Masolino, Madonna dell’umiltà

Masolino - Madonna dell'umiltà
Masolino, Madonna dell’umilità, tempera su tavola, cm 110,5×62 – Firenze, Galleria degli Uffizi

 

Destinata verosimilmente a un piccolo altare di cappella o alla parete di un’ignota residenza patrizia, questa tavola, dalla comparsa sul mercato antiquario a Londra nel 1930, venne pubblicata per la prima volta da Longhi nel 1940 confermando il lavoro a Masolino e togliendolo definitivamente dalla scuola dell’Angelico alla quale era stato riferito nella vendita londinese.

Il dipinto raffigura la Madonna dell’umiltà secondo un’iconografia fiorentina diffusasi alla fine del Trecento e sempre lo studioso Longhi propose una datazione tra il 1430 e il 1435, successivo al sodalizio con Masaccio, interrottosi per la prematura scomparsa di quest’ultimo nel 1428, e precedente il ciclo pittorico masoliniano di Castiglione Olona. Il Longhi faceva osservare infatti, accanto all’eleganza sinuosa delle pieghe che poteva far pensare a un’opera giovanile influenzata da Lorenzo Monaco, una tonalità scura del colore e una tornitura delle forme impensabili senza il precedente masaccesco. Sebbene il riferimento della pittura a Masolino abbia incontrato il favore di quasi tutta la critica, non sono mancate alcune voci discordanti, che vorrebbero l’opera attribuita ad altre personalità di spicco del primo Quattrocento fiorentino vicine al già menzionato Lorenzo Monaco.

Masolino - Madonna dell'umiltà

Tommaso di Cristoforo Fini, detto Masolino, era probabilmente nato a Panicale di Renacci (1383 e morto a Firenze nel 1440 circa), nel Valdarno superiore, non molto lontano da San Giovanni, luogo natio di Masaccio. Quando si iscrisse all’Arte dei Medici e Speziali, nel 1423, era un uomo di quarant’anni e, per questa ragione, più che di un discepolato fra Masaccio – peraltro sui ventidue anni e già pittore autonomo – e lui, si deve parlare di una collaborazione tra personalità di diversa indole artistica: quella di Masolino programmaticamente ancorata alle seduzioni naturalistiche del gotico, e quella di Masaccio già predisposta al rigore formale determinato dal rinnovato studio dell’antico. [adattamento da Masaccio e i pittori del suo tempo agli Uffizi – Skira per Sassi di arte scelti da AnGre]

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2 thoughts on “Masolino, Madonna dell’umiltà

  1. La pittura è di qualità altissima e in uno stato di conservazione molto buono, se si esclude una ridipintura sulla parte destra. La Madonna è rappresentata con una postura inclinata, ispirata ai gruppi scultorei delle “Belle” Madonne allora molto diffuse (come la Madonna di Krumlov).

    L’opera, se assegnata a Masolino, sarebbe emblematica della produzione prima del sodalizio con Masaccio, documentato a partire dal 1424. Si tratta di una Madonna col Bambino raffigurata mentre allatta e seduta in terra, su un semplice cuscino, per cui detta dell'”Umiltà”, in contrapposizione al tipo della Maestà che era invece raffigurata su un trono. Questo tipo di iconografia fu molto frequente a Firenze fra la fine del Trecento e i primi decenni del Quattrocento.

    L’opera si basa sulle linee eleganti e ritmiche dei contorni, che disegnano sinuosi arabeschi in conformità con i dettami del gotico internazionale. Il più grande esponente di questo stile, Gentile da Fabriano, era dopotutto presente a Firenze sin dal 1421 e stava lavorando al suo capolavoro, l’Adorazione dei Magi (che si trova agli Uffizi nella stessa sala di quest’opera). A questo stile appartengono anche le proporzioni aristocraticamente allungate, il gesto affettuoso e aggraziato verso il bambino gracile ed etereo, le ricercate armonie del colore (verde salvia, salmone, avorio). Accennano invece timidamente a uno stile più moderno (come quello delle opere di Filippo Brunelleschi e di Donatello) alcuni effetti plastici, come il ginocchio ben piantato o il gesto realistico della mano che porge un seno (del tutto idealizzato) al Bambino. La presenza di queste attenzioni sicuramente favorì Masolino nel contatto con Masaccio, facendone la personalità più predisposta a coglierne le novità.

    (Commento liberamente tratto da Wikipedia)

    1. Grazie Giorgio della tua collaborazione a questo articolo con questo interessante commento, che si presta positivamente alla discussione e all’arricchimento reciproco.
      Io dal testo leggo ” […] lo studioso Longhi propose una datazione tra il 1430 e il 1435, successivo al sodalizio con Masaccio” addirittura senza il quale quest’opera non presenterebbe alcuni tratti particolari come di fatto presenta e leggo anche delle opinioni discordanti a riguardo…ma a noi personalmente, di queste dispute di storia dell’arte interessa poco e le lasciamo volentieri ai razionali e agli indaffarati in perfettismi da salotto 😀 Qui sul Sasso parlano e contano l’emozione e la bellezza dell’opera indipendentemente da tutto. Ti abbraccio.

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