Giorgione, La Tempesta – sassi d’arte

GIORGIONE-la tempesta

Giorgione, La Tempesta, olio su tela cm 82×73 cm

1505-1508 c.a e conservato nelle Gallerie dell’Accademia a Venezia.

Realizzato da Giorgio Gasparini, più comunemente noto con il nome di Giorgione, protagonista indiscusso della pittura veneta degli inizi del Cinquecento nato a Castelfranco Veneto nel 1478. Questo artista animò l’ambiente pittorico veneziano per breve tempo, fino al 1510, quando morì a poco più di 30 anni, consegnando ai posteri un’eredità particolare nella mancanza di fonti certe e attendibili, che lasciano ancora avvolte nel mistero gran parte delle notizie relative alla sua vita e alle sue opere.

L’opera è citata per la prima volta nel 1530 da un nobile veneziano, che in un suo scritto annotava di aver visto nel Palazzo di tale Gabriel Vendramin, “el paeseto in tela cun la Tempesta cun la cingana (zigana, zingara) et soldato” di mano di Giorgione. L’ambiente culturale veneziano degli inizi del Cinquecento era incline alle immagini criptiche e al soggetto “nascosto”, accessibile solo a pochi eletti e Giorgione lavorò esclusivamente per una ristretta cerchia di intellettuali, alla quale apparteneva lo stesso committente Vendramin. La critica moderna ha tentato di ricostruire il significato recondito del soggetto giorgionesco, significato che doveva sfuggire agli stessi contemporanei, attribuendo svariate letture ad un’opera dalla indiscussa maestria pittorica. (dal sito ilmuromag.it, Giorgione L’enigma della tempesta)

GIORGIONE-La TEMPESTA-part.

Cattura lo sguardo un paesaggio misterioso e affascinante in cui si collocano gli elementi costituenti la scena e il soggetto nella sua totalità: un uomo, una donna svestita nell’atto di allattare un bambino nudo, un cielo trafitto da un fulmine, un fiume, una città in lontananza e delle rovine tutti immersi in una vegetazione particolareggiata e sospesi, quasi, nell’attimo che precede quello che possiamo immaginare l’evento successivo, la tempesta appunto, che si presume stia per accadere di lì a poco. La figura maschile in contrapposizione a quella femminile è vestita, in posizione eretta, colorata vivacemente e con lo sguardo maggiormente presente, tanto da sembrare quasi dotata di una consapevolezza rispetto alla scena e rispetto alla donna che, invece, guarda verso un punto indefinito con occhi insicuri, quasi fosse capitata in quel luogo per una sorte non decisa e si domandasse l’attinenza con quel contesto. La staticità della scena sottolinea il momento di sospensione che precede l’ineluttabilità della natura e anche i colori concorrono a sottolineare un tempo indefinito d’attesa, stesi nelle varie tonalità che comportarono a Giorgione “l’importante introduzione della pittura tonale o tonalismo, stile pittorico che si basa su un particolare uso del colore, in cui la definizione plastica e quella spaziale sono rese attraverso le sfumature e le modulazioni visive dei diversi toni di colore opportunamente accostati” (Mariella Pasotto).

– a cura di Angela Greco e Giorgio Chiantini –

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GIORGIONE-la tempesta

approfondimenti:

http://www.arte.rai.it/articoli/giorgione/17601/default.aspx

http://www.arte.rai.it/articoli/giorgione-la-tempesta/1709/default.aspx

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11 thoughts on “Giorgione, La Tempesta – sassi d’arte

  1. Un recente studio di Salvatore Settis ha identificato un importante precedente iconografico della Tempesta in un rilevo bergamasco, raffigurante la Condanna divina e il destino dei progenitori Adamo ed Eva dopo il peccato.
    Lo schema iconografico è palesemente riconducibile al quadro di Giorgione.
    Che il lampo nel cielo sia dunque simbolo del Divino? Che la donna coperta dalla sola mantella, sia Eva che allatta Caino? E se l’uomo dalle sembianze di un pastore fosse allora Adamo?
    La lettura si fa interessante. In quest’ottica le colonne spezzate alluderebbero al destino di morte dell’uomo, e il borgo lontano a quel Paradiso perduto dal quale i progenitori sono stati cacciati perchè peccatori. La tempesta diviene così metafora della condizione umana dopo il peccato.  
    Una metafora senza tempo, in cui l’uomo-Adamo medita sul peccato, senza altra consapevolezza se non che, il peggio debba ancora venire.
    La magnifica rappresentazione degli elementi naturali, la luminosità vibrante in cui i valori cromatici si susseguono in gradazioni coloristiche piuttosto morbide e dolci, l’armonioso accordo di luci e ombre, ne fanno uno dei più grandi capolavori dell’artista.
    Liberato da ogni costrizione disegnativa e prospettica, è il colore il vero “protagonista” del dipinto.
    (Dal sito il muro mag articolo redatto da Mariella Pasotto)

        1. qui sul Sasso abbiamo due specifiche stanze di Arte, quella dei Sassi di arte scelti da AnGre a cui collabora Giorgio Chiantini ed una rubrica curata dall’artista Kostia, che spero riprenda al più presto.
          Ma ogni giorno (o quasi), anche con la poesia e gli altri argomenti di cui trattiamo, cerco di associare anche solo un’immagine che possa trasmettere quel senso di bellezza, così necessario in tempi come questi.
          Abbraccio ricambiato!

          1. E questa è una cosa che condivido appieno. Grazie e a presto con interesse. Isabella PS Per motivi familiari ( sto quasi per diventare nonna…) forse starò meno qui ma se potrò ben volentieri passerò da te.

          1. Grazie mille cara. E allora per ringraziarti sperando tu possa perdonare la mia invadenza e invece possa gradire , ti lascio un altro link, anzi due ( il secondo è però la seconda parte del primo):
            http//isabellascotti.wordpress.com/2013/09/30/george-braque-e-pablo-picasso/
            http//isabellascotti.wordpress.com/2013/09//30george-braque-…-parte-seconda/
            Nuovamente ti abbraccio.Isabella

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