Lucas Cranach, Adamo ed Eva (a cura di A.Greco & G.Chiantini per sassi di arte)

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Lucas Cranach, Adamo ed Eva (1526)

Olio su legno, 117 x 80 cm – Londra, Courtauld Institute

Quest’opera di Lucas Cranach il Vecchio unisce brillantemente significato devozionale con eleganza pittorica e invenzione: la scena si svolge in una radura dove Eva, ritta davanti all’Albero della Conoscenza, è colta nell’atto di consegnare una mela a un perplesso Adamo, mentre, intrecciato nei rami dell’albero, appare il serpente a sottolineare la figura dell’uomo che soccombe alla tentazione. Alle figure principali vengono aggiunto un ricco apparato di uccelli e animali – un cervo, una cerva, una pecora, un capriolo con il suo compagno, un leone, un cinghiale e un cavallo, alcune pernici, una cicogna e un airone – a completamento di questa visione seducente di Paradiso. Sul tronco sono indicati la data dell’opera, 1526 e il serpente alato, parte del logo scelto come marchio per la produzione del pittore.

{{title|{{Adam and Eve}}}}1526{{Technique|oil|panel}}{{Size|cm|117|80}}La Pittura combina raffinatezza del tratto e talento figurativo: Cranach, maestro nel ritrarre il nudo femminile, sempre elegante, dalle forme delicate e maliziosamente sensuali, ci consegna Eva nell’atto di abbassare con una mano il ramo, mentre con l’altra porge il frutto proibito, guardando Adamo con uno sguardo seducente. Compaiono, appena accennati, due elementi abbastanza nuovi nella pittura della donna: l’enfasi sul potere di seduzione femminile, giocato in maniera ammiccante e quindi accattivante per il pubblico, da cui deriva il secondo elemento, l’attenzione al nudo femminile in chiave edonistica.
La figura di Eva, soggetto religioso, si prestava benissimo, come d’altronde i soggetti mitologici, ad evitare la censura morale sul nudo femminile, che in Cranach conserva ingenuità e purezza; purezza che, proprio in Adamo ed Eva, si avverte insieme con quella spregiudicatezza e originalità del protestantesimo, allo stato nascente. {{title|{{Adam and Eve}}}}1526{{Technique|oil|panel}}{{Size|cm|117|80}}

Le pose dei due progenitori biblici sembrano quasi un accenno di minuetto, un gioco delle parti tra uomo e donna, figure astratte lineari di nudo al contempo rappresentative dei due generi, ma non prive di corpo e sensualità: non c’è una vera e propria attrazione fisica in atto tra di loro, soprattutto da parte di Adamo, che piuttosto sembra stare per conto suo e magari solo con un vago pensiero, senza nemmeno incrociare lo sguardi con quello di Eva.

Tra le maggiori personalità del Rinascimento Tedesco, Lucas Cranach il Vecchio si stabilì a Wittenberg nel 1505, dove ricevette titolo nobiliare nel 1509 e a partire da questa data, la sua arte si orienta verso uno stile simile al manierismo: le forme si allungano, divengono più sottili, i personaggi acquistano importanza in rapporto al paesaggio – che diventa una semplice decorazione – e le loro differenti pose sono vengono elaborate e codificate, e l’abbigliamento assume un tocco di raffinatezza; i suoi nudi femminili, dai corpi allungati, di una grazia scomoda, poco levigata, tedesca, ma al contempo intrigante, anche grazie allo sguardo accattivante, come la Eva dell’opera qui proposta, risultano assolutamente affascinanti.

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Nelle sue opere Cranach realizza un equilibrio di colori, di forme stilizzate e una vivacità di presentazione, uniti ad una tecnica inaspettatamente libera nel dipingere il fogliame e l’erba, espressione di quella sua velocità di esecuzione per cui era noto. Sempre a Wittenberg, durante lo stesso periodo, fa la conoscenza di Martin Lutero, con il quale si instaurerà un legame di amicizia (e di cui realizzerà numerosi ritratti) e, passato alle idee luterane, Cranach parteciperà alla creazione dell’iconografia protestante, rappresentando temi cari alla Riforma, presi dall’Antico e dal Nuovo testamento, introducendo anche citazioni della Bibbia.

[fonti varie, a cura di Angela Greco e Giorgio Chiantini]

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4 thoughts on “Lucas Cranach, Adamo ed Eva (a cura di A.Greco & G.Chiantini per sassi di arte)

  1. Dall’ottobre 2010 al febbraio 2011 la Galleria Borghese di Roma organizzò una mostra intitolata: “Cranach” – L’altro Rinascimento, alla quale ebbi la fortuna di partecipare. Al riguardo mi fa piacere ricordare e condividere con i nostri lettori alcune righe che Bernard Aikema scrive nel catalogo dedicato alla mostra.
    Scrive appunto nel saggio in catalogo Bernard Aikema, storico dell’arte tra i massimi studiosi dell’arte rinascimentale tedesca e curatore della mostra assieme ad Anna Coliva, direttrice della Galleria Borghese:
    L’immagine della donna sensuale, seducente e (semi)nuda costituisce una delle novità più spettacolari dell’arte del Rinascimento italiano (Botticelli, Raffaello, Tiziano) così vuole tradizionalmente – e giustamente – la storiografia artistica. Ma il pittore cinquecentesco del nudo femminile per antonomasia non è italiano: è tedesco, si chiama Lucas Cranach e non segue la tipologia classicheggiante che siamo soliti associare al concetto di nudo rinascimentale”.
    Come sono le donne di Cranach? “Figurine eleganti dai corpi flessibili e apparentemente privi di struttura ossea – scrive Aikema –  creature decorative, dalla pelle liscia e bianchissima e dall’aspetto vagamente inquietante, quasi una sequenza ininterrotta di “Lolite”, ma con attributi iconografici ogni volta diversi. Diversi perché Cranach inserisce le sue fanciulle in tutta una serie di tematiche (pseudo)religiose e profane, in parte tradizionali e in parte nuove, ma tutte o quasi prodotte in quantità pressoché industriali dalla sua attivissima bottega”.

    1. Giorgio carissimo e non vogliamo dirlo, così come ne abbiamo detto tra noi altrove da qui, che l’opera in questione è stata utilizzata nella sigla di un telefilm della tv americana di cui io ometto volutamente il titolo per non incorrere infelicemente nell’associazione tra un’opera di tale valore e bellezza (per me) ed un basso (culturalmente intendendo) prodotto commerciale? Per fortuna la grande arte ha elementi più alti su cui puntare….(e penso al Cenacolo di Leonardo a cui certo non serviva il clangore di un romanzucolo per essere ricordato dal grande pubblico n.d.r.)

      grazie di cuore, tornando seri, per questa collaborazione sempre preziosa e per l’approfondimento.

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