Palazzo Te: la Camera dei Giganti a Mantova

MantovaPalazzo_Te-entrata
Palazzo Te, Mantova – entrata

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Lontana “un tiro di balestra” dalle mura di Mantova, l’isola del Te era luogo di delizie dei Gonzaga. Federico II, poco più che ventenne, vi fa costruire un palazzo per l'”onesto ozio”, lontano dalle cure dello Stato. A un altro giovane di genio, Giulio Romano, allievo prediletto di Raffaello, è dato di poter tradurre in realtà il sogno del committente. Prende così forma Palazzo Te, esempio tra i più celebrati di villa rinascimentale, giunto pressoché integro sino ai nostri giorni. La sequenza di camere, sale e spazi aperti accoglie il visitatore e lo coinvolge in una suggestiva alternanza di eventi figurati, ora classici ed equilibrati, ora fastosi, ora colmi di travolgente energia. La mutevole intonazione dello stile esalta il dipanarsi delle figurazioni, che illustrano miti e storie lontane, e degli emblemi, che parlano delle glorie di casa Gonzaga o, in maniera più dissimulata, dei sentimenti di Federico.

La loggia d'onore e il ponte sulla peschiera - Palazzo Te -Mantova
Palazzo Te, Mantova – loggia d’onore e il ponte sulla peschiera

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La Camera dei Giganti

E’ l’ambiente più celebre del palazzo, che ancora oggi sorprende il visitatore per la concezione compositiva originale e per la potenza espressa dalle immagini. E’ il solo ambiente in cui non vi sono decorazioni plastiche e in cui la stessa struttura architettonica viene negata e contraddetta dall’efficacia della figurazione pittorica. Giulio Romano concepisce l’esperimento pittorico più ardito della storia dell’arte moderna: nasconde i limiti architettonici dell’ambiente, smussando gli spigoli delle pareti e tra pareti e volta, in modo che la pittura non abbia altro vincolo spaziale da quello della composizione figurata. Lo spettatore entra in una dimensione che è solo quella, totalizzante, dell’invenzione artistica e può compiere il viaggio, nel tempo e nello spazio, impostagli dai parametri del pittore. Vasari, con i suoi scritti, ci informa inoltre che il pavimento era costituito da un mosaico di ciottoli di fiume che proseguivano, dipinti, alla base delle pareti, nella fascia ora rifatta dai restauri settecenteschi. In tale modo era annullato anche lo stacco tra il piano orizzontale e quello verticale e lo spettatore si trovava immerso nell’artificio figurativo.

Sala dei Giganti - Palazzo Te - Mantova
Palazzo Te, Mantova – Camera dei Giganti, particolare di un angolo

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L’artista, padrone della scena, dà vita al mito della Caduta dei Giganti, tratto dalle Metamorfosi di Ovidio, che lottano e rovinano al suolo accanto a noi, coinvolgendoci totalmente. Si narra che i giganti, scellerati abitatori della terra, volessero attentare all’Olimpo, per sostituirsi agli dei. Non potendo accedere direttamente all’impervia montagna sacra, vi accostarono, uno sull’altro, i monti Pelio e Ossa, e iniziarono l’assalto con una scalata. Ma Giove, assistito dagli altri abitatori dell’Olimpo, scagliò i suoi fulmini e scatenò gli elementi sull’enorme montagna dei giganti. Essa rovinò, travolgendo i temerari e crudeli assalitori, che ora sono sepolti dalle immense rocce. Il momento raffigurato è quello della vendetta divina in atto, con le montagne che crollano, i giganti che soccombono, schiacciati dalle pietre, o che cercano fino all’ultimo di porsi in salvo. La rovina dei monti si mischia alla rovina dei palazzi, talché l’architettura dipinta, posta in luogo della reale, appare anch’essa sconvolta.

La caduta dei giganti - Palazzo Te -Mantova
Palazzo Te, Mantova – La caduta dei giganti

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Non vi è particolare in cui l’occhio dello spettatore possa trovare quiete, nemmeno nei bellissimi, vertiginosi paesaggi, squassati dal vento. Solo il trono di Giove, alla sommità irraggiungibile del cielo, riposa in una calma divina.

Sala dei Giganti II- Palazzo Te - Mantova
Palazzo Te, Mantova – l’Olimpo e i suoi abitanti
nella volta della Camera dei Giganti

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Giulio Romano esprime in questa camera un’altissima capacità inventiva e si pone alle frontiere della ricerca figurativa dell’epoca. La lezione di Raffaello è ancora presente, nell’accezione delle ultime Stanze vaticane, ma evolve accogliendo per quanto possibile anche l’esempio possente della volta michelangiolesca della Sistina. L’esplosione di tanta energia, sorretta da grandiosi figurazioni, di una “terribilità” innegabile seppure spinta al grottesco, precorre la drammatica composizione michelangiolesca, appunto, del Giudizio Universale e sorprende, come Giulio sia in grado di comporre, a breve distanza di tempo, cicli di un classicismo colto e misurato (come in altri ambienti di Palazzo Te) e scenografiche deflagrazioni di energia, come in questa sala.

[testo tratto e adattato dalla guida Skira, Palazzo Te a Mantova, a cura di Ugo Bazzotti]

 

3 pensieri su “Palazzo Te: la Camera dei Giganti a Mantova

  1. Giulio Romano, grande e poliedrico artista. Allievo e primo collaboratore di Raffaello. Molto stimato al suo tempo anche come architetto al punto che era stato chiamato per realizzare la fabbrica di S. Pietro. Non potè prendere l’incarico perchè deceduto a soli 47 anni. Questo è quello che ricordo in questo istante. :-). Grazie Angela per il bell’articolo.

  2. Una visita recente, la mia anzi la nostra – con Costantino Piazza e Antonino Caponnetto – a questo gioiello del nostro Rinascimento. Un gioiello, un altro elargito dalla bella Mantova, di cui tener conto e ricordo; la Camera dei Giganti, insieme con la sala degli affreschi dei cavalli, gloria e vanto spagnoli, hanno lasciato in me quel senso di grandezza e di bellezza, che con buona probabilità erano negli intenti di committente e realizzatore dei luoghi.

    Condividere con gli amici in questo luogo è per me gioia e rafforzamento di un legame ormai consolidato di stima e affetto reciproco.

    Grazie a voi!

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