INSIDE THE STONE pagina sesta

Inside the stone pagina sesta - le microantologie deI Il sasso nello stagno di AnGre

Torna INSIDE THE STONE con la sua sesta pagina! Il progetto di creare microantologie con i differenti contributi artistici e poetici pervenuti sulla pagina Fb de Il sasso nello stagno approda anche nel nuovo anno e con qualche innovazione, come la presentazione di opere di artisti contemporanei famosi ad accompagnare i versi. Una sorta di monografia solamente visiva di un artista del nostro tempo, accompagnerà con le sue opere i contributi poetici che gli Amici hanno voluto condividere. Questa scelta si è resa necessaria a causa dell’assenza di opere fotografiche e / o pittoriche postate sulla bacheca pubblica della fan page, nonostante il progetto vada nella direzione di una collaborazione e sinergia tra le arti, forse non da tutti condivisa nonostante l’entusiasmo iniziale.

Purtroppo per cambiare le situazioni degeneri che ci circondano e ci affossano e delle quali tanto si sente lamentarsi, noi de Il sasso nello stagno crediamo occorra il contributo anche minimo di ciascuno, ovviamente se si ritiene valida la motivazione, cercando anche un frammento di tempo per condividere la propria voce artistica, per partecipare ad iniziative non solo a parole, ma anche con i fatti e non rimanere a zappare sempre e solo nel proprio orticello privato.

In questa sesta pagina le voci poetiche di Cataldo Antonio Amoruso, Mirta De Riz, Franco Floris e Augusto Salati saranno accompagnate dalle opere del pittore tedesco Gerhard Richter (http://it.wikipedia.org/wiki/Gerhard_Richter).

*

GqIBGqO.

Tenere radici

di Franco Floris

 

E noi che abbiamo

Troppo amato

troppo pianto

e troppo sofferto

come facciamo

ora

a imparare

a non piangere più

a non soffrire più

a non amare più.

Ma dimmi come faccio

ora

a strapparti

dal mio cuore

le tue tenere radici

lo ridurranno

a brandelli.

 

(Borore, data incerta.)

.

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[senza titolo]

di Augusto Salati

 

Le foglie di malva e di crespa

tra le erbe del prato

e gli stracci e la carta

e i rami sparsi dal vento

macchiati di bianco e di nuovo

e l’aria incantata

m’informano che stanotte ha nevicato.

Il pettirosso che ogni giorno

mi guarda da debita distanza

Oggi ha gonfiato le piume

e becchetta le briciole di pane

che mia madre ha sparso per terra.

Con le zampine sottili saltella

e s’alza in volo leggero

all’arrivo del merlo guerriero

Che volteggia tra pini ed allori

Prima di atterrare padrone.

Io guardo dai vetri appannati

E sento odore di pace e di strani

Silenzi che ovattano il cielo.

E’ il mistero dell’aria assonnata

che guarda fioccare la neve

quell’aria l’ho dentro le ossa,

se cade il vento sottile che striscia

tra i rami e la strada

Ci sarà una grande nevata.

Lo spero, mia madre si fissa a guardare

E poi dice: C’è rimasta lei sola

Lei sola a pulire i peccati.

 

(1963)

.

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 .

Aspettando l’alba.

di Franco Floris

 

Perché non muore

dentro me la notte? Perché ancora

avvolge n cupe trame i miei pensieri?

Dolce il giorno

vorrebbe dar colore alla foschia;

dolce il ricordo

d’amore al cuor si affaccia

e vola via.

Perché non fuggi

cupa ombra di morte

in faccia al sole?

 

(Borore, 11 maggio 2010)

.

abstract-painting-780-1

.

QUANDO ACCANTO AL FOCOLARE

di Myrta De Riz

 

Quando accanto al focolare

conterai faville e anni,

quando i tuoi occhi peseranno

stanchezza senza sogni,

torni lieto il ricordo del tempo tuo lontano,

dei tuoi capelli zingari

dello sguardo tuo inquieto

della vita sfacciata in volto.

Ti perdonerai per i sogni che non hai saputo

lasciato morir nella notte,

toglierai la maschera

ad amori bastardi e un po’ crudeli,

ma sorriderai a quell’ attimo

che visse in una notte di neve

e alle mille parole colte, solo per te,

nel giardino degli amori di giovinezza scapigliati.

Rivedrai chi di solo cuore ti amò,

chi nascose le tue pene nel suo sorriso,

chi ti accarezzò la prima ruga

e non seppe mai parlarti d’amore,

di un amore così forte e

del quale nessuno

ebbe a scriverne mai.

 .

Gerhard Richter

 .

Dove dispera Amore.

di Franco Floris

 

Dove dispera Amore, lì c’è Dio,

dove lacera l’anima nel dubbio,

dove non c’è speranza dell’oblio,

dove il dolore macera la rabbia,

dove ogni pietra irride al nome mio

e ogni pensiero è sbarra alla mia gabbia.

Dio del dolore, Dio di sofferenza

volti le spalle e non ascolti il pianto

e non ti curi della mia esistenza

sei in ogni luogo, ma non mi sei accanto.

Ovunque è prova della tua presenza,

eppure il mio dolore è mio soltanto,

e quando finirà la mia esistenza

finirà tutto o mi resterà il pianto?

 

(Borore, 24 maggio 2010)

.

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 .

Non si vede il tempo

di Cataldo Antonio Amoruso

 

Non si vede il tempo

Tu levi

dalle mani le tasche

e si sente come un battito

le ali.

 

Tornerà dal cielo

con le rondini

e poi col passo delle tortore

il tempo delle cacce

verranno da Reggio i cacciatori

coi loro cani esili

fiuteranno i luoghi

prenderanno stanze

da Donna Emma, da Donna Bellina

come un tempo

rideranno senza posa

apposteranno senza tregua

vuoteranno i carnieri

eleveranno levrieri come creature

splendide del loro stesso sangue

fatti carne

liberanno fino a notte fonda i cacciatori

poi nell’alba con occhi scialbi

e già aguzzi

faranno la posta

alle prime donne e agli angoli delle chiese

mostreranno i calzoni gonfi nel primo mattino

vuoteranno le fiasche alle labbra

fischieranno ai cani

si rincorreranno nelle loro giubbe da soldato

nelle reti nei coltelli

nella panoplia da caccia

caricheranno le auto dei vini migliori

prenderanno la via del mare

orinando nei rovi e per strada

la moria delle ali

silente

sarà contraria alla litania

del ritorno, ai ventri a terra tenera e violenta.

 

Un vento si accuccia nelle tasche

gli affido parole slegate e ricordi invertebrati

Avessero le mie dita il candore d’allora

quando stracciavano i miracoli  ridendo.

 

(28 maggio 2012)

nota: “E’ un ricordo del tempo in cui i cacciatori venivano al mio paese per ‘sparare’ e prendevano stanze in affitto; in maggioranza provenivano da Reggio Calabria e la loro presenza ritagliava quasi una piccola stagione, che non era semplicemente, o non solo, ‘la stagione della caccia’. In fondo anche questa è solo una metafora d’un altro tempo.” (da http://krimisa.blogspot.it/2014/01/non-si-vede-il-tempo.html)

* * *

 

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