Lucio Dalla, tra musica e poesia – a cura di Giorgio Chiantini per Sassi sonori

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L’articolo odierno è dedicato ad un geniale cantautore italiano, Lucio Dalla – ancora oggi tra gli artisti più ascoltati ed ascoltato da più generazioni – e ad introdurlo mi piace sia proprio un preciso verso, che trovo tra i più belli di sempre, non solo se si parla di musica, ma di poesia in generale: “Così lei restò sola nella stanza, la stanza sul porto con l’unico vestito, ogni giorno più corto”, tratta da 4 Marzo 1943 (le cui parole sono state scritte da Paola Pallottino) in cui Dalla, cantando, parla senza mai esplicitare di una mamma incinta, forse simbolicamente alludendo alla sua stessa attesa, del graduale scorrere della gravidanza e della povertà al tempo  della guerra. Tutto in un unico contesto senza dire nessuna parola chiave, ma evocando un mondo che in poche parole sembra a portata di mano. Ogni volta che ascolto questo brano rimango affascinato dal genio celato dietro quel verso e quella canzone tutta ed ogni tanto mi sovvengono anche le parole “Caro amico ti scrivoda L’anno che verrà,  canzone abusata, ma ancora così bella, forse passata troppe volte in radio tanto da perdere quel fascino di cui era carica, ma che, considerata solo per se stessa, ritorna ad essere un piccolo gioiello.

Un altro testo degno di nota che, pur essendo già presente come omaggio al suo autore qui sul blog, ho comunque voluto includere in questa rubrica è quello di Futura: siamo sul finire degli anni ’70, Lucio Dalla è già popolare e parte per Berlino, come ricorda egli stesso in un’intervista – di cui (mi spiace davvero) non riesco a rintracciare l’autore – il cui estratto è reperibile on-line. [Giorgio Chiantini]

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fotografia di Mario de Biasi

 

§ Il testo di Futura nacque come una sceneggiatura, poi divenuta canzone. La scrissi una volta che andai a Berlino. Non avevo mai visto il Muro e mi feci portare da un taxi al Charlie Check Point, punto di passaggio tra Berlino Est e Berlino Ovest. Chiesi al tassista di aspettare qualche minuto. Mi sedetti su una panchina e mi accesi una sigaretta. Poco dopo si fermò un altro taxi. Ne discese Phil Collins che si sedette nella panchina accanto alla mia e anche lui si mise a fumare una sigaretta. In quei giorni a Berlino c’era un concerto dei Genesis, che erano un mio mito. Tanto che mi venne la tentazione di avvicinarmi a Collins per conoscerlo, per dirgli che anch’io ero un musicista. Ma non volli spezzare la magia di quel momento. Rimanemmo mezz’ora in silenzio, ognuno per gli affari suoi. In quella mezz’ora scrissi il testo di Futura, la storia di questi due amanti, uno di Berlino Est, l’altro di Berlino Ovest, che progettano di fare una figlia che si chiamerà Futura”. Futura sarà poi pubblicata nell’album Dalla del 1980.

Curiosità: il cantautore bolognese in effetti aveva già citato Berlino in una sua canzone, precisamente Disperato Erotico Stomp, e questa era la strofa:

Girando ancora un poco ho incontrato uno che si era perduto /gli ho detto che nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino / mi guarda con la faccia un po’ stravolta e mi dice “sono di Berlino”. / Berlino, ci son stato con Bonetti, era un po’ triste e molto grande / però mi sono rotto, torno a casa e mi rimetterò in mutande.

*

Futura (testo)

Chissà chissà domani
su che cosa metteremo le mani
se si potrà contare ancora le onde del mare
e alzare la testa
non esser così seria, rimani
i russi, i russi gli americani
no lacrime non fermarti fino a domani
sarà stato forse un tuono
non mi meraviglio
è una notte di fuoco
dove sono le tue mani
nascerà e non avrà paura nostro figlio
e chissà come sarà lui domani
su quali strade camminerà
cosa avrà nelle sue mani.. le sue mani
si muoverà e potrà volare
nuoterà su una stella
come sei bella
e se è una femmina si chiamerà Futura.
Il suo nome detto questa notte
mette già paura
sarà diversa bella come una stella
sarai tu in miniatura
ma non fermarti voglio ancora baciarti
chiudi i tuoi occhi non voltarti indietro
qui tutto il mondo sembra fatto di vetro
e sta cadendo a pezzi come un vecchio presepio.
Di più, muoviti più fretta di più, benedetta
più su, nel silenzio tra le nuvole, più su
che si arriva alla luna,si la luna
ma non è bella come te questa luna
è una sottana americana
Allora su mettendoci di fianco,più su
guida tu che sono stanco, più su
in mezzo ai razzi e a un batticuore, più su
son sicuro che c’e’ il sole
ma che sole è un cappello di ghiaccio
questo sole è una catena di ferro
senza amore, amore, amore, amore.
Lento lento adesso batte più lento
ciao, come stai
il tuo cuore lo sento
i tuoi occhi così belli non li ho visti mai
ma adesso non voltarti
voglio ancora guardarti
non girare la testa
dove sono le tue mani
aspettiamo che ritorni la luce
di sentire una voce
aspettiamo senza avere paura, domani

 

*

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14 thoughts on “Lucio Dalla, tra musica e poesia – a cura di Giorgio Chiantini per Sassi sonori

  1. “[…] aspettiamo senza avere paura, domani”

    condensata in questo verso finale è tutta la musica della vita…un plurale che ci fa sperare in quel domani e nel coraggio stesso di vivere. Questa canzone di Dalla, la mia preferita, presentata due volte qui sul blog – come tributo e come articolo di questa rubrica ben riuscita e per la quale ringrazio Giorgio di cuore – è un inno alla capacità di essere oltre le divisioni imposte, oltre la storia a cui ci costringono, oltre le scelte che ci vorrebbero divisi…Un domani declinato al femminile, un futuro ribattezzato con nome di donna, perché già speranza, fortemente desiderato in nome dell’amore….
    Mi si perdonerà la digressione, ma davvero ci sono testi che sono per se stessi poesia e ai quali non ci si può sottrarre

  2. Queste parole che hai voluto aggiungere a quest’articolo, scritte da un poeta, riescono a farci comprendere meglio come questa canzone sia veramente un inno alla vita e alla libertà nel nome dell’amore, che variamente abusato, è e resta il vero motore della nostra esistenza.
    Grazie Angela del tuo prezioso contributo.

  3. Immediata una considerazione: Lucio D. come Lucio B. recepivano ed apprezzavano la musica anglosassone ma non viceversa tant’è che i Loro unici flop furono all’estero.

  4. Sono d’accordo con quello che dice Angela e con la bella nota di G. Chiantini: Dalla è un grande cantautore e un poeta oltre che un interprete eccezionale, originale, unico. La sua voce trasmette gioia anche nel “semplice” vocalizzo. Ironia, speranza nei suoi testi.

    Un caro saluto,

    Rosaria Di Donato

  5. Grazie Lorenzo e grazie Rosaria per i Vostri interventi in questa data, 4 marzo, legata a doppio filo a Lucio Dalla! Un carissimo saluto 😀 mentre leggo un altro pezzo che amo molto, Piazza Grande…

    “Santi che pagano il mio pranzo non ce n’è
    Sulle panchine in Piazza Grande
    Ma quando ho fame di mercanti come me qui non ce n’è

    Dormo sull’erba e ho molti amici intorno a me
    Gli innamorati in Piazza Grande
    Dei loro guai dei loro amori tutto so, sbagliati e no

    A modo mio avrei bisogno di carezze anch’io
    A modo mio avrei bisogno di sognare anch’io

    Una famiglia vera e propria non ce l’ho
    E la mia casa è Piazza Grande
    A chi mi crede prendo amore e amore do, quanto ne ho

    Con me di donne generose non ce n’è
    Rubo l’amore in Piazza Grande
    E meno male che briganti come me qui non ce n’è

    A modo mio avrei bisogno di carezze anch’io
    Avrei bisogno di pregare Dio
    Ma la mia vita non la cambierò mai mai
    A modo mio quel che sono l’ho voluto io

    Lenzuola bianche per coprirci non ne ho
    Sotto le stelle in Piazza Grande
    E se la vita non ha sogni io li ho e te li do

    E se non ci sarà più gente come me
    Voglio morire in Piazza Grande
    Tra i gatti che non han padrone come me attorno a me”

  6. Non so se per caso o per fortuna, l’autore del post ha scelto la canzone che segna la metamorfosi dell’artista bolognese, da geniale musicista a divo da hit parade (già se ne era avuta qualche avvisaglia con Banana Republic). Dalla era un clarinettista e amava il jazz. Raramente ha scritto le parole che cantava. Negli anni ’70 alcuni suoi dischi, senza dubbio i migliori, ebbero l’onore delle parole del poeta Roberto Roversi. Le parole di 4 marzo 1943 furono scritte da Paola Pallottino e non da Lucio Dalla. Dopo il 1980 Dalla diventa un altro, artista di classifica e di potere, non mi manca affatto dal momento che l’ultimo disco buono l’ha fatto nel 1979.

    1. Grazie Flavio per queste precisazioni sul tuo conterraneo che abbiamo provveduto a riportare nell’articolo, in cui erroneamente avevamo attribuito a Dalla il verso citato in apertura e, quindi, il testo di 4marzo 1943. A questo servono i collaboratori, mio caro, a rileggere e ad apportare il proprio contributo 😉
      “Futura” é un omaggio a me fattomi dall’autore dell’articolo e amico carissimo, sapendo che è una delle canzoni che più mi piace dell’artista bolognese 🙂

      Un grazie particolare a te, invece, per il link di Nuvolari, qui sotto riportato, con cui ho in comune l’anno di nascita 🙂 un abbraccio

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