Van Gogh, Campo di grano con corvi

Vincent_van_Gogh_(1853-1890)_-_Wheat_Field_with_Crows_(1890)

Vincent van Gogh, Campo di grano con corvi

olio su tela, 50,5 x 103 cm – Amsterdam, Van Gogh Museum

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“Noi siamo all’ultimo quarto di un secolo che finirà con una grande rivoluzione. Certo noi non conosceremo i tempi migliori, l’aria pura e tutta la società rinfrescata dopo questi grandi uragani. Ma una cosa importa ed è di non farsi ingannare dalla falsità della propria epoca o almeno fino al punto da non riscontrarvi le ore funeste, soffocanti e depressive che precedono la bufera.”

Sintetico e profetico è questo pensiero di Vincent, che scrive l’ultima lettera a Theo il 23 luglio: il fratello la giudicherà incomprensibile. Contiene frasi di difficile decifrazione, inclusa la celebre “Volevo scriverti molte cose, ma non ne ho più voglia, ne sento l’inutilità”. Cosa è successo? Insondabile mistero di lucidità e follia, Van Gogh sopprime se stesso forse per sollevare il fratello di un peso, o forse perché teme un altro abbandono, ma questa volta sarebbe il più tremendo. O forse perché sa che un artista da morto vale più che da vivo. Durante una passeggiata serale nei campi, il pittore si spara al petto ma la pallottola è deviata dal diaframma. Gachet non se la sente di estrarla. Il fratello accorre trafelato da Parigi. Così muore Vincent, all’una e mezza del 29 luglio 1890: sdraiato sul letto della sua stanza, mentre fuma la pipa e chiacchiera con Theo. Qualche giorno dopo Theo scriverà alla sorella disperato: “Per me è una delle cose più terribili al mondo, per me appartiene a quei martiri che muoiono sorridendo”. Secondo il pittore, questo quadro indica “ciò che io considero sano e forte nella vita di campagna”, ma certo il cielo tempestoso, dipinto con un blu sporcato di nero, rischia di apparire ai nostri occhi l’esteriorizzazione di uno stato d’animo. L’opera è stata anche considerata una sorta di “testamento pittorico”, ma non esiste alcuna conferma in proposito. Un conoscente dei tempi di Etten ricordò che “Disegnava sempre corvi che lottavano contro il temporale” e in una delle prime lettere a Theo egli scrive che è giunto “il tempo di migrare”, ponendosi in aperta sfida contro il fato, qui torse rappresentato dal cielo inquietante.

 

tratto da Van Gogh,I geni dell’arte – Mondadori arte

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