Il Graffitismo – prima parte (arte in presa diretta a cura di Costantino Piazza)

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Dai “tags” ai suoi coinvolgimenti socio-politici

Alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, nei quartieri degradati del South Bronx, nasce il “Graffitismo”, la cui creatività, all’inizio, si basava sulla moda di lasciare una scritta a mo’ di firma (tag); una scritta semplice con un contorno di lettere. Queste “tags” si svilupparono principalmente nelle metropolitane, laddove transitavano un numero considerevole di persone e venivano scelti anche spazi vuoti, abbandonati nel degrado urbano. Il popolo dei graffitisti, artisti anonimi, era formato prevalentemente da etnie nere e ispano-americane. Verso la fine degli anni Settanta queste scritte iniziarono ad essere realizzate sui muri, i tratti diventarono più complessi e articolati, diventando una modalità espressiva con connotazioni spesso aggressive, in contrapposizione all’oggettività dello stile dei bianchi. Cominciarono ad essere aggiunte immagini, slogan politici, frasi erotiche e con l’uso anche di bombolette spray diedero vita ai più disparati intrecci di forme d’arte. I turisti europei restarono colpiti da questo movimento e lo importarono anche in Europa: a Parigi, i graffiti arrivarono grazie, anche, ai concerti di musica rap, negli anni Ottanta, diventando simbolo di libertà espressiva e trasgressione.

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 Questi “graffiti” diventano così anche un messaggio per esprimere opinioni politiche, oltre al malcontento e ai disagi che la società dei consumi aveva creato: un moto di rivolta del sottoproletariato delle grandi metropoli, una contestazione contro i finti valori dell’opulenta società del tempo, diventando in tal modo un movimento di rilevanza mondiale. I graffiti, ben presto, assumono l’aspetto di un’emergenza per le maggiori capitali del mondo, che ogni anno si vedono costrette a destinare svariati miliardi per ripulire strade e metro. A questo punto il dilemma: considerarli arte o crimine? Inizialmente criminalizzati, ai graffiti pian piano viene riconosciuto il loro valore artistico. Furono così destinati loro muri appositi, insieme con autorizzazioni a dipingere vagoni ferroviari e in qualche museo iniziarono ad essere esposte immagini e tele dei graffitisti più famosi.

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In Italia, con la diffusione della cultura hip hop negli anni ‘80 e ‘90 del Novecento e tramite il movimento studentesco “Pantera”, il graffitismo venne trasportato nei centri sociali, dove venne privilegiato il messaggio, rispetto a un discorso più prettamente artistico. La cultura pop e i graffiti, diventarono materia d’esami nelle università, vennero organizzate esposizioni dal vivo dei più bravi graffitisti. In Europa, comunque, fu concretizzato un graffitismo diverso, più politico, di protesta e quello di stile newyorkese rimase relegato nelle metro. Passato il decennio dell’immagine, i discorsi iconici realizzati con i mezzi tradizionali (spray – vernici – acrilici – aerografi ecc.) ritornarono ad essere un fenomeno mediatico, sociologico, non più artistico.

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 Nel prossimo incontro in un approfondimento verrà conferito il giusto riconoscimento ai due artisti più rappresentativi di questa arte alternativa; parleremo di Keith Haring e Jeam Michel Basquiat, due vite-simbolo di quella cultura urbana.

[Costantino Piazza]

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4 thoughts on “Il Graffitismo – prima parte (arte in presa diretta a cura di Costantino Piazza)

  1. Grazie, Costantino, per questo compatto ma ricco excursus storico, politico, psicosociale e artistico del graffitismo, che peraltro ormai da anni impera in Europa e in Italia e – pur lasciando intravedere le sue radici originarie – si arricchisce sempre di più di mezzi espressivi nuovi interagendo con le altre forme dell’arte visiva e con le altre arti in generale, dalla poesia di strada al romanzo, dall’architettura alla musica. Come succede appunto alle arti, vista l’ondata nichilista e mercificante da cui oggi l’intera società è sommersa, anche il graffitismo rischia di venir trasformato in mero fenomeno e oggetto di consumo e moda. Di fronte a questo, credo che l’artista – quale che sia la sua arte – non possa evitare di opporsi, di combattere, di resistere con tutte le le sue forze al tanto diffuso tentativo di omologazione che lo investe e lo impegna anche come essere umano. E questo riguarda anche noi, che qui, sul Sasso nello Stagno, abitualmente discutiamo e interagiamo. Per questa possibilità di dialogo e di confronto ancora un grazie, tanto ad Angela, per la passione con cui coltiva questo prezioso luogo, quanto a Costantino, per questi suoi stimolanti appuntamenti con l’Arte (stavolta con la maiuscola).

  2. Romeo, ti ringrazio per la tua presenza costante in questo luogo. Aver interessato una persona della tua rara sensibilità, per me è motivo di grande soddisfazione. Alcuni fenomeni Artistici vengono spesso sottovalutati perchè non vengono colti come segnali che si possono trasformare in anticipazioni di eventi incisivi che coinvolgono successivamente in maniera globale il vivere quotidiano.

  3. Antonino, i tuoi commenti sono sempre una conferma per me di come sai cogliere i sottili intenti dei miei interventi in questa rubrica. Sono convinto che quando capiterà di incontrarci, basterà guardarci negli occhi per dirci che bisogna andare culturalmente in una nuova direzione.

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