ricomincio).

E’una poesia che abbraccia differenti toni stilistici, spaziando da un verso breve ad uno più consistente o lungo che dir si voglia, abbattendo completamente la fissità della punteggiatura, per lasciare maggior ampiezza interpretativa al lettore; soprattutto, a parer mio, la totale mancanza dell’uso del punto conferisce al discorso poetico una proiezione verso l’indefinito temporale, senza attraccare negli schematismi così cari ai puristi della lingua e ai classici della poesia e regalando a quest’ultima un tono di assoluta contemporaneità; in questa ottica paradossalmente le “stanze” perdono i loro confini per aprirsi in un tempo-non tempo, allargando la visuale del lettore oltre il verso e accompagnandolo con delicatezza oltre la cortina di freddo, ormai assunto come metafora, dell’indifferenza nei confronti dell’opera stessa.

Avviandosi verso la conclusione, il libro sembra aver compiuto una sorta di strada circolare, richiudendosi, come un fiore sbocciato al mattino e che abbia poi incontrato la sera in versi, che sembrano voler ricondurre ad un quotidiano al quale si è costretti, riaccostando – questa volta magari senza chiuderla – la porta aperta sulla Stanza del nord, consci della capacità di saper vedere e sentire oltre quei confini fisici, che fa dire alla poetessa che Oggi nel silenzio di questo frastuono immobile \ Mi riconosco.

(Angela Greco)

*

Altri inverni verranno

Altri inverni verranno

 

Addomesticati saranno i corvi

fuori alla mia finestra

 

Dormiranno al guinzaglio

tra i rovi di more

 

I loro sogni beffardi

schiuderanno la forza

 

E guarderò il piumaggio

nero luccicare nel buio

 

Altri inverni verranno

sulle cime delle colline

e rinverrò pozzi di sollievo

fra le siepi piegate

#

Che di insidie fossero

Che di insidie fossero

i polpastrelli intinti

Le sprecate riserve allo sgocciolare

del tempo

I fuochi immaginifici di ore

fra le pelli lontane

Il mio nodo si annoda

ancor più stretto alla polvere

nelle pieghe ruvide di un silenzio

caparbio

Soffoco piano

Ma non lascio volar via

quel laccio

Ché si dice la vita

è fatta di certezze

#

Te l’ho detto

Te l’ho detto che sono

Casa

Ostia

Cibo per il cuore

Te l’ho detto che mi lascio

andare ai pettirossi soli

mentre ascolto il calore

Te l’ho detto che il mio

Corpo

è spirito di carne

o carne di spirito

annegato nei semi di tiglio

Che mi nutro di abbagli e di gusci

pieni di quel nascondersi per farsi vedere

Avresti mai potuto immaginare una donna

che parla con ciò che non vede

e ascolta ciò che non sente

fra le tue frette

Te l’ho detto che mi sento di non sentirmi

né tocco ciò che mi tange

amore, te l’ho detto

*

[tratte da Stanze del nord di Federica Galetto]

15 pensieri su “su Stanze del nord poesie di Federica Galetto

  1. Una gioia per me essere qui ospite. Grazie ad Angela per le sue parole tese all’ascolto attento della mia Poesia, grazie del filo tirato sui giorni che le accompagnano. Un abbraccio

    Federica

    1. aspettavo di leggere Federica attraverso gli occhi di Angela…
      una scrittura densa, matura, capace di perdurare l’emozione diversificando lo sguardo…e il viaggio di ogni lettore
      una magia “visiva” e “olfattiva” permea le stagioni e le stanze e lavoce dell’ autrice a svolgere il filo..
      a noi lettori ri-annodarlo

    1. un sentito ringraziamento per l’apprezzamento e per il tempo speso nella lettura! ma…mi permetto di aggiungere una misera preposizione al graditissimo commento: alla critica DI A.Greco! e mi permetto di invitare al sorriso, poiché di me si può solo dire che sono avvezza ad esternare quello che penso (e che sento)!
      se, poi, riesce, ne sono lieta.

      grazie di cuore

  2. Un arpeggio delicato e attento alle sfumature, questo ritratto che Angela Greco rende a “Stanze del nord” di Federica Galetto. L’ho letto davvero con grande piacere, incontrando mie stesse sensazioni nei confronti della poetica di Federica. Una felice definizione d’atmosfera, per queste stanze che vanno sicuramente lette tutte. Un saluto…

    Doris

    1. grazie per il passaggio in questi luoghi e per le parole che riempiono di gioia e dalle quali traspare senza ombre anche tutta l’emozione! un carissimo saluto ricambiato con affetto

    1. grazie Mirta del tuo esserci, qui, tra gli amici che condividono le loro parole e le loro emozioni! la gioia per me non può che essere grande nell’avervi tutti accanto!

  3. Avevo scritto un commento interminabile, forse il più lungo che abbia mai scritto…si vede che la chiavetta si è stufata e si è disconnessa…E allora diciamo che basta il pensiero.
    Ciao.

    1. *
      ahahaha!! questa è bella!! sicuro che non sia stato tu a ‘stufarti’ di così tanta lettura ;-)? comunque hai ragione…ci sono pensieri che valgono molto. come le persone. grazie!

  4. In realtà ci sono rimasto male, ho cercato di recuperarlo attraverso la cronologia, quel commento, ma non ci sono riuscito…

    1. *
      un giorno tornerà alla mente e alla tastiera :-D! intanto grazie per essere passato ancora….ci sono presenze anche immateriali che recano gioia per il solo fatto di poterle leggere…

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