Tiziano e la sua Venere allo specchio

640px-Titian_Venus_Mirror_(furs)

Tiziano, Venere allo specchio (1555 circa)

olio su tela, cm 124, 5 x 104,1 – National Gallery of Art, Washington

La tela raffigura Venere seminuda seduta sul letto nell’atto di ammirare la propria immagine riflessa in uno specchio tenuto da un Amorino, mentre un altro Amorino regge una ghirlanda di fiori. È questa l’unica versione di indiscutibile autografia tra le numerose tele in cui Tiziano rappresentò, introducendo alcune varianti, questo soggetto. La tela si trovava nello studio del pittore ancora nel 1576, al momento della sua morte; probabilmente l’artista la volle tenere per sé, perché ne era particolarmente soddisfatto e per utilizzarla come modello per successive repliche.

640px-Titian_Venus_Mirror_(furs)Venere è ritratta con una mano poggiata sul seno e l’altra sul grembo, in un atteggiamento pudico che ricorda quello della famosa statua romana della dea (Venus pudica) appartenuta ai Medici e oggi conservata agli Uffizi. Tiziano potrebbe aver visto la scultura o una sua copia durante il soggiorno romano del 1545-1546 ma, pur ispirandosi a un modello antico, realizzò un’immagine di calda sensualità attraverso un uso sapiente della luce e lo sfruttamento delle potenzialità offerte dal colore a olio (David Alan Brown). Recenti indagini radiografiche condotte sul dipinto hanno rivelato come inizialmente Tiziano avesse pensato di ritrarre Venere decorosamente abbigliata con una camicia bianca e hanno inoltre mostrato, come per quest’ opera il pittore si sia servito, capovolgendola, di una tela su cui aveva dipinto due figure di tre quarti, un uomo e una donna. Nel ri-dipingere la tela con la Venere allo specchio, il pittore lasciò visibile il manto della figura maschile precedentemente realizzata, trasformandolo con sorprendente abilità nello splendido brano del drappo di velluto scarlatto che avvolge la parte inferiore del corpo della dea.Titian_Venus_Mirror_(furs)

Venduta nel1581 dal figlio del pittore a Cristoforo Barbarigo, fu ceduta dagli eredi di quest’ultimo allo zar Nicola I nel 1850; nel 1931, infine, il collezionista Adrew Mallon acquistò il dipinto dall’Ermitage e sei anni dopo lo donò alia National Gallery di Washington.

[Testo adattato da I grandi maestri dell’arte, Tiziano – Skira per Sassi di arte scelti da AnGre]

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