Gli Angeli e Il giudizio finale di Pietro Cavallini visti da Giorgio Chiantini e Angela Greco

Giudizio finale (dettaglio angelo) 2a

La basilica di Santa Cecilia a Roma, che sorge in una bella oasi di serenità tra i vicoli affumicati e intasati di auto del quartiere romano di Trastevere, custodisce i preziosi resti pittorici di Pietro Cavallini giunti sino ai giorni nostri. Visitata la basilica, il suo interno con il ciborio di Arnolfo di Cambio e la bella statua marmorea di S. Cecilia di Stefano Maderno, guidati dalle suore benedettine, si traversa il convento per recarsi nel coro. Qui, da un palco, si può ammirare, ad un paio di metri di distanza, quel che resta dell’affresco del “Giudizio Universale” di Cavallini, della cui opera completa è rimasta solo la zona superiore, mentre la parte inferiore è andata distrutta a seguito della costruzione del coro stesso per il convento delle suore di clausura.

Giudizio finale (dettaglio parte sx) a

Giudizio finale (dettaglio parte dx) a

Immagine1

Pietro Cavallini dipinse questa scena probabilmente nel 1293 su commissione del cardinale titolare della basilica. Al centro, seduto sul trono, è il Cristo giudice dal viso sereno, vestito con tunica e mantello, con barba e nimbo, che mostra le piaghe della crocifissione e apre la mano destra verso il basso, dove erano raffigurati i beati, in segno di accoglienza. Intorno alla mandorla, che custodisce la figura di Gesù, sono collocati gli angeli dei diversi cori, dalle splendide ali colorate. Si riconoscono: angeli, arcangeli e cherubini, vestiti di tuniche perlacee e fasciati da pallii verdi intessuti di gemme; i serafini, che mostrano i volti emergenti dal viluppo delle ali multicolori, mentre gli altri cori angelici sono invece scomparsi.

Giovanni Battista-aRaffigurati ai due lati del giudice, in piedi, Maria e Giovanni il Battista con le mani giunte nel segno della preghiera; seguono poi, sei per lato, i dodici apostoli identificabili dai nomi sulla predella dei troni e dai simboli loro attribuiti che recano in mano. Sotto la mandorla compare, inoltre, un altare con la croce e gli strumenti della passione (i chiodi, la lancia, la spugna imbevuta d’aceto), circondato dalle figurine dei martiri, mentre quattro angeli annunciano il giudizio col suono di lunghe trombe. I beati sono divisi in gruppi guidati verso il giudice da angeli psicopompi (“conduttori di anime”): per primi sono raffigurati i diaconi martiri Stefano e Lorenzo; il secondo gruppo è formato dai venerandi patriarchi biblici; il terzo gruppo comprende i religiosi e i fondatori degli ordini: Gregorio, Agostino, Benedetto, Domenico ed il quarto gruppo è quello dei santi, preceduti da Cecilia. A destra tre angeli, prima con la semplice forza delle braccia e poi con la veemenza via via crescente della forza espressa dalla militarizzazione dell’abbigliamento e dall’uso delle armi, spingono invece i dannati verso l’inferno, di cui all’estrema destra si intuisce il paesaggio dal particolare di una zona rocciosa e dalla presenza di un pozzo fiammeggiante.

Giudizio finale (dettaglio angelo) a

Lo stile di Cavallini sicuramente risente degli influssi di pittori quali Cimabue e Giotto, ma appare legato ad un linguaggio tipicamente medievale e bizantino. Caratteristica essenziale nelle sue opere è l’esaltazione del cromatismo: è attraverso il colore che definisce le immagini determinandone la forma e lo spazio. Ne derivano figure fortemente monumentali e plastiche, una definizione dello spazio e della composizione in cui è il colore a primeggiare.  A questo proposito proprio gli angeli raffigurati nel Giudizio finale in Santa Cecilia a Trastevere sono sicuramente tra le più belle espressioni della storia dell’arte e la loro particolare configurazione, unita ad un eccezionale scelta cromatica, impressionano il visitatore con tale forza ed intensità tali da essere veramente difficili da dimenticare. Grazie alle maggiori possibilità cromatiche offerte dalla tecnica dell’affresco, Cavallini riesce a fondere una certa esigenza di realismo classicheggiante con il gusto gotico per le armoniose giustapposizioni di colore che, soprattutto nelle variopinte ali degli angeli, giungono a un livello altissimo di studio del colore. Il Redentore, ad esempio, non ha più l’astratta e immobile schematicità dei Pantocratori romanico-bizantini, ma il chiaroscuro modella il suo volto e le sue vesti in modo da fornire una visione realisticamente tridimensionale, ispirata alla stessa serena umanità, della grande tradizione pittorica tardo-antica.

Giudizio finale (dettaglio)- a

Pietro Cavallini lavorò a Roma in quasi tutte le basiliche maggiori, per le opere di rinnovamento che accompagnarono l’istituzione del primo Anno Santo nel 1300 da parte di Bonifacio VIII; ma il destino ha voluto che le basiliche nelle quali egli lavorò andassero quasi tutte perse: San Paolo fuori le mura fu distrutta da un incendio nel 1823, San Pietro in Vaticano fu demolita alla fine del Quattrocento, San Giovanni in Laterano fu completamente rinnovata alla metà del Seicento. Rimangono solo pochi frammenti di affreschi, realizzati tra il 1291 e il 1293 per le due chiese romane intitolate a Santa Maria in Trastevere e Santa Cecilia in Trastevere; dopo queste realizzazioni, la sua presenza è attestata tra i grandi decoratori del ciclo di affreschi realizzati a metà dell’ultimo decennio del secolo nella Basilica Superiore di Assisi, poiché fonti storiche attestano che, in quel periodo, furono sotto contratto con l’ordine francescano quattro pittori: Cavallini, Giotto, Cimabue e l’artista assisiate Puccio Capanna, anche se quale sia stato il ruolo di ciascuno e cosa da essi sia stato materialmente realizzato, rimane un mistero. Gli Apostoli-a-Se finora la tradizione storiografica, a partire da Vasari, ha attribuito i maggiori meriti di questi affreschi a Giotto, i recenti restauri sulle opere di Assisi e su quelle di Cavallini superstiti a Roma, hanno permesso di chiarire il ruolo di primo piano che ebbe l’artista romano nel ciclo assisiate, apportando nuova linfa ad una decennale disputa fra gli storici dell’Arte. Disputa accesa sulla legittima attribuzione del merito del rinnovamento della lingua pittorica italiana tradizionalmente assegnato a Giotto, che non sia invece il caso di attribuire proprio a Pietro Cavallini. Il ciclo di affreschi di Assisi è considerato il crocevia per eccellenza della nostra storia dell’arte e intorno ad esso si discute ancora sull’identificazione dell’autore, destreggiandosi tra le due le fazioni contrapposte: la prima, che riconosce appunto in Giotto l’autore del ciclo e, dunque, in Firenze il luogo di nascita del nuovo linguaggio pittorico; l’altra, che sostiene invece che l’autore sia da identificare in Pietro Cavallini, pittore romano, della cui mano sembrano portare tracce evidenti alcuni affreschi ultimamente rinvenuti.

[Giorgio Chiantini e Angela Greco per Sassi di arte, fonti varie dal web]

Giudizio finale (dettaglio angeli).a

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6 thoughts on “Gli Angeli e Il giudizio finale di Pietro Cavallini visti da Giorgio Chiantini e Angela Greco

  1. Devo con tutto il cuore ringraziare Giorgio per questo articolo a dir poco meraviglioso, ma soprattutto per la magnifica guida che è stata in questi primi giorni di gennaio a Roma, quando dal vivo ho potuto ammirare questi preziosi affreschi!!!

    1. grazie di cuore Enrico! Il sasso nello stagno fin dalla sua nascita, ormai tre anni fa, si vuole porre come fucina di bellezza e poesia, un piccolo spazio dove sostare nella gratuità, sentirsi accolti e poter essere parte di un cambiamento vero volto a farci riscoprire di essere ancora Persone con la maiuscola! Grazie.

  2. Un sincero grazie ad enricogarrau per aver percepito la singolare bellezza di questi affreschi e per la sincera partecipazione che spesso condivide in questa pagina.
    La Basilica di Santa Cecilia in Trastevere a Roma. Ecco, in questo magico posto conduco tutti gli amici non romani che vengono in visita nella mia città. Un po’ per condividere con loro la particolare bellezza del posto e un po’ per avere una nuova occasione di ammirare gli affreschi con gli Angeli del Cavallini dei quali sono rimasto innamorato dalla prima volta che li ho visti.
    Qui Angela Greco, con la sua famiglia e accompagnata dal sottoscritto, non si è potuta sottrarre dall’incantesimo di questo posto e ne è rimasta affascinata a tal punto da volerne ricavare un articolo per il suo blog da condividere con immensa gioia con tutte le persone che lo seguono e amano l’arte.

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