L’Arte Informale (a cura di Costantino Piazza)

opera di  Antoni Tapies
opera di Antoni Tapies

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Contemporaneamente alla Scuola di New York, di cui abbiamo parlato nel precedente incontro, si sviluppa il movimento informale, in cui si raccolgono tutte le tendenze artistiche, a volte anche contrapposte, del periodo. La caratteristica dell’arte informale è di essere contraria a qualsiasi forma, cioè a tutto quel che ha un contorno, con il quale un oggetto o un organismo si differenzia dalla realtà circostante. Molto spesso si confonde l’arte informale con quella astratta: quest’ultima si  differenzia dalla prima, perché non si costruisce per organizzazione di forme (in particolare nell’astrattismo geometrico) e, pur differenziandosi, al contempo è completamento dell’informale stessa. L’arte informale si pone in polemica con qualsiasi forma, sia figurativa che astratta, ed è da considerarsi matrice fondamentale di tutta l’espressione artistica contemporanea. L’evento artistico si esaurisce nell’atto stesso della creazione. Il gesto viene enfatizzato e la materia diventa protagonista, esprimendo al massimo l’energia creativa dell’artista.

Lucio Fontana
Lucio Fontana

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Una concezione dell’arte, ironica e provocatoria, che mette in evidenza il disagio esistenziale degli artisti di fronte agli orrori della seconda guerra mondiale e l’incomunicabilità della loro arte. Gli eventi finali del conflitto mondiale avevano creato una terribile crisi di valori e di identità ed in particolare i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, imponendo un rapporto politico, economico e culturale con il vecchio continente, resero il fenomeno non circoscritto soltanto all’ Europa, ma esteso anche agli Stati Uniti e al Giappone.

Lucio Fontana Concetto spaziale. La fine di Dio 1963
Lucio Fontana
Concetto spaziale. La fine di Dio (1963)

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Si tende a suddividere l’informale in “gestuale”  e “materico”, ai quali sono da aggiungere due importanti segmenti, lo “spazialismo” e la “pittura segnica”. Nell’informale gestuale vi è alla base la poetica del gesto, fulmineo e anche violentemente espresso sulla tela: l’artista si affida all’istinto motorio, realizzando pennellate energiche in una sequenza di gesti. È una pittura che non nasce da un progetto pensato in precedenza, ma dalla liberazione di energie interiori e irrazionali. L’enfatizzazione del gesto è un elemento comune a quasi tutte le opere degli artisti informali.

Fautrier Jean - Whirls olio su carta applicata su tela (coll.privata)
Fautrier Jean – Whirls
olio su carta applicata su tela (coll.privata)

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L’informale materico nasce con l’action painting di Pollock, anche se protagonista ne è il pittore francese Jean Fautrier. Si evidenziano, inoltre, il francese Jean Dubuffet, lo spagnolo Antoni Tapies e l’italiano Alberto Burri in particolare, che propone opere di singolare forza espressiva, ricorrendo a materiali poveri, come legni bruciati, vecchi sacchi di juta, lamiere, plastica, ecc..

Alberto Burri - Sacco (1953)
Alberto Burri – Sacco (1953)

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Lo spazialismo ruota intorno a Lucio Fontana e Marc Rothko: le loro opere suggeriscono effetti spaziali inediti, ricorrendo a buchi, tagli o attraverso stesure di colori con sottili variazioni tonali, suscitando atmosfere non terrene, che vanno al di là dello spazio percettivo naturale.

Giuseppe Capogrossi - Superficie 56
Giuseppe Capogrossi – Superficie 56

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Nella pittura segnica, invece, la forma tende a trasformarsi in segno, cioè in un elemento grafico con tendenza a costruire nuovi alfabeti visivi in cui è evidente la componente calligrafica. In questo ambito sono da citare: l’italiano Giuseppe Capogrossi, il francese George Mathieu e i tedeschi  Wols (Wolfgang Schultze) e Hans Hartung.

Wols - le-tourbillon-1947
Wols – Le tourbillon (1947)

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I quadri informali rappresentano un universo caotico senza alcun ordine razionale; testimonianze dell’essere e dell’agire legate profondamente alle filosofie esistenziali di quegli anni, pregne di visione pessimistica sulla possibilità degli uomini di realizzarsi nel mondo. Uno dei grandi fascini di quest’arte è che il risultato estetico non risiede nell’opera, ma nel vedere l’artista all’opera.

omaggio a Jackson Pollok - PHOTOGRAPH 1999 ESTATE OF HANS NAMUTH COURTESY POLLOCK-KRASNER HOUSE
Omaggio a Jackson Pollok – photograph 1999
estate of Hans Namuth courtesy Pollok-Krasner House

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 Arrivederci a venerdì prossimo.

[ Costantino Piazza]

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