Mattina al Caffè Greco di Alfonso Gatto

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“Caffè Greco” (1976) di Renato Guttuso

.

Le mummie del caffè sono rimaste

a specchiarsi nei vetri, il giorno passa

dai cavalli d’un tempo, dalle caste

fanciulle allontanate nei capelli

alle nere vetrine, a questa cassa

ch’entra ed esce da sé sui campanelli

squillanti delle somme, c’è un riflesso

veloce di riflessi e tutto è fermo

sconsolato nell’essere se stesso.

Il ricordo e l’oblio, un sole infermo

e l’eclisse che torna sulle lane

cadenti dei sepolcri, sulle vane

canizie di De Chirico dal bieco

sguardo fuggente agli ospiti del Greco.

Vorresti, tenerezza intenerita,

con la testa svogliata sopra il marmo

questo labile suono della vita

e nel silenzio l’oro dei cipressi

dipinti sulla tela, il fiume, l’armo

dei canottieri in ghingheri, gli stessi

di sempre, la panchina della nonna.

Un riso irrefrenabile di donna

che gorgheggia il suo riso, ma sparita

col suo serpente lucido di pelo.

E De Chirico stira il suo panciotto,

s’alza in piedi, ripassa la sua mano

sapiente sui capelli, sembra ghiotto

della sua bocca vuota, è già lontano.

Dalle vetrate s’indovina il cielo.

– Da DESINENZE –

6 pensieri su “Mattina al Caffè Greco di Alfonso Gatto

  1. “Dalle vetrate s’indovina il cielo.”
    ché si è troppo occupati dal sé, dall’apparire per gli altri, per accorgersi del cielo…un dono, questa poesia, preziosissimo per me.

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