Lady Day: il canto dall’anima di Billie Holiday, a cura di Giorgio Chiantini

Billie HolidayInizio questo articolo riportando le parole di Tony Scott, suo musicista collaboratore: “[…] Billie Holiday è stata e sempre sarà un simbolo della solitudine: una vittima dell’american way of life come donna, come nera e come cantante jazz. Tutti ascoltano i dischi di Billie, tutti conoscono il suo nome. La sua voce tocca chiunque, anche chi non capisce le parole, perché il suo canto nasce direttamente dall’anima. L’anima di un essere umano molto profondo, che capisce la tristezza, la felicità, la solitudine, il successo e che fu sempre destinata ad avere un no good man a fianco, un buono a nulla”.

Billie Holiday Nasce con il nome di Eleanor Fagan a Baltimora il 7 aprile del 1915. Il padre, Clarence Holiday, abbandona la famiglia molto presto mentre la madre non è certamente persona, e tantomeno madre, convenzionale. A causa di questo desolante quadro familiare, Billie cresce sostanzialmente sola e con notevoli problemi caratteriali. Una delle tante leggende che circolano sul suo conto, le attribuisce addirittura un passato di prostituzione, esercitata in giovanissima età per guadagnarsi da vivere e sollevarsi dal regime di miseria in cui versava la sua famiglia.i

La sua vita ha una svolta quando, trasferitasi a New York, viene scoperta da John Hammond, un artista che cantava in un Club di Harlem e che disponeva di notevoli agganci e conoscenze. Nel 1933 Hammond arrangia per lei, con Benny Goodman (ossia uno dei massimi clarinettisti, sia classici che jazz, della storia), un paio di pezzi che segnano l’inizio della sua carriera. Nello stesso anno apparve nel film di Duke Ellington “Symphony in black”.

In seguito entra a far parte di una delle orchestre più in voga del momento, quella di Count Basie e incide una canzone con l’orchestra di Artie Shaw. Ormai nel “giro”, sembra che la sua carriera stia per decollare, tant’è che le collaborazioni e le richieste di incisioni si susseguono; sul fronte delle produzioni più importanti, sono da segnalare diversi dischi con il pianista Teddy Wilson e il sassofonista Lester Young – altri nomi storici del jazz – e proprio quest’ultimo le attribuirà il celebre soprannome di “Lady Day”. Lady Day che, nel 1939, diventerà la stella del Cafe Society. Sull’onda del successo, ormai riconosciuta come una delle voci più intense della musica, incide la splendida “Strange Fruit”, un capolavoro di interpretazione e un inno contro il razzismo di cui lei stessa in fondo è vittima. Il brano, per reazione di alcuni ambienti conservatori, viene vietato in diversi paesi.

 

Negli anni Quaranta e Cinquanta Billie Holiday si esibisce, con grande successo, in locali di tutti gli Stati Uniti e nel 1946 recita nel film “New Orleans” con Louis Armstrong, ma sfortunatamente è proprio in questo periodo che comincia a fare uso di eroina: lo sregolato e dissoluto regime di vita a cui si sottopone interferisce pesantemente con la sua carriera, rovinandole fra l’altro la preziosa voce. Nel 1956 scrive “La Signora canta il blues”, la sua autobiografia, da cui fu tratto un film con Diana Ross nel 1973. Nel 1959, dopo la sua ultima incisione, subisce un attacco di epatite e viene ricoverata in ospedale a New York. Anche il suo cuore ne risente. Muore il 17 luglio, all’età di 44 anni, con la polizia attorno al suo letto.

[a cura di Giorgio Chiantini]

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3 thoughts on “Lady Day: il canto dall’anima di Billie Holiday, a cura di Giorgio Chiantini

  1. Bellissima voce che adoro. Ho una raccolta di sue canzoni che ascoltavo sul caro, vecchio giradischi. Un regalo che ho sempre molto apprezzato. Risentire qui la sua voce mi ha emozionata. Grazie. Isabella

    1. Grazie a te Isabella che segui sempre con interesse e coinvolgimento i nostri post.
      Amo molto il jazz e in particolare questa cantante. La sua voce è inconfondibile, è dolce come il miele, ti entra dentro e lascia il segno fino in fondo all’anima emozionandoti. Possiedo diversi suoi cd e ho sempre una playlist sul mio Ipod che ascolto sempre molto, molto volentieri.

      1. Caro Giorgio, anch’io amo il jazz, non tutto in realtà, ma la voce di Billie come dici tu è inconfondibile e ripeto ascoltarla è una delizia. Emoziona davvero. Grazie per le cose belle che raccontate e penso che poterle condividere sia molto positivo . E’ cultura che vola. Un abbraccio. Isabella

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