Intenti comuni tra le arti: l’esperienza del Der Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro), per Arte in presa diretta a cura di C.Piazza

Franz Mark
uno dei cavalli dipinti da Franz Marc

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Il gruppo si forma a Monaco di Baviera nel 1911 e vive tre anni, ovvero fino allo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914, che segnò la causa principale del suo scioglimento e nonostante la sua breve storia, esso ebbe enorme rilievo culturale per la sua caratterizzazione cosmopolita e interdisciplinare. Il nome fu dato dai suoi fondatori, Vasilij Kandinskij e Franz Marc, associando elementi cari ad entrambi: il primo amava profondamente il colore bleu e il secondo i cavalli, da cui l’origine del Blaue Reiter, cioè de Il Cavaliere azzurro. A questo gruppo aderirono grandi artisti di varie discipline: A. Macke, P. Klee, G. Munter, A.V. Jawlensky, H. Campendonk, A. Kubin, A. Bloch, M.V. Werefkin, A Schomberg e A. Webern. Il gruppo non ebbe un suo manifesto ufficiale, ma diede alle stampe un Almanacco omonimo (di cui nell’immagine che segue, la copertina), nel 1912, con le riproduzioni di 140 opere e 14 articoli con molti saggi di pittura scritti da critici e artisti aderenti e opere compositive di musicisti. L’almanacco e il testo di Kandinskij “Lo spirituale dell’Arte” furono i due testi teorici fondamentali del gruppo.

Der-Blaue-Reiter-copertina dell'Almanacco

L’intento comune era di rinnovare il linguaggio artistico, caratterizzato da un’esperienza aperta a tutti gli stimoli delle avanguardie internazionali e la sua espressione era intesa come un superamento del naturalismo impressionista, attraverso tutte quelle tendenze astratte, che si intrecciavano con il primitivismo, le diverse forme spontanee popolari e anche con la teoria e la pratica musicale e non a caso fece parte del gruppo anche Schoember, l’inventore della dodecafonia.

La tendenza a fare delle arti l’espressione della rivolta soggettiva contro la realtà era comune a tutte le avanguardie occidentali, ma trovò nel movimento de Il cavaliere azzurro la sua esasperazione: al filisteismo della borghesia, questi artisti contrapposero la forza dell’istinto e le potenze liberatrici della natura e da qui prenderà vita il loro interesse per la pittura dei bambini, degli alienati, per il folklore e i naifs. In una direzione spiritualistica e antifigurativa, teorizzarono e praticarono un’arte che era essenzialmente espressione di contenuti interiori, trovando affinità tra musica e pittura e proprio la musicalità dei colori fu l’elemento che risultò necessario perché l’Arte potesse divenire astratta.

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Gli appartenenti al Der Blaue Reiter vollero fondere organicamente varie tendenze artistiche, accomunate da istanze di tipo spiritualistico: l’arte, così, diventava una rivelazione, una creazione senza che rappresentasse il mondo reale; viene proposta, allora, la necessità di un rinnovamento in senso anticlassico, dove l’irrazionalismo di tipo orientale vincesse sul razionalismo occidentale. Gli artisti aderenti al gruppo, espressero un linguaggio potentemente soggettivo, con una visione molto lontana dalla percezione ottica. Per loro, il colore possedeva in sé la forza per fare emergere l’essenza segreta della realtà. Nei loro concetti molto forte risultò il rapporto tra Arte e Società, a riguardi del quale Kandinskij, che ne è stato la figura più rappresentativa, dichiarò che “quanto più questo mondo diventa spaventoso, tanto più l’Arte diventa astratta, mentre il mondo felice crea un’arte realista”.

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Gli Artisti della Blaue Reiter esposero per la prima volta a Monaco di Baviera, poi successivamente anche a Colonia, Berlino, Brema, Hagen, Francoforte, Amburgo, Budapest, Oslo, Helsinki, Trodheim e Goteborg; la Prima Guerra Mondiale fu la causa principale, insieme a nascenti e fisiologici dissidi interni,  che provocò la dispersione della Blaue Reiter e nella stessa guerra caddero uno dei fondatori (F. Marc) e un esponente di spicco come A. Macke; Kandinskij e M.V. Werefkin furono costretti a tornare in Russia, mentre Jawlensky, insieme ad altri artisti tedeschi, si rifugiò ad Ascona, in Svizzera.

[testo a cura di Costantino Piazza e contributi video-immagini di Angela Greco]

 

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