Una visita ed un incontro a Palazzo Abatellis di Palermo – sassi d’arte

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Lungo la grande arteria della via Alloro in Palermo sorse Palazzo Abatellis per volere del ricco mercante Francesco Abatellis, che nel 1490 ne affidò la realizzazione all’architetto siciliano Matteo Carnilivari, destinandolo a luogo “di delizie” per sé e per l’amata sposa Eleonora Soler, come si legge in una delle lapidi affiancate al portale d’ingresso.

Nel 1526, estinti senza eredi gli Abatellis, il palazzo e i suoi giardini passarono in legato alle monache domenicane che lo destinarono a convento mantenendone il possesso fino all’esproprio dei beni delle congregazioni religiose nel 1866. Nel 1943 i bombardamenti americani su Palermo causarono notevoli danni al palazzo. L’edificio quattrocentesco è in pianta un quadrato quasi perfetto con corte centrale; le sue forme strutturali e decorative sono connotate dalla cifra stilistica di Matteo Carnilivari: una raffinata sintesi tra l’architettura tardogotica e lo spirito rinascimentale. Nel tempo le monache domenicane realizzarono diverse aggiunte e modifiche e anche la parte originaria subì alterazioni poi rimosse dai restauri post bellici. Attualmente il Palazzo mantiene inalterato l’allestimento nelle grandi e ariose soluzioni spaziali come nei dettagli – vetrine, supporti e colori – creato da Carlo Scarpa negli anni ’50 del secolo scorso, quando gli venne affidata la progettazione degli spazi espositivi in occasione della mostra su Antonello da Messina (1953) e l’inaugurazione a Palermo della Galleria Nazionale di Palazzo Abatellis (1954).

Scarpa volle esaltare il valore delle opere e la loro forza comunicativa isolandole in ampi spazi che creano intorno un’aura di silenzio e raccoglimento, in ciò evidenziando anche i caratteri architettonici e decorativi del palazzo. In quest’ottica si colloca nell’omonima piccola e raccolta sala decima (X) una delle opere più importanti dell’intera collezione museale, l’Annunciata di Palermo, opera rinascimentale del pittore Antonello da Messina. (Testo tratto e adattato dall’opuscolo esplicativo a cura della Regione Sicilia su Palazzo Abatellis).

Altre fonti: www.regione.sicilia.it/beniculturali/palazzoabatellis/home.htm

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L’Annunciata di Palermo di Antonello da Messina,

 olio su tavola (45×34,5 cm) realizzato intorno al 1476 e conservato a palazzo Abatellis a Palermo

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“La Vergine è colta nel momento in cui l’angelo se n’è appena andato (oppure nel momento dell’interrogazione). Dalla sagoma, quasi piramidale, del manto emerge il perfetto ovale del volto e l’asse della composizione è dato dalla verticale che va dalla piega dello scollo all’angolo leggio, ove vengono narrate le profezie che le stanno accadendo; al contrario il lento girare della figura e il gesto della mano, probabilmente posta in segno di benedizione, ma anche di sconvolgimento, danno movimento alla composizione.

La posa è di tre quarti, lo sfondo scuro e la rappresentazione essenziale derivano dai modelli fiamminghi, in particolare da Petrus Christus che forse Antonello conobbe direttamente in Italia. La luce è radente ed illumina l’effigie come se si affacciasse da una nicchia, facendo emergere gradualmente i lineamenti e le sensazioni del personaggio. L’uso dei colori ad olio permette poi un’acuta definizione della luce, con morbidissimi passaggi tonali, che riescono a restituire la diversa consistenza dei materiali. L’opera rappresenta uno dei traguardi fondamentali della pittura rinascimentale italiana. La purezza formale, lo sguardo magnetico e la mano sospesa in una dimensione astratta ne fanno un capolavoro.”

“Antonello da Messina mette in scena un’annunciazione senza l’angelo annunciatore. O meglio, non lo si vede, ma la sua presenza è percepibile da alcuni segni: la luce quasi metafisica che illumina il volto di Maria, la mano che stringe il manto, gesto dettato dal timore per l’improvvisa apparizione, lo sguardo attento che la Vergine gli rivolge ruotando impercettibilmente le spalle verso di lui, la pagina del libro mossa da un soffio di vento. (dal web)

* * *

Quasi s’affaccia l’Annunciata dal suo luogo di vissuto, stagliandosi da quello sfondo scuro che impreziosisce l’azzurro manto come di mare che lì, fluisce poco lontano dalla sua stanza…Le sue mani, il movimento reale che di esse si coglie, sembrano invitarti a rallentare il passo e lo sguardo, come stesse accadendo a lei e all’osservatore qualcosa di inesprimibile a parole. Ed è, infatti, silenzio di meraviglia quello che stupisce il visitatore di Palazzo Abatellis appena approda dalla riva del giorno alla piccola sala decima dove l’Annunciata aspetta, lungo la diagonale della sala, sotto la luce e sotto la sua luce, la luce particolare di un fascino non semplice da esplicitare. Ed ancora, è l’azzurro che coinvolge emotivamente, nel richiamo di una forma triangolare che senza altro dire è già sintesi della centralità cristiana che in lei ha avuto compimento. Rapiti si è tentati di cogliere quel gesto ineffabile che Ella accenna, con quella sua mano che sembra davvero estroflettersi verso un indefinito oltre la pittura, che poi, altro non è che il nostro intimo sentire, stabilendo un legame personalissimo tra l’opera e il visitatore.

(Angela Greco)

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One thought on “Una visita ed un incontro a Palazzo Abatellis di Palermo – sassi d’arte

  1. Quasi s’affaccia l’Annunciata dal suo luogo di vissuto, stagliandosi da quello sfondo scuro che impreziosisce l’azzurro manto come di mare che lì, fluisce poco lontano dalla sua stanza…Le sue mani, il movimento reale che di esse si coglie, sembrano invitarti a rallentare il passo e lo sguardo, come stesse accadendo a lei e all’osservatore qualcosa di inesprimibile a parole. Ed è, infatti, silenzio di meraviglia quello che stupisce il visitatore di Palazzo Abatellis appena approda dalla riva del giorno alla piccola sala decima dove l’Annunciata aspetta, lungo la diagonale della sala, sotto la luce e sotto la sua luce, la luce particolare di un fascino non semplice da esplicitare. Ed ancora, è l’azzurro che coinvolge emotivamente, nel richiamo di una forma triangolare che senza altro dire è già sintesi della centralità cristiana che in lei ha avuto compimento. Rapiti si è tentati di cogliere quel gesto ineffabile che Ella accenna, con quella sua mano che sembra davvero estroflettersi verso un indefinito oltre la pittura, che poi, altro non è che il nostro intimo sentire, stabilendo un legame personalissimo tra l’opera e il visitatore.

    Ho avuto la fortuna di vivere l’emozione di quest’opera di Antonello da Messina l’ultima domenica di questo agosto appena trascorso, nonostante fosse domenica e il Museo dovesse fare i conti, assurdi, con il taglio dei fondi e quindi del personale.Una violenza concreta alla sensibilità dei visitatori che, giunti fin lì, non potevano visionare l’intero complesso e arricchirsi come è giusto che sia, pagando – passatemi la metafora amara – il caro prezzo imposto da un sistema lieto di coltivare ignoranza…così accolsi lo sfogo dei pochi addetti che quella mattina gestivano (in tre) uno dei musei più importanti d’Italia, non potendo fare altro che scriverne e far conoscere…

    (Angela Greco)

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