Grecale (Antonino Caponnetto)

Vladimir Pajevic

Rasoi, coltelli, sì?

                                                               Per soli amici!

                                                               E argenti, lapis, labili vernici

                                                               o minimi tesori? Superfici

                                                               dove specchiarsi! Per

                                                               soli nemici.

 

Domani? È l’orizzonte. Avrà un sapore

dolce di rosse labbra mordicchiate

all’ombra luminosa dei giardini

muscosi, sul pietrame, sui gradini

verdognoli nel verde meridiano.

 

Allora avrà grandiose vele il vento,

soffiando di grecale. Avrà un mantello

Icaro al suo ritorno nella quiete

notturna dei fondali.

 

E dove in altro tempo

case c’erano e bilichi, la neve

cadrà di nuovo e l’Agorà stupita

vedrà di nuovo accesi i suoi fanali.

 

Tutta luce sarà la bianca rena

sulle prode sommerse dalla luna,

al vento scoprirà le spoglie ossute

delle genti cadute.

 

Domani? È dove ancora il gelso antico

fa cadere il suo frutto color viola

sulla morbida terra

a lenir fame che, brutale, afferra

 

ma non è più se passa inverno e viene,

vertiginosa madre, l’Utopia

mordendosi le labbra lungo il volo,

se gli olimpici Dei, possenti ancora,

per nuovi azzardi vanno, e gelsomini.

 

 

[Antonino Caponneto, La colpa del Re – Campanotto Editore, 2002]

10 pensieri su “Grecale (Antonino Caponnetto)

  1. Chiunque scriva versi non riuscirà mai ad essere del tutto obiettivo sui risultati del proprio lavoro, non potrà saperne e/o affermarne l’eventuale “riuscita”.
    In questo caso e per questi miei versi, che posso dire? Che è senz’altro bello e piacevole poterli veder pubblicati qui sul Sasso nello Stagno e immaginare che qualcuno li leggerà e magari ne sarà in qualche maniera colpito o emozionato.
    Per questa possibilità assai realistica, e anzi qui molto concreta – e per la bellissima immagine introduttiva – dico il mio grazie di cuore ad Angela Greco e alla sua cortesissima ospitalità, estendendo il mio ringraziamento al lettori del Sasso. 🙂

    1. Nino, sorrido mentre leggo le tue parole :-Dper le quali dico io grazie a te!
      Ho sempre scelto per i miei amici de Il sasso nello stagno versi che in primis avessero suscitato la mia di emozione. Così è stato anche per questi tuoi. Anzi, devo confessare che decidere tra i tuoi versi, quale presentare qui è sempre scelta ardua, poiché comporta l’esclusione di tanto altro che a me personalmente piace molto!
      L’albero dell’opera che accompagna la poesie è stato invece scelto per quell’idea di radici, di terra e di solidità a cui rimanda come il tuo dire poetico, senza tralasciare quel ricordo del tempo-fanciullo di “gelsomini” e andirivieni allora su altalene e oggi tra il dire e il fare di questo tempo in cui abitiamo…

  2. Colpito da questi ” possenti ” versi, ma sopratutto dai primi a margine della foto. possenti nel tono e nella spaziatura che oltre quello che dicono trovano e caricano il verso di solenne e importante.
    versi che incidono come rasoi o coltelli con poco spazio per le superfici in cui specchiarsi, versi amici, di quelli che dicono le cose come sono.
    Quando mi trovo difronte a poesie come questa capisco l’immenso lavoro che può e anche deve, esserci al cospetto di una poesia, termine che ha lasciato come non mai altre parole, un universo aperto a mille sfaccettature e interpretazioni.
    bellissima, potente. complimenti Antonino

    1. Grazie per le tue parole, Romeo. Parole da conservare per i momenti del dubbio e dell’incertezza, che sono sempre e comunque da approfondire e superare, ma che hanno bisogno per questo della partecipe testimonianza del lettore. E quest’ultimo è tanto più determinate quanto più è vicino alla poesia. Ma ben più profondamente lo è chi come te ha scelto di farla, la poesia, investendo di questo tutto se stesso e l’intera sua vita.

  3. Credo che i poeti abbiano la consistenza di tutte le cose. E’ così per Antonino Caponnetto che con tanta fermezza si propone sostanza e pensiero.Epica nostalgia del luogo e del cuore,come se tutto avesse fattezze remote ,attuali,future .Ed egli fosse il Grecale,ovvero una brezza di terra e di mare nella suggestione ampia di un sentire profondo,schietto,antico come la terra,la memoria.

  4. Non essendo un poeta, forse, non riesco a cogliere appieno l’universalità di questi versi che sono per il mio sentire, una fusione tra interno ed esterno tuo, mai fermo. Una forma di gravitazione universale in un cosmo emotivo con richiami ancestrali legati all’origine di un sentire . Un’attrazione verso luoghi e sentimenti senza tempo. Tutto nel tutto.

  5. Passa, trapassa ed oltrepassa il tempo passato, presente e futuro la poesia di Antonio in cui non si sa se siamo nemici o amici con noi stessi e con gli altri. Complimenti caro amico Antonio.

    Nabil Mada

  6. Un sempre nuovo grazie di cuore anche a te, Sonia, a te, Costantino, a te, Lucetta, a te, Nabil, perché avete voluto onorare i miei versi coi vostri naturalmente differenti ma molto sentiti commenti.

    Antonino

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