Per Di segni di vita di arte: Mario Schifano

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Mario Schifano (Homs, 1934 – Roma, 1998) – Figlio di un archeologo, nato nella Libia italiana e cresciuto a Roma, non riuscì nemmeno ad ultimare le scuole medie; genio nell’appropriarsi di tutti gli strumenti della creatività, che utilizzava con una sensibilità inedita unita a una certa dose di carattere. Creava innumerevoli case laboratorio, luoghi di incontri di celebri musicisti, modelle, critici d’arte, nobili e colleghi troppo spesso invidiosi, circondato da pseudo amici che lo idolatravano, lusingavano e sistematicamente approfittavano della sua immensa generosità. Un artista capace di mescolare foto, video, film, quadri di ogni genere pittorico, con cui rappresentava gli anni che scorrevano intorno a lui e le cifre enormi che guadagnava venivano spese in apparecchiature tecnologiche che gli consentivano continue sperimentazioni.  Spendeva anche in vini pregiati e droghe, divenendo anche un personaggio di cronaca nera e rosa, sregolato, travolto dal sesso, più volte arrestato per soffiate di ex amici e rivali artistici.

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Capace di lavorare per ore e ore, senza mai fermarsi, producendo innumerevoli opere vendute, poi, a prezzi stellari, Schifano è il più rappresentativo degli artisti della Pop Art italiana; l’unico che possa essere posto a livello degli americani e inglesi, nei quali viene identificata questa espressione artistica. Iniziò la sua attività, quando rientrò in Italia, a Roma, dopo la fine della seconda guerra mondiale, risentendo dell’influenza dell’arte informale. Frequentava gli artisti del movimento “Scuola di Piazza del Popolo” e letterati e registi come Moravia, Pasolini e Fellini, con i quali si incontrava al caffè Rosati, luogo frequentato da personaggi dell’alta cultura.

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Nel 1962 compie il primo viaggio a New York dove, partecipando alla vita mondana della metropoli, entra in contatto con Andy Warhol e tutti i giovani artisti della Pop Art e del Nouveau Realisme e inizia anche a fare uso di droghe; partecipa ad importanti mostre a Roma, Parigi e Milano, presentando opere divenute celebri come i “paesaggi anemici” nei quali si intravedevano particolari della natura e rivisitazioni della Storia dell’Arte. Si cimenta nella regia di film sperimentali e frequenta Marco Ferreri e Giuseppe Ungaretti e con Ferreri riesce a produrre una famosa trilogia formata da tre lungometraggi, “Trilogia per un massacro”, collaborando anche con Carmelo Bene, Alberto Moravia, Mick Jagger e Keith Richard.

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Nei suoi frequenti viaggi a Londra stringe amicizia con i Rolling Stones e il suo ciclo di opere “Io sono infantile” colpiscono particolarmente Maurizio Calvesi e Goffredo Parise. Il suo interesse anche per la musica lo porta a fondare una band “Le stelle di Mario Schifano”, intrattenendo rapporti e collaborazioni con i più importanti musicisti della Psichedelia italiana e internazionale: disegna copertine per l’Equipe 84; suoi dipinti appaiono nel suo appartamento dato in uso a Ferreri per la realizzazione del film “Dillinger è morto”; i Rolling Stones gli dedicano il brano “Monkey man” e anche Achille Bonito Oliva rimane affascinato dalle sue opere, che risentono dell’influenza di Jasper Johns e hanno analogie con il lavoro di Rauschemberg. Tra le sue opere più rappresentative le serie dedicate a marchi pubblicitari (Coca Cola e Esso).

Mario Schifano - logo Esso Mario Schifano Coca-Cola

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Appassionato e studioso di nuove tecnologie pittoriche, fu tra i primi ad usare il computer per creare opere; amante della natura, della grafica e delle tecnologie multimediali, ricercatore in tutti i campi e a tutti i livelli, un genio sopraffino sopraffatto dalle dipendenze, dalla gente conosciuta e dalle sua sensibilità, è stato oggetto di speculazioni meschine che lo hanno costretto, per necessità economica, a non esprimere sempre al meglio il suo grande talento. Gli anni Ottanta lo hanno visto oggetto di condanne per possesso di stupefacenti, successivamente revocate, poiché solo uso personale. Stressato e consumato da sregolatezze e difficoltà di ogni genere, muore a 64 anni a Roma e dopo la sua scomparsa, a causa della semplicità di realizzazione di alcune sue composizioni (intrise, però, di grandi concettualità), si verificò una grande diffusione di falsi, espressione comunque, seppur riprovevole, del notevole favore di pubblico di cui godeva.

[Costantino Piazza & Angela Greco]

SCHIFANO MARIO

http://www.marioschifano.it/

Un pensiero su “Per Di segni di vita di arte: Mario Schifano

  1. A causa di un/una emerito/a estraneo/a venuto/a a commentare ed ha reagito male al limite dell’aggressione verbale, qui, nei miei spazi, gratuitamente e non invitato da nessuno, alla mia richiesta di scrivere il suo nome al posto di un nickname, chiederei cortesemente ancora una volta, di commentare tutti, qui, in questo luogo, con un nome non telematico, rispondendo così alla scelta de Il sasso nello stagno di avere a che fare con persone e non con entità astratte 🙂
    In caso differente, come accade ormai da due anni, i commenti verranno eliminati.

    grazie

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