La Pop Art, seconda parte – a cura di Costantino Piazza

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Tom Wesselmann, Big blonde with choker

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La Pop Art ha avuto massima diffusione soprattutto negli anni Sessanta, gli anni del consumismo estremo, ma soprattutto delle contestazioni e delle rivoluzioni studentesche; per gli artisti di questo movimento, la società dei consumi con i suoi marchi “cult” della Coca Cola o della Esso – testimonianza del boom economico di quegli anni – è una grandissima fonte di ispirazione.

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Andy Warhol, Marilyn Monroe

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Oggetti di uso quotidiano e merci brillano accanto alle icone dello star system cinematografico e musicale: Andy Wahrol, ad esempio, rende protagonisti detersivi, zuppe in lattina, bibite in bottiglia e divi del cinema e dello spettacolo. Emblematica diventa l’immagine di Marilyn Monroe ripetuta infinite volte con continue varianti di colore, che fa sembrare l’attrice sempre uguale e sempre diversa al contempo tanto da trasformarla da persona, a simbolo fermo nel tempo con il suo accattivante sorriso. Egli utilizza quasi sempre un ingrandimento fotografico, poi serigrafato su tela, stendendo raramente del colore sintetico sul supporto e, ripetendone l’immagine, la priva di qualsiasi significato estetico-morale, denunciando in questo modo il degrado della società americana.

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Jasper Johns, Flag

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Anticipatori della Pop Art sono considerati gli artisti Robert Rauschemberg e Jasper Johns, che attuano il recupero dell’immagine, superando così la pittura gestuale dell’Espressionismo astratto. Essi realizzano i primi “Combine-Painting”, ovvero quadri realizzati combinando materiali disparati e oggetti-simbolo della società di massa.

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Roy Lichtenstein, M-maybe (1965)

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Roy Lichtenstein invece, trae ispirazione dai fumetti, non tenuti in considerazione dagli intellettuali del tempo: l’artista riproduce in modo meticoloso il “retino” tipografico, ingrandendo una vignetta e isolandola dal suo contesto; disegna a mano i puntini colorati e utilizza una spessa linea di contorno, conferendo all’opera unicità e grande valore artistico. I personaggi dei fumetti, vengono equiparati a tante celebrità e fungono da mezzo d’unione tra la cultura d’elite e quella popolare, dando vita ad opere di straordinaria forza comunicativa.

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Claes Oldenburg, Floor burger – 1962
(museums photos spread MOMA)

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Si rivolge principalmente al consumismo in materia di cibo, Claes Oldenburg, che realizza enormi sculture in gesso dipinto, raffiguranti gelati, hot dog e quant’altro richiami l’ipernutrita popolazione americana.

Jim Dine Nine Views of Winter #9
Jim Dine, Nine Views of Winter #9

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Artista poliedrico, invece, Jim Dine, che si è affermato come uno dei più importanti esponenti della Pop Art, perché non si è mai accontentato di riprodurre su tela gli oggetti, ma ha cercato di dare un significato emotivo, quindi poetico, a quegli stessi oggetti freddi a cui si era ispirato tutto il movimento; egli fu pioniere del “Performances” e degli “Happenings”.

Peter Blake Sources of Pop Art V
Peter Blake, Sources of Pop Art V

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Da ricordare, invece, per originalità e progettualità David Hockney, Niki Saint Phalle, Peter Blake e Chirsto. Interessantissima la consuetudine di molti artisti Pop di rielaborare il passato, cercando codici espressivi nuovi: alcuni dipinti del passato, appunto, vengono  rivisitati in chiave ironica così da demistificare la sacralità dell’oggetto artistico. In quest’ottica si pone anche la rappresentazione del corpo femminile, spesso privato di identità, che viene riprodotto, trascurandone volutamente i tratti del volto e mettendo in evidenza la riposta della Pop Art alla società dei consumi, che considera la donna una merce come le altre (da citare a riguardo l’operato di Tom Wesselmann).

Fioroni Giosetta - Gli involucri 1966
Giosetta Fioroni – Gli involucri (1966)

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Da sottolineare è anche la Pop Art italiana, considerata sempre una specie di surrogato di quella inglese e americana, laddove, invece, il tempo ha dimostrato che alcuni artisti, come Mario Schifano, Giosetta Fioroni e Franco Angeli, erano stati capaci di realizzare capolavori che hanno poi conferito alla nostra Pop Art una caratteristica di assoluta riconoscibilità.

Mario Schifano Coca-Cola
Mario Schifano, Coca-Cola

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La Pop art, quindi, un’Arte, ironica, critica, provocatoria che ha influenzato l’immaginario collettivo del suo tempo e nel tempo stesso e che ancora oggi è oggetto di interesse; un movimento, che ha inciso profondamente sulla Cultura, il Costume e la Storia dell’Arte di tutto il mondo occidentale. 

[Costantino Piazza]

Claes Oldenburg
opera di Claes Oldenburg
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5 thoughts on “La Pop Art, seconda parte – a cura di Costantino Piazza

  1. che strano quando un periodo artistico comincia a riguardarti nel tempo e lo ricordi più che scoprirlo, nel prossimo forse ne farai parte contribuendone alla moda e al pensiero.
    Alla prossima, e grazie.

    1. e, perché no??
      grazie Romeo anche a nome di Costantino, che in questi giorni sta aspettando il tecnico per l’adsl e solo per questo motivo tarderà a passare da questi luoghi. Un abbraccio e…alla prossima!!!

  2. Mai banale il testo, anzi sempre capace di suscitare nuove, forti curiosità ed emozioni. Eccellente tanto la scelta sequenziale delle immagini delle opere quanto quella delle opere stesse, le quali, prese singolarmente, aprono – ciascuna per sé – un mondo di emozioni e di riflessioni.
    Un lavoro davvero splendido nella sua semplicità apparente — e simultaneamente necessario.

    1. grazie Antonino!
      il testo è sempre opera della professionalità di Costantino Piazza, addetto del mestiere e artista, mentre la sequenza delle immagini è opera mia…e se riesce bene il tutto è perché vi è buona collaborazione e giusta sinergia lavorativa. grazie per l’attenzione!!

  3. Ciao Romeo, il ricordo è il primo passo verso la scoperta, la scoperta ci stimola culturalmente e automaticamente ci fa diventare parte attiva del contesto, facendoci crescere individualmente e permettendoci di contribuire anche ad una crescita collettiva. Grazie Antonino per il tuo commento lusinghiero. Non c’è niente di più complesso della semplicità, che va sempre oltre l’apparenza. In questo caso, tutto diventa semplice vista l’empatia culturale creatasi da qualche mese con Angela Greco che dimostra grande capacità di calibrare i suoi interventi. Una sinergia collaborativa che sono convinto possa portare a originali risultati di comunicazione culturale.

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