Cesare Pavese, poesia datata 17 dicembre 1928

Cielo

 

Un poeta è passato

attraverso l’oceano balenante

dell’atmosfera di pietra e d’acciaio

della città notturna.

 

Lungo le strade rugghiano

infrangendosi in scoppî

le forze inesorabili,

calmi fiumi di stelle

che impazziscono in gorghi.

 

Il poeta attraversa

tutto il cielo notturno

e ha gesti grandi, come chi combatta.

 

Un uomo che cadesse tra le stelle

serrerebbe così

le mani dall’angoscia sulle tempia,

rantolando nel ritmo.

 

Negli aloni di luce

il poeta s’agguaglia nel delirio

agli uragani cosmici di forza

della città notturna.

 

[17 dicembre 1928]

*

Cesare Pavese, da Prima di “Lavorare stanca” 1923-1930

tratto da Cesare Pavese, Le poesie, Einaudi

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