Il graffitismo – seconda parte (a cura di Costantino Piazza)

murales

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Michel Basquiat e Keith Haring

Partito da semplici firme (tags) di artisti anonimi, il Graffitismo attraverso l’opera di Jean Michel Basquiat e Keith Haring – due geni assoluti prematuramente scomparsi negli anni Novanta – ha raggiunto livelli artistici elevati, fornendo impulsi e nuove idee a tutta l’arte di fine secolo e a quella dei nostri giorni.

Jean-michel-basquiat1
Jean Michel Basquiat

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Nel vivace e confuso contesto artistico statunitense,  Basquiat (1960/1988), rimane legato particolarmente al graffitismo metropolitano, anche se le sue opere rimandano all’Arte infantile, all’Art brut, ai Fauves e all’arte primitiva per il suo automatismo. Un’arte spontanea non mediata da filtri culturali o estetici, che riprende anche l’impulso creativo della violenza del segno e del gesto; uno sviluppo caotico di linee che tendono a smarrire ogni definizione della struttura.

Mona Lisa Basquiat
J.M.Basquiat – Mona Lisa

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L’artista sembra ricercare punti fermi, equilibri e rapporti, armonie e ritmi, che sono le costanti attraverso le quali recuperare la forma e identificarne i nuovi valori. La sua opera va accostata ad una visione carica di contraddizioni che tendono ad esprimere la drammatica e crudele realtà; opera, che risente anche dell’influenza cubista, surrealista e delle espressioni di artisti come J. Dubuffet, W. De Kooning, Gy Trowmbly e Pollock per il vigore gestuale del segno.

Michel Basquiat -
opera di Michel Basquiat

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Nonostante la sua breve esistenza, Basquiat ha ottenuto ampi consensi dalla critica internazionale, conquistando fama in Europa, dove ha partecipato ad importanti eventi svoltisi nel nostro continente (Biennale di Venezia, Triennale di Milano e Documenta di Kassel). Rientrato negli U.S.A. fu sostenuto da Andy Warhol con il quale allestì una mostra – che può essere definita “mitica” – di quadri realizzati insieme, a New York.

Keith-Haring
Keith Haring

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 Altra personalità è, invece, quella di Keith Haring (1958/1990), anche lui profeta internazionale del graffitismo. Dopo aver frequentato la Visual Art di New York, iniziò la sua carriera dipingendo, con spray e gessetti, gli spazi vuoti delle affissioni nella subway newyorkese; rapidamente raccolse ampi consensi di critica e pubblico e, conseguentemente, si interessarono dei suoi lavori anche i mercanti d’arte. La sua forma grafica richiamava il fumetto, il cartone animato e gli idoli aztechi: creò una forma di omuncolo-pupazzo, munito di un’aureola di raggi, contorto e mutante, definito “radiant boy”. Anche Haring partecipò a importantissimi eventi e la sua fama si estese anche nel vecchio continente.

Keith Haring, Untitled, 1982 – coll. Salama bint Hamdan Al Nahyan, Abu Dhabi – © Keith Haring Foundation
Keith Haring, Untitled, 1982- © Keith Haring Foundation
coll. Salama bint Hamdan Al Nahyan, Abu Dhabi –

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Sperimentò la body art e nel corso degli anni Ottanta del secolo scorso, realizzò, tra l’altro, grandi murales, tra cui una catena di figure umane incatenate, rosse e nere su uno sfondo giallo, riproponendo così i tre colori delle due bandiere tedesche. Disegna decorazione di negozi (Fiorucci), orologi (Swatch); ha l’idea di aprire una catena di punti vendita (Pop shops) e attraverso la vendita di magliette e oggetti, ironizza la questione della comunicazione dell’Arte, riuscendo indirettamente a contestare, con molta efficacia, questo sistema. Realizza una videografia del graffitismo in cui compaiono anche artisti della Pop Art, quali J. Johns, A. Warhol e R. Liechtenstein. Artista geniale e poliedrico, ha saputo interpretare il momento sociale dell’Arte, combattendo il mercato con le sue stesse armi, ovvero sfruttandolo, nel proprio interesse.

Keith-Haring Tuttomondo, Pisa
Keith Haring Tuttomondo, Pisa
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5 thoughts on “Il graffitismo – seconda parte (a cura di Costantino Piazza)

  1. Ci si può avvicinare ancor di più, ma adesso dobbiamo andare a vedere i nostri amici artisti (quelli veri) dal vivo. Spero che almeno siamo riusciti nell’intento di aiutarvi a riconoscerli. Ho voluto fare una breve carrellata sull’arte dell’ultimo secolo, una scelta voluta per dare la possibilità anche ai non addetti ai lavori di apprezzare l’arte con la A maiuscola, quella storicizzata. E’ mia intenzione infatti ripartire dall’inizio, fin dalle pitture rupestri e fare una gita intorno all’arte, sperando di poterci emozionare insieme. Un caro saluto a te Romeo e a tutti gli amici che ci seguono con affetto. 🙂

  2. Di un cammino, come di un percorso, si diviene parte effettiva, seguendolo, partecipando con la gioia di esserci e di trovarsi. Per Il sasso nello stagno questa rubrica è diventata un luogo nel luogo per scambiarsi pareri ed emozioni; ed in questa ottica, Romeo carissimo, sono contenta della tua presenza nell’arte che Costantino propone e segue e cura con tanta professionale passione. Perché – a volte – lasciare “un segno”, foss’anche una parola, dimostra tanto!

    grazie di cuore

  3. Quel che Romeo nota, e il suo punto di domanda in chiusa: ovvero il camminare proprio vicino, e il chiedersi dove andiamo, è a un tempo constatazione e domanda caratteristica di ogni conoscenza e di ogni umano vivere: duplicità intrinseca tanto alla filosofia, quanto all’arte in ogni sua forma, radice di ogni ricerca, di ogni aspirazione alla scoperta e alla significazione di ciò che siamo e di ciò a cui aspiriamo.
    Ma mi fermo subito prima di scivolare verso una vuota generalizzazione delle cose.
    Credo che questa seconda parte sul graffitismo, come sempre coinvolgente, precisa, sintetica e preziosa (grazie a Costantino per questo) somigli anche a un congedo, e non solo dal graffitismo stesso (vicenda peraltro nient’affatto conclusa, e che camminerà con noi e aldi là di noi), ma il congedo da un percorso concluso e la premessa – promessa di un altro, per strade, modi, vicende inevitabilmente diverse. Verso questa avventura seguiremo il Sasso nello stagno negli sviluppi propostici da Angela e attraverso le forme e i modi che la rubrica artistica tenuta qui da Costantino vorrà generosamente disporre per noi lettori.

    Antonino

  4. Si diceva, ricominciare non vuol dire tornare indietro, anzi adesso è l’inizio ufficiale di questa bella avventura. Un viaggio verso l’arte che parte dalla protostoria e ci porterà ai nostri giorni. Ho volutamente parlato dell’ultimo secolo con un taglio esplicativo sintetico e semplice con l’obiettivo di attraversare il periodo più vicino a noi con rilassatezza, poichè per mia esperienza personale ho potuto constatare un grande imbarazzo da parte di molti nell’accostarsi a questi argomenti e mi preoccupava il fatto che non mi seguiste quel tanto che bastava per aprire uno spiraglio verso quest’arte che dopo la musica è riconosciuta come la più grande. Ricominciare dalla preistoria significa cominciare dalla semplicità e dalla logica delle espressioni e quindi continuare gradualmente a comprendere sempre più la complessità dell’effetto emotivo dell’arte. Poi vorrei anche evidenziarne alcuni aspetti fino a far si che si possa riconoscere quella vera – di arte – da quella fasulla. Spero di riuscire nel mio intento. Grazie comunque a tutti per l’interesse dimostrato..A venerdì 🙂

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