Guido Reni, Atalanta e Ippomene

Guido_Reni_-_Atalanta_e_Ippomene_(Napoli)

Guido Reni, Atalanta e Ippomene, 1625

olio su tela, cm 192 x 264 – Museo di Capodimonte (Palazzo reale), Napoli

Soggetto della tela è il mito greco di Atalanta e Ippòmene. Atalanta, figlia del re Iaso, per sfuggire alle nozze dichiarò che avrebbe sposato solo colui che sarebbe riuscito a batterla in una gara di corsa. Essendo ella molto veloce, vinceva e uccideva tutti i pretendenti alla sua mano. Ippòmene riuscì a batterla con uno stratagemma: durante la corsa lasciò cadere tre mele d’oro dategli d’Afrodite; la fanciulla si attardò a raccoglierle e perse la gara. Il mito narra inoltre che i due sposi consumarono le nozze nel tempio di Demetra e la dea, adirata, li trasformò in una coppia di leoni per trainare il suo carro.

Guido_Reni_-_Atalanta_e_Ippomene_(Napoli)

Composizione di raffinato calcolo, esalta il gioco di gesti contrapposti tra le due figure disposte su due diagonali che si intersecano. Il senso del movimento è espresso quasi esclusivamente dalle ampie volute dei mantelli, mentre i levigati corpi eburnei dei due protagonisti si stagliano luminosi sullo sfondo a tonalità grigio-brune. Nella tela, la struttura compositiva sostenuta da un ideale equilibrio geometrico di diagonali conferisce alle due figure in corsa una scansione ritmica sottolineata da una lama di luce laterale; la rigorosa misura formale non impedisce l’espressione segreta della vita e dei sentimenti, in un continuo rapporto dialettico fra natura e regola classica. Le figure emergono da un fondo scuro di memoria caravaggesca, ma l’uso della luce è diverso nei due artisti: Caravaggio esalta la tensione espressiva, Reni modella le figure sottolineando la fisicità sensuale secondo canoni classici e dove il sublime contrapposto dei corpi bianchi riesce a immobilizzare il movimento in una sorta di perfetta eternità. Guido_Reni_-_Atalanta_e_Ippomene_(Napoli) - Copia

Per certi versi, l’artista sembra anticipare soluzioni barocche: il panneggio, infatti, appare strutturato contro i corpi e appare autonomo rispetto alle figure, che invece si stagliano in tutta la loro immota monumentalità.  Al Prado di Madrid è conservata un’altra versione del dipinto, di identiche dimensioni, dove si può notare la stessa tensione emotiva dell’Atalanta e Ippomene napoletano.

Probabilmente l’opera fu eseguita da Reni per il Duca di Mantova, grazie al tramite di Andrea Barbazza, letterato (membro della Accademia degli Umoristi) che gravitava attorno alla corte di Scipione Borghese. La tela fu in seguito acquistata dai Borbone sul mercato romano a ridosso delle convulse vicende del 1799 (anche altre opere furono così acquisite; ad es., il Paesaggio con la ninfa Egeria di Lorrain). Spedito a Napoli, il dipinto, insieme alle altre acquisizioni borboniche, fu sistemato tra il 1801 ed il 1805.

(da http://assistentimuseali.xoom.it/atm2003/atalanta.htm per Sassi di arte a cura di G.Chiantini & A.Greco)

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4 thoughts on “Guido Reni, Atalanta e Ippomene

  1. Se vi fa piacere potete andare a consultare un nostro precedente articolo apparso sul nostro blog il 18 luglio scorso intitolato “Fanciulle greche raccolgono ciottoli sulla riva del mare” di Frederic Leighton (1871), e quindi osservare come questo pittore si sia ispirato certamente all’opera di Guido Reni e come la ragazza all’estrema sinistra della pittura, intenta a raccogliere ciottoli, sia identica in atteggiamento e postura alla Atalanta del Reni.

  2. Ringrazio Giorgio per il collegamento tra le due opere che qui abbiamo ospitato, aggiungendo che quel senso di movimento esercita un’attrazione particolare: quasi si avvertisse quello stesso vento frusciare, ho avuto la piacevole sensazione di abbandonare per un momento la staticità non solo della tela, ma del giorno stesso in cui sono / siamo costretti da un quotidiano che immobilizza la voglia di essere altrove…Due opere di ampio respiro, direi, dove si aprono sguardo e spazio nell’atto stesso del movimento danzante di vesti e personaggi….( scusate la digressione ^_^ )

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