El Greco tra colore e immaginazione – seconda parte (per i lunedì dell’Arte)

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La Spoliazione di Cristo (El Espolio) (1577–1579, olio su tela 285 × 173 cm, Sacrestia della Cattedrale, Toledo) è una delle più celebri pale d’altare di El Greco. Le pale d’altare, famose per le loro composizioni dinamiche e il loro carattere innovativo.

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Tecnica e stile di El Greco

Uno dei principi fondamentali dello stile di El Greco è il primato dell’immaginazione e dell’intuizione sulla rappresentazione soggettiva della creazione: egli rifiutò i principi classicisti come misura e proporzione, credendo che la grazia fosse l’obiettivo principale dell’arte; grazie che il pittore raggiunge soltanto nel momento in cui è riuscito a risolvere le problematiche più complesse con facilità e disinvoltura.

El Greco pensava che il colore fosse l’elemento più importante e allo stesso tempo meno governabile di un dipinto, dichiarando che fosse il colore ad avere la supremazia rispetto all’immagine. Francisco Pacheco del Río, un pittore che fece visita a El Greco nel 1611, scrisse che all’artista piacevano «grandi macchie di colori puri e non mescolati, come fossero immodesti segni della sua abilità». Gli studiosi moderni definiscono la dottrina dei El Greco come «tipicamente manierista» e individuano le sue origini nel neoplatonismo rinascimentale; secondo Nicholas Penny «giunto in Spagna, El Greco fu capace di inventare un proprio stile personale che sconfessava la maggior parte delle ambizioni descrittive della pittura».

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L’Assunzione della Vergine (1577–1579, olio su tela, 401 × 228 cm, Art Institute of Chicago) è uno dei nove dipinti che El Greco completò per il Monastero di San Domenico di Silos a Toledo, la prima commissione che ricevette in Spagna.

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Nelle opere della maturità El Greco dimostrò una caratteristica tendenza a drammatizzare piuttosto che a descrivere; un forte turbamento spirituale si trasferisce dal dipinto direttamente agli osservatori e secondo il già citato Pacheco il perturbato, quel distorto e talvolta apparentemente poco curato tratto di El Greco era in realtà dovuto al suo meditato impegno nel tentare di acquisire una libertà di stile. La preferenza di El Greco per le figure molto alte e snelle e per le composizioni verticalmente allungate, capaci sia di soddisfare i suoi scopi espressivi che di obbedire alla sua dottrina estetica, lo portò a trascurare le leggi di natura e ad allungare sempre di più le sue composizioni, in particolare quando erano destinate a delle pale d’altare. Nelle opere della sua maturità l’anatomia umana venne sempre più trasfigurata: per La Vergine dell’Immacolata Concezione El Greco chiese di allungare la pala stessa di circa mezzo metro «perché in questo modo la sua immagine sarà perfetta e non ridotta, che è la cosa peggiore che può capitare a una figura». Una delle innovazioni più significative delle opere della maturità di El Greco fu l’integrazione tra immagini e spazio: viene sviluppata una reciproca relazione che unifica completamente la superficie dipinta ed un’integrazione simile sarebbe riemersa solo tre secoli dopo, nelle opere di Cézanne e Picasso.

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 Ritratto di Jorge Manuel Theotocopoulos (1600–1605, olio su tela, 81 × 56 cm, Museo Provinciale di Belle Arti, Siviglia

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Altra caratteristica del tardo stile di El Greco è l’uso della luce. Come nota Jonathan Brown, «ogni figura sembra avere la propria luce dentro di sé oppure riflette la luce che proviene da una sorgente invisibile». La critica moderna pone l’attenzione sull’importanza che ebbe Toledo per il completo sviluppo dello stile di El Greco e pone in rilievo la capacità dell’artista di adattare il suo stile all’ambiente che lo circondava, tanto da far sostenere l’idea che «anche se era greco di origine e italiano come preparazione artistica, l’artista si immerse così a fondo nell’ambiente profondamente religioso spagnolo da diventare l’artista visuale più rappresentativo del misticismo spagnolo». El Greco fu anche un eccellente ritrattista, capace di mettere sulla tela le sembianze di chi posava, di comunicare il suo carattere: eseguì numericamente meno ritratti rispetto ai dipinti di argomento religioso, ma la loro qualità è egualmente elevata. Wethey afferma che “in modo semplice l’artista creava caratterizzazioni memorabili che lo pongono tra i ritrattisti più gradi, insieme a Tiziano e Rembrandt”. [testo tratto e adattato da Wikipedia]

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Veduta di Toledo (c. 1596–1600, olio su tela, 47,75 × 42,75 cm, Metropolitan Museum of Art, New York) è una delle due vedute della città realizzate da El Greco giunte fino ai giorni nostri.

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l’opera completa del pittore è visionabile al seguente link:

http://www.el-greco-foundation.org/

3 pensieri su “El Greco tra colore e immaginazione – seconda parte (per i lunedì dell’Arte)

  1. bellissimo articolo, molto esaustivo nel quale non è semplice anche per me aggiungere molto. Cercherò di farlo per completare questi due impegnativi articoli di Angela Greco.
    El Greco (Domenico Theotocopuli), sbarcò a Venezia non ancora ventenne dalla nativa Candia e primi cenni su di lui si possono riscontrare nella lettera di Giulio Clovio al Cardinale Farnese nel 1570. Il giovane artista, appena giunto a Roma fu considerato “discepolo di Tiziano”. In un trittico giovanile, accusa una personalità in piena formazione e adombra un futuro personalissimo gusto. Timido nella staticità delle figure, rivela nelle pieghe accenti manieristici e per secoli fu accostato a questi artisti di secondo piano, di recente rivalutati in belle mostre realizzate a Bologna. Infatti, solo da pochissimi decenni sono state evidenziate altre derivazioni (Schiavone e Bassano) con riferimenti a Tiziano e Tintoretto. Poi, come spesso avviene nell’arte, sommi artisti prendono insegnamenti da quelli meno dotati, come è successo a lui con Pietro Marescalchi. Dopo la sua rivalutazione, alcune opere non sono state attribuite a lui per difetto di qualità, nonostante fossero originali. Questo avviene, perchè purtroppo la critica non valuta l’artista nel complesso del suo operato, cercando di comprenderne l’evoluzione che lo ha portato a realizzare dei capolavori. Da aggiungere che soltanto attraverso le raccomandazioni di Fulvio Orsini (tutto il mondo è paese e il tempo non cambia le abitudini facilmente), egli riuscì ad essere accettato nel tempio spagnolo: le opere di questo periodo, preannunciano una forte personalità e la sua permanenza a Venezia e a Roma ne riflettono i caratteri italiani, da cui si sgancerà successivamente, allontanandosi da questo mondo figurativo. Cominciano così ad evidenziarsi i suoi piani netti, saldamente calettati nelle forme, che d’ora in poi costituiranno il suo modello espressivo. Nelle sue forme acutongole, nei suoi incastri espressionisticamente forzati, nelle torsioni violente, nei suoi schemi piramidali, si può percepire un’appassionata umanità, che annuncia il tormento di un’epoca da cui nasceranno (o già erano nati): Caravaggio, Borromini, Shakespeare e i tragici spagnoli del “Siglo de oro”.

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