Nessuno sa chi è Banksy, ma tutti sanno chi è Banksy.

Banksy per Il sasso nello stagno di AnGre

Nessuno sa chi è Banksy, ma tutti sanno chi è Banksy. Sembra un paradosso, ma è proprio così. Caso unico nell’arte: un fantastico rifiuto di diventare famoso, rimanendo nell’assoluto anonimato. Tratto distintivo, infatti, il fare di tutto perché si conosca di lui l’entità mentale e non fisica, in un campo dove, di solito, ormai avviene per la maggior parte solo il contrario. Il sasso nello stagno, dopo aver scritto di grandi ed eminenti personalità dell’Arte internazionale, vuole chiudere per questa stagione la sua rubrica d’arte curata da Costantino Piazza in collaborazione con AnGre, con quest’artista, ponendosi tra coloro che guardano prima l’arte e poi l’ego – si badi, abbiamo detto ego e non lavoro – dell’artista, sottolineandone in primis la funzione sociale di benessere sulla psiche dei fruitori, estetica nonostante pareri discordanti e impegnata, alla luce di alcune provocazioni trattate in maniera diretta e senza mai oltrepassare il limite della sensibilità di ciascuno.

Banksy per Il sasso nello stagno di AnGre

Baynks è un esponente della Street Art, una forma d’arte che si manifesta nei luoghi pubblici, spesso illegalmente, utilizzando varie tecniche: spray, sticker, stencil, distinguendosi dai graffiti, poiché non necessariamente vengono usate le sole bombolette di vernice spray; questi artisti vogliono abolire la proprietà privata, rivendicando l’uso degli spazi pubblici, per poter avere un pubblico sempre più vasto, più di ogni galleria d’arte. La primaria tecnica realizzativa di Banksy sono gli stencil, ma utilizza anche il tromp l’oeil e realizza murales: crea immagini umoristiche corredate da slogan di condanna contro il capitalismo, le istituzioni e a favore della pace nel mondo. Rappresentazioni molto singolari ed efficaci, che toccano molti temi sociali intrisi di ansie e paure con soggetti fortemente politicizzati ed immagini grottesche e anacronistiche. Si diverte anche a ridicolizzare i miti dello star system con interventi provocatori, come i suoi “RAT”, anagramma di “ART”, prendendo posizione a favore di questi piccoli animali odiati e perseguitati, in una metafora molto esplicita.

Banksy per Il sasso nello stagno di AnGre

Risulta, soprattutto, molto efficace, quando riesce ad appendere le sue opere all’interno di musei, così che vengano affiancati ai grandi capolavori della Storia dell’Arte; anche se come ci riesca, ancora non è dato saperlo. Ad avallare la forza comunicativa di questo artista e la riuscita delle sue provocazioni, sta il fatto che molti suoi murales sono stati rimossi, nonostante fossero stati stimati alcune centinaia di migliaia di euro. Un’arte, la sua, diretta, immediata, che esprime l’istante contemporaneo, per questo sensitiva ed emozionante: Banksy inizia la sua carriera alla fine degli anni Ottanta a Bristol, in Inghilterra, dove si presume sia nato; insieme con altri amici, diventati delle leggende dei graffiti, nel 1998, organizzò il più importante raduno di graffitisti che richiamò artisti da tutta Europa. La sua arte è da inserirsi nella “guerrilla art” che tende all’anonimato degli autori, i quali spesso utilizzano dei pseudonimi; costoro vogliono principalmente lasciare tracce senza svelare la loro identità.

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Gli artisti della Street Art, storicamente parlando, influenzeranno i migliori artisti contemporanei, anticipando di molti anni le loro concettualità.  Inoltre l’arte di strada, a trent’anni dalla sua comparsa, è in via d’acquisizione di una grande e unica rilevanza nel panorama della creatività contemporanea grazie alle sue varie e stranissime espressioni, come ad esempio lo Yarn Bombing, che non utilizza colori, ma filati a maglia o ad uncinetto. In Italia vi sono tre scuole riconducibili alla Street Art, quelle di Milano, Bologna e Roma.

[a cura di Costantino Piazza & Angela Greco]

Banksy per Il sasso nello stagno di AnGre

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