da Poesia che mi guardi di Antonia Pozzi

foto-ap-monti-intera1

 

Bellezza

Ti do me stessa,
le mie notti insonni,
i lunghi sorsi
di cielo e stelle – bevuti
sulle montagne,
la brezza dei mari percorsi
verso albe remote.

Ti do me stessa,
il sole vergine dei miei mattini
su favolose rive
tra superstiti colonne
e ulivi e spighe.

Ti do me stessa,
i meriggi
sul ciglio delle cascate,
i tramonti
ai piedi delle statue, sulle colline,
fra tronchi di cipressi animati
di nidi –

E tu accogli la mia meraviglia
di creatura,
il mio tremito di stelo
vivo nel cerchio
degli orizzonti,
piegato al vento
limpido – della bellezza:
e tu lascia ch’io guardi questi occhi
che Dio ti ha dati,
così densi di cielo –
profondi come secoli di luce
inabissati al di là
delle vette –

(4 dicembre 1934)

*

Un destino

Lumi e capanne
ai bivi
chiamarono i compagni.

A te resta
questa che il vento ti disvela
pallida strada nella notte:
alla tua sete
la precipite acqua dei torrenti,
alla persona stanca
l’erba dei pascoli che si rinnova
nello spazio di un sonno.

In un suo fuoco assorto
ciascuno degli umani
ad un’unica vita si abbandona.

Ma sul lento
tuo andar di fiume che non trova foce,
l’argenteo lume di infinite
vite – delle libere stelle
ora trema:
e se nessuna porta
s’apre alla tua fatica,
se ridato
t’è ad ogni passo il peso del tuo volto,
se è tua
questa che è più di un dolore
gioia di continuare sola
nel limpido deserto dei tuoi monti

ora accetti
d’esser poeta.

(13 febbraio 1935)

.

http://www.antoniapozzi.it/

4 pensieri su “da Poesia che mi guardi di Antonia Pozzi

    1. Caro Giuseppe, le tue parole toccano una questione su cui spesso mi soffermo e che ogni volta realizza la stessa risposta, ovvero la mia mancata comprensione per taluni gesti estremi. Sono certa che sarebbe sbocciata non solo la Poesia in un animo simile, ma molto altro; purtoppo lei, in primis, non ha creduto nel domani che si è preclusa. E anche contestualizzando il periodo atorico e la vita, leggendo le biografie di alcuni poeti, non riesco ad essere accondiscendente sui loro gesti finali. Quel “male di vivere” lo abbiamo incontrato spesso tutti, ma alcuni non hanno saputo andare oltre.

      un abbraccio carissimo

  1. Amare la natura, vederla con gli occhi di un Poeta e berla nell’anima come un dono stupendo e poi decidere che non ne vale la pena di vedere ancora.
    E’ l’estrema la sensibilità che lacera l’anima di Antonia e un male che ragione non ha.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.