da La terra e la morte di Cesare Pavese

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Vladimir Kush – Anticipation of nights shelter

 

Terra rossa terra nera,

tu vieni dal mare,

dal verde riarso,

dove sono parole

antiche e fatica sanguigna

e gerani tra i sassi –

non sai quanto porti

di mare parole e fatica,

tu ricca come un ricordo,

come la brulla campagna,

tu dura e dolcissima

parola, antica per sangue

raccolto negli occhi;

giovane, come un frutto

che è ricordo e stagione –

il tuo fiato riposa

sotto il cielo d’agosto,

le olive del tuo sguardo

addolciscono il mare,

e tu vivi rivivi

senza stupire, certa

come la terra, buia

come la terra, frantoio

di stagioni e di sogni

che alla luna si scopre

antichissimo, come

le mani di tua madre,

la conca del braciere.

[27 ottobre 1945]

*

(Cesare Pavese, Poesie – Einaudi)

2 pensieri su “da La terra e la morte di Cesare Pavese

  1. bella citazione… non è il Pavese poeta migliore (che per me è eccelso come narratore, bravo come poeta), ma è lui, efficace, terreno, passionale. Poeticamente “Lavorare stanca” è inarrivabile…

    1. Grazie per la delucidazione…ma sono dell’avviso che a volte una poesia piace o meno, perché giunge a toccarci o a non farlo, perché nei suoi versi ci identifichiamo, perché ci riconosciamo. E per me ben meno vale che sia questa eccelsa o poeticamente meno valida, mi “raggiunge”, mi “tocca” e a me basta. Anche perché non siamo tutti addetti del mestiere… 😛

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