PFM, Impressioni di Settembre per Sassi sonori a cura di Giorgio Chiantini

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Con la PFM e con le prime loro canzoni nasce il Progressive Rock in Italia e nel commentare questo pezzo del 1972, pensavo di poter materializzare con le parole l’emozione che ancora provo nel riascoltarlo. Ma, per quanto mi sforzassi di leggere dentro di me e scriver, e non riuscivo a realizzare l’articolo che volevo. Così, un po’casualmente, ho trovato in rete sul sito della Premiata Forneria Marconi questa intervista che riassume benissimo il tutto. (Giorgio Chiantini)

 Impressioni di Settembre e il Moog raccontati dalla PFM:

 Impressioni di settembre è un brano a cui sono fortemente legato – dice Franco della PFM. E’ uno di quei brani che sono usciti di getto, come un dono del cielo che arriva inaspettato, e al momento giusto. Un momento di ispirazione vissuto sul divano dei miei genitori, con lo sguardo sognante, le dita che trovavano da sole gli accordi che servivano ad accompagnare una melodia che esce di getto, un canto il cui sviluppo cercava di portarmi verso un culmine, una sorta di immagine di apoteosi, di supremo appagamento, di sfogo benefico e positivo che è sfociato nell’inciso musicale.  Impressioni di settembre nacque così e così rimase con la sola aggiunta a posteriori di un momento gridato sulla seconda parte, sollecitato dalle necessità del testo di Mogol.

pfm

Impressioni di Settembre – commenta Franz – venne composto sulla base di una intuizione fantastica di Franco: era la prima canzone che non aveva il classico ritornello. Mi correggo: il ritornello c’era, ma era suonato, non cantato. Quell’inciso era talmente bello che ci sembrava di non avere a disposizione lo strumento adatto per farlo. Provammo con il flauto, ma non aveva la forza evocativa, lo facemmo con la chitarra, ma era troppo normale. Mancava lo strumento… ma questo strumento esisteva. Lo avevamo sentito in un disco di Emerson Like & Palmer che si chiamava “Luky man”. Era uno strumento dalle sonorità nuove, simili a quelle delle tastiere e dei fiati. Sapeva di terra, di cielo, di mare e di tutte queste cose insieme. Ci informammo e venimmo a sapere che si chiamava Moog, dal nome del suo inventore ed era composto da tre oscillatori che creavano delle onde da mescolare insieme. Potevi giocare con delle manopole e creare il tuo suono. Potevi farlo più acuto, più morbido, come volevi: poteva sembrare una sega, un clarino, un ottavino… poteva sembrare tante cose ma era comunque sfacciatamente sintetico e tremendamente bello e affascinante, perché ti scuoteva.

Era la prima volta che si sentiva un suono sintetico e ci entusiasmò. L’importatore per l’Italia Sig. Monzino, accettò di prestarci questo strumento dal costo stratosferico, quando gli dicemmo che avrebbe potuto veramente dare una svolta alla musica italiana come infatti avvenne. Con il suo suono incidemmo Impressioni di Settembre. Uscì il disco e fu un botto pazzesco. Era un suono nuovo, una novità per i sensi, una nuova creazione di immagini e suggestioni. Ci diede una marcia in più (oggi si direbbe un vantaggio competitivo) e ci fece conoscere come un gruppo originale, innovativo. Un vero gruppo di pop music. Il primo in Italia. Fu da questo successo che nacque l’idea di fare il primo LP.

[Testo liberamente tratto dal sito web della PFM]

 Impressioni di Settembre (di Mogol – Pagani – Mussida)

Quante gocce di rugiada intorno a me
cerco il sole, ma non c’è.
Dorme ancora la campagna, forse no,
è sveglia, mi guarda, non so.
Già l’odor di terra, odor di grano
sale adagio verso me,
e la vita nel mio petto batte piano,
respiro la nebbia, penso a te.
Quanto verde tutto intorno, e ancor più in là
sembra quasi un mare d’erba,
e leggero il mio pensiero vola e va
ho quasi paura che si perda…
Un cavallo tende il collo verso il prato
resta fermo come me.
Faccio un passo, lui mi vede, è già fuggito
respiro la nebbia, penso a te.
No, cosa sono adesso non lo so,
sono un uomo, un uomo in cerca di se stesso.
No, cosa sono adesso non lo so,
sono solo, solo il suono del mio passo.
e intanto il sole tra la nebbia filtra già
il giorno come sempre sarà.

*

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2 thoughts on “PFM, Impressioni di Settembre per Sassi sonori a cura di Giorgio Chiantini

  1. A questo punto un altro pezzo dell’intervista mi sembra doveroso su un altro strumento che contribuirà al successo della PFM:
    Il Mellotron
    FRANZ – Una sera ci trovavamo a Riccione, in un locale dove suonavano i Beggars Opera, un gruppo inglese che sarebbe poi ripartito per il suo Paese. Avevano uno strumento pazzesco, che noi avevamo già sentito in un disco dei King Crinson e in altri dischi inglesi dell’epoca. Sembrava un’intera orchestra. Noi siamo impazziti, lo abbiamo comprato e ci siamo presi anche il loro tecnico. Era l’unico che sapesse aggiustare il Mellotron, che è uno strumento estremamente delicato, non proprio il massimo da portare in giro tutti i giorni. Era come un registratore, con una serie di nastri tesi da molle. Ogni tasto ne azionava uno, ma si aggrovigliavano con estrema facilità. Cosicché, specialmente dopo un trasporto, quando provavi a suonare, certe volte venivano fuori dei suoni spaventosi, da mucca marina incazzata. Era un incubo: tutte le volte che portavamo in giro il Mellotron era come se portassimo una reliquia della Madonna, però era talmente mitico che quando arrivavamo per una serata e scaricavamo il catafalco di legno che conteneva tutti quei  sempre un capannello di persone attorno. La magica reliquia fu usata per la prima volta all’Altro Mondo di Rimini. Ad un certo punto abbiamo fatto spegnere tutte le luci, tenendo solo uno spot su Flavio che suonava. 
    FLAVIO – Durante lo spazio dedicato all’improvvisazione andai come spinto da un desiderio incontrollabile su quello strumento. Grazie ad una magica sonorità di archi, sia al sottoscritto che alle migliaia di persone davanti a noi venne un lunghissimo brivido, più vicino alla commozione che all’emozione.Franz – Sì è vero, venne a tutti la pelle d’oca. Certamente questo strumento ha dato molto al suono della PFM. In quei nastri preregistrati abbiamo scoperto un sacco di sorprese: una famosa scala di chitarra di Bungalow Bill dei Beatles nel primo tasto, l’effetto di un hit dei Moody Blues nel secondo tasto… e così via. Ci impadronimmo di tutti questi tesori e quando uscì la ‘Carrozza di Hans’ facemmo sensazione con una serie di accordi di violini, tutti presi dal Mellotron.

    FLAVIO – Insieme al Moog, il Mellotron è uno degli strumenti che più di ogni altro ha segnato la storia della PFM e credo anche la mia vita di artista. Non che io rinneghi il pianoforte o la mia prima fisarmonica, ma con essi ho un rapporto quasi di odio-amore.
    Durante la mia infanzia e la mia adolescenza ho passato così tante ore a studiare Bach o Mozart che mi è impossibile dimenticare quei sacrifici, sicuramente ricompensati dalla grande fortuna di potere fare musica tutta la vita, sacrifici che però mi hanno fatto rinunciare ad un sacco di partite di calcio con i miei amici.

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