Questione di carattere, una nota sui tempi moderni di Cataldo Antonio Amoruso

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Tempi duri anche per il Papa? C’è qualcosa nell’aria, da un po’ di tempo a questa parte, una sorta di rumore marziale di tacchi sbattuti… che ci sia un qualche Tejero in agguato in Vaticano? Chissà… Il Tejero, per chi non lo ricordasse, è quell’ufficiale spagnolo che fece irruzione nelle ‘Cortes’, cioè nell’assemblea parlamentare di Spagna, nel tentativo di sovvertire le istituzioni più o meno democratiche (dico più o meno in quanto il ricordo del franchismo era all’epoca ben vivo da quelle parti). Il tentativo di golpe fortunatamente abortì per l’opposizione ferma del re e dei suoi sudditi, detto con estrema semplificazione.

Che papa Francesco sia inviso a certa Chiesa e a taluni poteri in comunione (sic!) di interessi con quella sembra evidente, come evidente è l’amore di tanta parte di ‘gente comune’ del Pianeta, praticanti o no e più o meno credenti, per questo Papa venuto ‘dalla fine del mondo’. Credo di poterlo affermare, quanto sopra detto, con sufficiente imparzialità, ed è triste e sconfortante, oltre che preoccupante, vedere come i soliti ‘persuasori’, per nulla occulti, con sempre più accanimento sottolineino anche le singole espressioni, o ‘uscite’ verbali, spesso tanto estemporanee quanto piacevoli e apprezzate, del Papa, per attaccarne l’insegnamento.

Purtroppo il nostro è un paese (secondo i canoni grammaticali dovrei scrivere ‘Paese’, per indicare una nazione, ma quella ‘p’ mi sembra sempre più minuscola, e quindi non mi adeguo…) che, oltre a soffrire di enormi amnesie, spesso confonde l’intelligenza con la furbizia, e questo credo sia un male enorme, un errore imperdonabile e dalle conseguenze nefaste. Parlo, nella fattispecie, di un preciso giornalista ex estremista di sinistra, ex ministro berlusconiano, e attualmente, mi pare di capire, in marcia di avvicinamento alle posizioni dell’attuale capo del governo (sì, è lui, il sig. Giuliano F.). Succede, in Italia succede questo e altro, nulla di sorprendente, ci mancherebbe altro.

Il signor Giuliano F. si dice preoccupato dalle esternazioni del Papa (‘p’ maiuscola), e teme di poterlo sentir enunciare altre frasi poco ortodosse, dopo aver ascoltato la famosa ‘parabola’ del pugno espressa ad un suo collaboratore, che lo accompagnava durante il viaggio alla volta delle Filippine, se questi avesse parlato male della mamma di Papa Francesco. Che poi il suddetto giuliano F. stesso si dichiari imbarazzato dall’atteggiamento aggressivo del Papa, e che a dirlo sia proprio lui che non perde occasione di dimostrarsi ‘urbi et orbi’ un vero campione di violenza perlomeno verbale… beh, questo mi sembra surreale e, in un contesto di normalità dialettica, inammissibile o risibile.

Da persona più o meno normale, da spettatore, ritengo che il Papa, con quell’esempio pratico, mi abbia detto, e credo che come me lo abbiano interpretato altre centinaia di milioni di persone nel mondo, che se attacchi qualcuno negli affetti, nelle cose care, devi mettere in conto una risposta magari inconsulta o addirittura violenta, e lo ha detto e spiegato in maniera paterna, come si conviene ad un pastore di anime. Che Sua Santità (uso questa espressione per la prima volta in vita mia) venga per questo motivo additato come un pericoloso esempio di istigatore alla violenza e all’uso della forza, negatore del precetto del ‘volgi l’altra guancia’, mi sembra una operazione tanto faziosa quanto maldestra. Forse è il caso di aggiungere che il pulpito dal quale arriva la predica non figura tra quelli più autorizzati a farlo, visti i ripetuti cambiamenti ‘di sede e posizione’.

Da altri ‘pulpiti’ qualcuno vorrebbe mettere in contrapposizione la figura del ‘Papa buono’ con quella del ‘Papa gaucho’, cioè la carezza di Giovanni XXIII con il pugno di Bergoglio… ma di cosa parlano? E con chi credono di parlare, questi signori? Davvero credono, costoro, di poter manipolare ad libitum le coscienze e la capacità di intelligere della gente, per comune che essa sia? Forse dovrebbero prendere esempio da quel tale Francesco, altro che propalare fandonie spacciate per frutto di capacità intellettuali…

Aggiungo, in margine, che coloro che vedono il papa come un bonario dilettante allo sbaraglio forse stanno commettendo un marchiano errore di valutazione, ma questo lo dimostrerà, senza dubbio, la storia ventura.

[Cataldo Antonio Amoruso – adattamento per Il sasso nello stagno di AnGre della lettera pubblicata su “Libertà”, quotidiano di Piacenza – per gentile concessione dell’autore — immagine d’apertura TGCOM24]

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5 thoughts on “Questione di carattere, una nota sui tempi moderni di Cataldo Antonio Amoruso

  1. E’ un piacere per Il sasso nello stagno “espatriare” dai consueti luoghi poetico-letterari-artistici di cui con gioia si occupa, per approdare ad articoli ottimamente redatti e dall’innegabile acume,che parlino anche di differenti tematiche.

    Ho accolto con entusiasmo la proposta di Cataldo – che ringrazio di cuore – di leggere questo suo scritto e, quando gli ho proposto a mia volta di condividerlo qui, lui solare ha subito accettato e soltanto nella mail successiva ho scoperto che era stato pubblicato anche da una testata di rilievo della città che attualmente lo ospita.

    Ho voluto condividere questa sorta di ‘genesi’ della pagina odierna solo per sottolineare quanto mi faccia piacere la partecipazione a questo luogo specialissimo per me, qual è il Sasso, ma ancor di più la generosità e la modestia di alcuni Amici e collaboratori che, in tempi di glorie effimere e autocelebrazioni gratuite è da ‘leggere’ come una nota assolutamente positiva da cui sempre imparare.

    AnGre

    1. Il sasso nello stagno di AnGre è un pubblico e libero luogo di bellezza e cultura poetica e non solo, aperto ad ogni confronto 😀 nessun danno, quindi, se non quello del disinteresse sociale (della società) che poi è il male di questi tempi, utile soltanto a crescere burattini facilmente manipolabili. Dunque, se vuoi, il Sasso accoglierà ogni tuo articolo che con noi vorrai condividere e sarà ben lieto di aprire una nuova stanza sul sociale.

      grazie ancora, Cat!!

    2. Dichiarandomi completamente d’accordo con l’autore di questo bellissimo articolo, volevo solo aggiungere che Il personaggio in questione, reazionario a tempo pieno e voltagabbana sempre pronto a saltare sul carro del vincitore, ormai privo anche della voce di quel giornale dal quale si è appena dimesso dalla carica di direttore, è indubbiamente in disperata ricerca di visibilità.
      In un paese che è facile terra di conquista del primo che si sveglia la mattina e decide di manifestare il proprio dissenso contro qualche personaggio in vista poiché per luce riflessa possa mettersi in evidenza anche lui, egli sferra il suo insensato attacco al Papa e al concetto che le sue parole in quella occasione volevano esprimere.
      Detto questo voglio sinceramente ringraziare Cataldo Antonio Amoruso per l’onestà di questo articolo e per il coraggio dimostrato nel denunciare all’opinione pubblica la abnorme insensatezza che ancora è presente e stratificata in una certa appartenenza di personaggi pubblici del nostro paese e che purtroppo è ancora ascoltata.

      1. Il mio, in effetti, non era un articolo ma una lettera al più diffuso quotidiano di Piacenza, i cui gentilissimi redattori hanno dato a quel pezzo le sembianze di un articolo giornalistico. C’è molto da cambiare in questo paese, al di là dai proclami. Giorgio Chiantini, che ringrazio a mia volta, lo dice benissimo, tra le righe e fuori dai denti.
        Un caro saluto,
        Cataldo.

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