Il nostro mondo di Florbela Espanca

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Gustav Klimt, Il bacio (1907-1908), particolare

 

Il nostro mondo (di Florbela Espanca)

 

Bevo la vita, la vita, a sorsi lunghi

come un divino vino di Falerno,

posando in te il mio guardare eterno

come le foglie fanno sopra i laghi…

 

I miei sogni ora san più vaghi,

il tuo guardare in me oggi è più dolce…

E la vita adesso non è il rosso inferno

tutto di parvenze tristi e di presagi.

 

La vita, Amore mio, voglio viverla !

Nella stessa coppa, alzata nelle tue mani,

avremo bocche unite a berla.

 

Che importano il mondo e le illusioni defunte?

Che importano il mondo e i suoi orgogli vani?

Il mondo, amore?… Le nostre bocche giunte!

 

(Traduzione di Alberto Cappi)

*

da Poesia d’amore del Novecento, Crocetti Editore 2007

Walt Whitman, Ahimè! Ah vita!

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opera di Jacek Yerka

 

 

Ahimè! Ah vita! di queste domande che ricorrono,
degli infiniti cortei di senza fede, di città piene di sciocchi,
di me stesso che sempre mi rimprovero (perché chi più
sciocco di me, e chi più senza fede?)
di occhi che invano bramano la luce, di meschini scopi,
della battaglia sempre rinnovata,
dei poveri risultati di tutto, della folla che vedo sordida
camminare a fatica attorno a me,
dei vuoti ed inutili anni degli altri, io con gli altri legato in tanti nodi,
la domanda, ahimè, la domanda così triste che ricorre –
Che cosa c’è di buono in tutto questo, ahimè, ah vita?
.
Risposta
.
Che tu sei qui – che esiste la vita e l’individuo,
che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi
con un tuo verso.
.

*

Walt Whitman, da Foglie d’erba – BUR, Milano 1988

*

Derek Walcott, Amore dopo amore

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Elin Kleopatra Danielson Gambogi, L’uomo seduto a un tavolo (1886)

 

Amore dopo amore

Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,

e dirà: Siedi qui. Mangia.
amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.

Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato

per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,

le fotografie, le note disperate,
sbuccia via allo specchio la tua immagine.
Siediti. E’ festa: la tua vita è in tavola

*

Derek Walcott

(testo dal web)

Antonia Pozzi, Don Chisciotte

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Magritte, Woman with shadow (1951)

 

I

Sulla città
silenzi improvvisi.

Varchi
con un sorriso indefinibile
i confini:
sai le spine di tutte le siepi.

E vai,
oltre i fiati caldi degli uomini,
il sonno dopo gli amori,
l’affanno e la prigionia.

Su la petraia che è azzurra
come le corolle del lino,
liberata
canti correndo:

ma chiudi gli occhi
se in fondo al cielo
le ali bianche dei mulini
si dilacerano
al vento.

21 febbraio 1935

 

II

Fioche
dalla terra brulla
ti giungono
grida atterrite:

mentre seguita
su l’ala immensa
a rotare
la tua crocefissione.

22 febbraio 1935

*

Antonia Pozzi, “Don Chisciotte” (www.antoniapozzi.it)

L’amoroso abbraccio di Frida

Frida Kahlo - L'amoroso abbraccio dell'universo

Frida Kahlo, L’amoroso abbraccio dell’universo, la terra (Messico), io, Diego e il signor Xólot (1949) – olio su tavola, cm 70 x 60,5

*

Questo quadro di Frida Kahlo ha una straordinaria ricchezza di simboli, legati soprattutto alla mitologia e alla cultura messicana. L’opera fu realizzata da nel 1949 ed il tema principale della pittura riguarda la maternità presentata in un contesto pieno di elementi e riferimenti riguardanti la mitologia azteca e del Messico: vita e morte, notte e giorno, sole e luna, uomo e donna, insieme con le dee creatrici della Terra e della Vita.

Frida, a causa dell’incidente che la coinvolse quand’era ancora adolescente, non poté mai avere figli; così, nel dipinto il suo ruolo di madre viene espresso tenendo in braccio Diego Rivera, pittore fra i più importanti del ‘900 messicano, e compagno di Frida Kahlo per tutta la vita.

 Simbolicamente Frida vuole esprimere la complessità del rapporto amoroso in cui la donna svolge anche il ruolo della madre nei confronti del suo compagno, alimentando la vita, mentre all’uomo è conferito il compito di portare sulla sua fronte il terzo occhio, quello della saggezza, come in questo caso si vede sulla fronte di Diego stesso. L’occhio permette l’unione e la continuità del rapporto fra i due. Dietro queste figure, che potremmo identificare come sposi, si staglia la dea Madre della terra azteca, Cihuacoatl, scolpita nella pietra e, ancora, dietro alla statua e ai due protagonisti, Frida ha dipinto la Madre Universale, che a sua volta li abbraccia tutti e li contiene.

 In primo piano, sulla sinistra, è ritratto il cane di Frida, Itzcuintli Señor Xolotl, che rappresenta Xólotl, il guardiano del mondo dei morti, che ha preso forma di cane per poter osservare il mondo terrestre e sul cui dorso i morti vengono trasportati di notte nel mondo degli inferi. Nel dipinto Xolotl ha anche il compito di vegliare sul rapporto amoroso di Frida e Diego.

 (testo adattato da cultura.biografieonline.it per Sassi d’arte scelti da AnGre))

Frida Kahlo - part. da L'amoroso abbraccio dell'universo
particolari dell’opera

*

(per gentile concessione di: The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation, Cuernavaca © Banco de México Diego Rivera & Frida Kahlo Museums Trust, Mexico)

Tra musica & poesia con Roberto Vecchioni

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Nel proporre ai lettori de Il sasso nello stagno questa canzone di Roberto Vecchioni ci siamo imbattuti in diversi articoli che parlavano della genesi e della materia del testo, così da rendere non semplice lo scrivere due righi appena di presentazione di questa pietra miliare della canzone italiana. Abbiamo allora scelto, semplicemente, di assecondare l’emozione che da sola si fa strada in casi come questo, proponendo il testo del cantautore lombardo ed i versi che lo hanno ispirato, questi ultimi firmati con il primo dei differenti nomi  usati da Fernando Pessoa.

L’immagine dei momenti finali terreni del poeta ripresi da Vecchioni sono anche una sorta di compendio della vita e della poetica del poeta stesso che, in ultimissima analisi, si rende conto dell’ineluttabilità del tempo che fugge e sfugge, sottolineando, al termine di questa esistenza, la priorità di quelle cose che prima gli erano apparse semplicemente di poco conto. Ridicole, come scrivono Vecchioni e Alvaro de Campos, eppure necessarie per ‘sentire’ quel senso delle stelle così importante…

[Angela Greco & Giorgio Chiantini]

*

R.Vecchioni- Le lettere d'amore

 

versi di Alvaro de Campos

 

Tutte le lettere d’amore sono

ridicole.

Non sarebbero lettere d’amore se non fossero

ridicole.

 

Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,

come le altre,

ridicole.

 

Le lettere d’amore, se c’è l’amore,

devono essere

ridicole.

 

Ma dopotutto

solo coloro che non hanno mai scritto

lettere d’amore

sono

ridicoli.

 

Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo

senza accorgemene

lettere d’amore ridicole.

 

La verità è che oggi

sono i miei ricordi

di quelle lettere d’amore

a essere ridicoli.

 

(Tutte le parole sdrucciole,

come tutti i sentimenti sdruccioli,

sono naturalmente

ridicole).

*

Alvaro de Campos, 21 ottobre 1935

il 2 agosto e il Perdono di Assisi

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Porziuncola all’interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Assisi (PG)

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Quella notte in cui Cristo apparve a san Francesco, che pregava in Porziuncola

 All’origine della «Festa del Perdono» c’è un episodio della vita di san Francesco:  una notte del 1216, Francesco d’Assisi era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola. Improvvisamente vi dilagò una vivissima luce e Francesco vide sopra l’altare il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la Madonna, circondati da una moltitudine di Angeli. Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore.

Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza della anime. La risposta di Francesco fu immediata: «Santissimo Padre, benché io sia misero e peccatore, ti prego di concedere ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe, a tutti coloro che, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa».

Gli disse il Signore: «Quello che tu chiedi, o Frate Francesco, è grande, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza».

Francesco si presentò subito dal Pontefice Onorio III, che in quei giorni si trovava a Perugia, e con candore gli raccontò la visione avuta. Il Papa lo ascoltò con attenzione e, dopo qualche difficoltà, diede la sua approvazione, poi disse: «Per quanti anni vuoi questa indulgenza?». Francesco rispose: «Padre Santo, non domando anni, ma anime». E felice si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo richiamò: «Come, non vuoi nessun documento?». E Francesco: «Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, egli penserà a manifestare l’opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni».

E qualche giorno più tardi, insieme ai Vescovi dell’Umbria, disse, tra le lacrime, al popolo convenuto alla Porziuncola: «Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!».

http://www.amicifrancescani.it/perdonoassisi.htm

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Porziuncola, interno

Pablo Picasso, Due donne che corrono sulla spiaggia (La corsa)

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Picasso, Due donne che corrono sulla spiaggia (La corsa)

1922, olio su compensato, cm 34 x 42,5 – Parigi, Musée National Picasso

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Nell’estate del 1922 Picasso propone a Djagilev La corsa come sipario di scena per il balletto Le Train bleu, il cui soggetto è scritto da Jean Cocteau, le musiche composte da Darius Milhaud e i costumi realizzati da Chanel.

Picasso_La corsa

Il piccolo quadro oggi conservato al Musée Picasso di Parigi, doveva fungere da schizzo da presentare al regista. La corsa raffigura due donne enormi e scomposte che corrono sulla spiaggia: il balletto, infatti, celebrava il culto dello sport e del nudismo.

Le due figure, più che intente in una corsa a perdifiato, sembrano stiano danzando. Il riferimento all’antichità è d’obbligo: il drappeggio rigido e fermo delle tuniche e i movimenti poco coordinati rimandano alle menadi danzanti dell’arte greca, e non solo; la composizione ricorda quelle usate per le opere mitologiche di Poussin, conservate alla National Gallery di Londra.

Nonostante le forme gonfie e sproporzionate, le due donne mantengono la loro carica di sensualità. (testo adattato da Picasso, I classici dell’arte, Rizzoli | Skira)