Vasilij Kandinskij – seconda parte (a cura di Costantino Piazza)

Dominant Curve. 1936 year
Dominant Curve (1936)

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Trasferitosi a Monaco, frequenta l’Accademia di Belle Arti, stabilendosi nel quartiere di Schwaburg abitato da molti personaggi creativi, dove prende contatti con artisti, musicisti, scrittori ed anche rivoluzionari russi; qui conosce la compagna, anch’essa pittrice, Gabriela Munter e apre una scuola con l’obiettivo di introdurre le avanguardie francesi in quella città tanto tradizionalista. E’ del 1910 il suo primo acquerello astratto in cui predominano il rosso e l’azzurro, sulla base della legge dei contrasti: infatti, il rosso è un colore caldo, che tende ad espandersi, mentre l’azzurro, che è un colore freddo, tende a contrapporsi al primo, andando a costituire, però, due forze controllabili, le quali possono sottrarsi o sommarsi, esaltarsi o limitarsi a vicenda, a seconda dei casi. I suoi segni filiformi suggeriscono possibili movimenti e con essi, anche la direzione e il ritmo alle macchie che si espandono sulla carta, creando movimento nella composizione (analisi di C. Argan).

Wassily Kandinskij, Primo acquerello astratto, 1910
primo acquerello astratto (1910)

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Nei suoi lavori astratti, Kandinskij mette in relazione la pittura con la musica, creando “improvvisazioni”, “impressioni” e “composizioni”: da questo momento in poi l’artista, non ritornerà più alla pittura figurativa e nel 1911, insieme a Marc, porrà le basi per il movimento “Blaue Reuter” (Cavaliere Azzurro), pubblicando “lo Spirituale dell’Arte” in cui si parlerà del contributo che la pittura, attraverso le proprietà emozionali dei toni dei colori, sarà in grado di fornire insieme con la spiritualità, come risposte all’anima.

Blue. 1922 year
Blue (1922)

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Nel 1913 torna in Russia, lasciando per sempre la sua compagna Gabriela, che conserverà per tutta la vita la più grande raccolta di opere di Kandinskij che verranno, successivamente, donate alla città di Monaco di Baviera. Durante la Rivoluzione d’ottobre, tramite il Commissariato del Popolo per l’educazione, fonda vari musei e contribuisce alla riforma del sistema scolastico relativamente alle Scuole dell’Arte. Nel 1917 sposa Nina Andrewsky e nel 1921, con lei, si trasferisce a Berlino, dove lavora come insegnante al Bauhaus, a Weimar e a Dessau e durante la dittatura, accusato di bolscevismo, è costretto a trasferirsi in Francia, vicino Parigi. Nel 1937 a Monaco fa parte degli artisti che partecipano alla celebre mostra dell’Arte Degenerata, che Hitler condanna, insieme a tutte le nuove avanguardie artistiche e nel ’42 dipinge la sua ultima grande tela “Tension dèlicates” dopo la quale, realizza solo piccole opere su carta catramata e nel 1944 fino a spegnersi nella sua abitazione di Parigi.

Composition VIII. 1923 year
Composition VIII (1923)

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Lascia al mondo dell’Arte una grande eredità, riassunta nei suoi trattati in cui, partendo dal segno, arriva al colore attraverso affascinanti teorie che trovano riscontro reale nelle sue opere; esse hanno un effetto fisico, basato su sensazioni momentanee ed un effetto psichico, dovuto alla vibrazione spirituale e in questa sede, per quanto possibile, cercheremo di fornire una sintesi di queste sue teorie. Il punto è il nucleo compositivo e nasce nel momento in cui materialmente si tocca la tela ed esso è un elemento statico, che diventa dinamico nel momento in cui lascia una scia e dà vita alla linea; la linea a sua volta può essere spezzata, curva oppure mista, ma anche orizzontale, verticale o diagonale e il suo spessore può variare, dando una vibrazione sonora sulla superficie, che solitamente è una tela.

Swinging. 1925 year
Swinging (1925)

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Le composizioni di Kandinskij sono formate soprattutto dal colore che assume forma: l’accostamento del colore alla forma ha una grande importanza e in tal senso il giallo privilegia come forma il triangolo, il blue il cerchio e il rosso il quadrato; inoltre, i colori sono accostati ai suoni, che a loro volta toccano le corde dell’interiorità. I colori primari (giallo – blue – rosso) e i secondari (arancione – verde – viola) suscitano emozioni paragonabili a quelle date dagli strumenti musicali, tanto che il giallo potrebbe essere una tromba o una fanfara, l’azzurro un flauto, il blue chiaro un violoncello e scuro un organo, il rosso una tuba. L’arancione, più energico del giallo, potrebbe rappresentare una campana o un contralto; mentre il verde con i suoi toni caldi, un violino. Il viola a seconda dei toni, un corno inglese, una zampogna o un fagotto. Inoltre, alcuni colori vengono definiti statici e silenziosi, come il grigio, il marrone e il silenziosissimo nero; mentre Il bianco, invece, rappresenta la pausa tra una battuta e l’altra e, così, secondo le tonalità, le direzioni delle forme, l’acutezza del vertice nei triangoli, le composizioni risultano rispondere ad una necessità interiore ancor più che estetica.

Composition IX. 1936 year
Composition IX (1936)

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Per ovvii motivi di spazio non è possibile scendere nei dettagli di una tale complessità di studi; coloro che fossero interessati ad un approfondimento, possono attingere alla lettura dei due trattati più importanti, già citati, sulla grafica e sulla spiritualità.

[Costantino Piazza]

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3 thoughts on “Vasilij Kandinskij – seconda parte (a cura di Costantino Piazza)

  1. A titolo di personalissimo ringraziamento per questo importante contributo all’arte pittorica, alla sua storia vicina, a un artista che ha contribuito in modo decisivo a segnarne un’epoca, insomma, per dire grazie di questo a Il sasso nello stagno, ad Angela, a Costantino per la loro costanza nella determinante qualità delle scelte operate, voglio offrire loro un contributo poetico dovuto alla originalissima penna del pittore oggi presentato. Ecco qui – per tutti noi – la poesia

    INNO [di Vasilij Kandinskij]

    Dentro culla l’onda blu.
    Panno rosso lacerato.
    Cenci rossi. Ondate blu.
    Vecchio libro accantonato.
    Sguardo noto in lontananza.
    Piste oscure dentro il bosco.
    Tenebrosa si fa l’onda.
    Dove il panno rosso affonda.

    [Vasilij Kandinskij, da « Almanach » , 1925, traduzione di Libero Sosio]

  2. Grazie Antonino. La poliedricità di Kandinskij ha una grandissima valenza perchè segue un discorso unitario verso la conoscenza del non conosciuto. L’amore per il rigore lo ha portato a scrivere due trattati importantissimi per chi ha voluto ricercare nuove strade grafiche e pittoriche. Kandinskij mi convinse subito della qualità della sua ricerca, non posso dire la stessa cosa di Escher che per me era e rimane un artista minore, soprattutto dopo la mostra vista ultimamente. Questo prezioso suo contributo poetico rende molto i suoi concetti, come le ultime parole di Van Gogh prima di lasciarci.

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