Lune aperte nella notte (versi di Cataldo A.Amoruso)

65653 per Il sasso nello stagno di AnGre

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Lune aperte nella notte

Ferite di donna

Grembi

Occhi che vanno

Senza un perché compagno

Spalle che tornano

Lente

Verso case fredde

Il suono dei passi coperto dal vento

È freddo di sera

Quando torni

E le mani non si scaldano

E forse non hai voglia di cercare

Altro calore a perdersi

Altro affanno

Negli occhi stretti rimangono le strade

E le punte fredde dei piedi

Sospinte a fatica

 

Viene voglia solo di essere in sonno

Di abbandonare le mani al volo

Di essersi alzati dallo strapunto del letto

E tirare scarpe contro i vetri

Sono urla che nessuno sente

Come questo scivolare lento

Verso un fondo

Verso un appiglio

È già notte

E gli occhi si chiudono

Con forza

Con forza pari

Li solleverà l’alba

Ripartirà il giorno

Non sarà successo nulla

Si staccherà un’altra pagina diaria

Nessuna nuova ruga apparente

Non sarà cambiato nulla

Sarà semplicemente giorno

Incredibilmente notte.

 

*

Cataldo A.Amoruso, http://krimisa.blogspot.it/2014/01/lune-aperte-nella-notte.html

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5 thoughts on “Lune aperte nella notte (versi di Cataldo A.Amoruso)

  1. Ci sono persone capaci di rendere le proprie esperienze dell’anima qualcosa di condivisibile – di universale si potrebbe affermare senza scrupolo d’esagerare – e a queste persone l’indegno Mondo attribuisce nome ‘poeta’. Cataldo A.Amoruso so bene che non ama essere definito o racchiuso nel limite di questa seppur gratificante parola. Lui scrive per la sua anima della sua anima e poco importa chi leggerà o, se qualcuno si ritroverà nei suoi versi densi di una malia particolare, di una musica che abbraccia, di una vicinanza che è già propria. A lui importa poco della poesia, come spesso ripete, sono solo pensieri, dice…eppure, da parte mia, direi ogni volta grazie a lui e alla sua poesia.

    AnGre

    1. … ed io ti ringrazio ogni volta, e ogni volta rispondo ‘prego’. Essere capiti, intuiti, intravisti, o quello che è, fa sempre piacere. Credo che la poesia sia un ‘continuum’, quella interamente e intimamente vissuta, una condizione totale che a volte si lascia afferrare per sprazzi, per poche parole, per pochi versi… è un affiorare strano. La poesia è tutto tranne eccetera. O è l’eccetera che prende forma. Senza argini.
      PS: prima parlavi di me? Accidenti…. grazie!

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