Marc Chagall, Apparizione (a cura di Giorgio Chiantini & Angela Greco)

Apparizione Chagall

Marc Chagall, Apparizione (1917-1918)

collezione privata, in deposito presso il Museo di Stato russo, San Pietroburgo

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Questo nuovo appuntamento dei Sassi di arte presenta ai suoi lettori un’opera poco nota di Marc Chagall, Apparizione, realizzata agli inizi del Novecento, che attrae per la scelta minima di colori rispetto alla tavolozza di questo artista e per la sistemazione sulla tela degli elementi rappresentati, racchiusi in un quadrato suddiviso in elementi triangolari convergenti in un ipotetico centro, che esula dal riferimento classico di convergenza prospettica.

Apparizione Chagall - Copia (2)
dettaglio dell’angelo

Al primo impatto visivo l’opera rimanda immediatamente ed inequivocabilmente all’iconografia di un’Annunciazione; ma ad una analisi successiva ci si accorge che non è questo l’oggetto della pittura. Allora l’artista cosa vuole comunicare?

Chagall condivide l’idea della trasformazione dell’immagine in testo così come è stato per la generazione prebellica, che storicamente si distingueva dal simbolismo “fin de siècle”: l’immagine dipinta, si sostiene, è interamente frutto d’invenzione e non discende in alcun modo dall’imitazione del mondo reale, così come era stato per i Simbolisti. In altre parole, l’immagine è “idea” e non “impressione”: le diverse parti del quadro si possono rimandare a questa o quella forma sensibile – fiori, corpi, montagne, frutta, case, volti, ecc. – ma acquistano senso definito e specifico esclusivamente nel contesto della composizione, quasi fossero nominate per la prima volta o disegnate ex novo.

Apparizione Chagall
dettaglio degli specchi

Mai come in Apparizione, dipinto del 1917, Chagall è tanto esplicito sul carattere immaginativo delle proprie rappresentazioni. E anche in questo caso si comprende appieno il dipinto solo riconoscendone le fonti e articolando il dialogo con la storia dell’arte. L’artista rappresentato sulla tela è in studio, un riferimento all’alter ego pittorico di Chagall: dalle finestre osserviamo i tetti della città; sullo sfondo una scrivania con una candela e al centro del quadro un piccolo tavolino con centrini, un omaggio alle arti decorative e alla quiete della casa. Appena più lontani tre specchi – oggetti magici nell’universo poetico di Chagall al pari delle lampade, dell’occhio animale e delle finestre – e nel primo specchio, in un gioco “cubista” di scomposizioni che prefigura l’intero quadro, si riflette la tela cui l’artista sta lavorando, bianca e in attesa di essere iniziata.

Ed è proprio l’attesa l’esperienza artistica al centro della composizione: l’artista siede al cavalletto e si chiede cosa dipingere o raccontare e l’invenzione del tema è il suo primo problema. L’ispirazione è intermittente e a volte manca del tutto. Che fare? Un angelo annunziante si incarica di rispondere all’angosciosa domanda: entra in scena dall’angolo in alto a destra della composizione e apostrofa l’artista quasi a intimargli di non rinunciare, mentre nubi ultraterrene sorreggono il messaggero e si estendono all’intero atelier, rimandando a dimensioni di sogno a occhi aperti, di rapimento. Il tutto accade, perché agli occhi di Chagall l’artista è comunque un eletto, come un profeta o un santo, e l’angelo si rivolge a lui direttamente, poiché lo ha scelto, ha scelto il predestinato della pittura. Accompagnati da frammenti superstiti di iconografie tradizionali, questo processo creativo è descritto come un’Annunciazione e si distingue da altre opere dell’artista, per l’elegante riduzione della tavolozza ricorrendo esclusivamente a grigi e azzurri.

Annunciazione El Greco
El Greco, Annunciazione, conservata a Budapest (1595-1600 circa)

Tale riduzione è strettamente legata all’immagine considerata modello di Apparizione, ossia l’Annunciazione di El Greco, conservata a Budapest (1595-1600 circa): Chagall assimila il complesso gioco di grigi e azzurri che caratterizza il dipinto di El Greco e conferisce al proprio artista la posa di Maria. Riproduce infine fedelmente la figura dell’angelo nel gesto, il profilo, la collocazione compresi ali e panneggi, che esibiscono la citazione del modello manierista dell’artista ispiratore e c’è un solo dettaglio che Chagall non riprende della figura angelica dell’Annunciazione di Budapest: il volto dell’angelo. Di quest’ultimo elemento se ne può individuare facilmente la fonte in un’altra opera di El Greco, la Trinità del Prado (1577-1579) i cui l’angelo il cui profilo Chagall cita (rovesciato) occupa il primo piano a sinistra e sorregge la figura esamine del Cristo.

[a cura di Giorgio Chiantini & Angela Greco, liberamente tratto da “Chagall”, Dossier Art n.313 (settembre 2014), commentato da Michele Dantin, Giunti editore.]

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