Gabrielle d’Estrées e sua sorella, Scuola di Fontainebleau

scuola di Fontainebleau

Gabrielle d’Estrées e sua sorella, 1595

Scuola di Fontainebleau,

cm 96 x 125. Museo del Louvre, Parigi

*

Il dipinto ritrae la bionda Gabrielle d’Estrées e sua sorella, la bruna duchessa di Villars, figlie di un marchese e nipoti di un conte, in un atteggiamento erotico e abbastanza originale per l’epoca, in un’opera giustificabile alla luce del movimento artistico a cui appartiene, sviluppatosi nella Francia del XVI secolo per volere del mecenate, Francesco I e denominato Scuola di Fontainebleau: desiderio del re era quello di creare a corte un ambiente colto in un clima di raffinatezza, che potesse ricreare i fasti del Rinascimento Uno stile che combinava scultura, pittura, decorazione, stucchi e cura dei giardini. Del movimento fecero parte tra gli altri Rosso Fiorentino, Benvenuto Cellini, Luca Penni, Francesco Primaticcio ed altri anonimi artisti francesi. In questo ambiente artistico venne presto codificato il mito della nobildonna svestita, in quanto accostato a quello della ninfa della omonima fonte – spesso rappresentata dagli artisti francesi del XVI secolo –  da cui trasse il nome il movimento stesso.scuola di Fontainebleau

Le due sorelle, difatti, sono immerse in una sorta di vasca da bagno: ad attrarre l’attenzione è il “pizzicotto” sul capezzolo di Gabrielle, notoriamente l’amante ufficiale del re di turno Enrico IV: quest’ultimo, sposato alla sterile Margherita, non riusciva a dare a sé stesso e alla nazione un erede. Riuscì però a far colpo sulla giovanissima Gabrielle: il gesto da parte della sorella nella vasca del toccarle il seno, simbolo di maternità, allude al fatto che presto la giovane diventerà madre e genererà l’erede al trono, mentre il recare tra le dita un anello matrimoniale sta a significare il ruolo della medesima Gabrielle di sostituzione della regina Margherita.

Notizie sulla Scuola di Fontaineblau

Francesco I, desiderando ricreare una Corte ricca e raffinata, ma anche colta, all’altezza delle Corti Rinascimentali, decise la ristrutturazione di un padiglione medievale da caccia situato nella foresta di Fontainebleau, nei pressi di Parigi, con lo scopo di farne la propria residenza; i lavori, iniziati nel 1528, si protrassero per decenni, durante i regni di vari sovrani ed il Gotico e lo stile il classicheggiante, fino a quel momento prediletti dai francesi, vennero sostituiti dallo stile del Rinascimento italiano.

Il Castello aristocratico e ricco che Francesco I desiderava, fu realizzato e decorato quasi esclusivamente da artisti rappresentativi del Manierismo italiano: i tratti stilistici fondanti della Scuola di Fontainebleau si rilevavano principalmente nel descrittivismo degli arredi, nel decorativismo delle strutture e delle rifiniture e nella particolare attenzione alla vista d’insieme negli interni, oltre che nelle parti esterne. Non solo le strutture furono curate, ma anche tanti oggetti di uso comune furono appositamente disegnati e decorati dagli artisti che si succedettero nei lavori della reggia.

Nel 1530 da Venezia arrivò Rosso Fiorentino, raggiunto due anni dopo, da Francesco Primaticcio, che lasciò la corte Gonzaga a Mantova: il nuovo sistema decorativo di Rosso Fiorentino collegato allo stile di Francesco Primaticcio, coniugherà insieme formule artistiche fiorentine e mantovane, influenzando a lungo la produzione artistica francese che, sino alla morte di Enrico IV nel 1610 verrà nominata  “stile Fontainebleau” e combinerà scultura, lavori in ferro battuto, pittura, stucco ed intarsi negli interni e per gli esterni, introducendo i giardini “parterre”, mentre i dipinti allegorici verranno accoppiati alle forme plastiche delle grandi cornici, agli  arabeschi e alle grottesche.

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La ninfa di Fontainebleau

 

Il re francese Enrico IV, intorno al 1550 aggiunse la corte che porta il suo nome, Cour des Princes, la Galerie de Diane de Poitiers e la Galerie des Cerfs, utilizzata come biblioteca e gli artisti che decoreranno questa parte del castello, creeranno quella che verrà ricordata come “Seconda scuola di Fontainebleau”. Alcuni di questi artisti, con la loro origine fiamminga, porteranno un rinnovamento tanto nella scelta dei temi quanto nello stile, con predilezione per un colore più caldo e contrastato. A Benvenuto Cellini, il maggior orafo del Rinascimento, venne commissionata per la Porte Dorée, una statua in bronzo della Ninfa di Fontainebleau (1542), attualmente esposta al Museo del Louvre di Parigi; l’artista fiorentino lavorò anche a due Vittorie, a due Satiri ed a nuove decorazione lasciate incomplete, poiché fu costretto nel 1545 a tornare a Firenze per sottrarsi alle accuse ed agli intrighi della duchessa d’Étampes, l’amante del re.

Nota: il termine Ecole de Fontainebleau venne coniato nel XIX secolo, quando, sotto Luigi Filippo, il castello venne restaurato, suscitando un rinnovato interesse. (fonti varie dal web)

[a cura di Angela Greco & Giorgio Chiantini per Sassi di arte]

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