Egon Schiele, due opere (sassi di arte a cura di G.Chiantini & A.Greco)

Egon Schiele - L'abbraccio - sassi di arte scelti da AnGre

Egon Schiele, L’abbraccio, 1917

olio su tela, cm 100 x 170 Vienna, Österreichische Galerie Belvedere

Distesi su un letto sfatto, un uomo e una donna si stringono in un abbraccio indissolubile. I loro corpi nodosi sono marcati da un contorno nero, accentuato da pennellate rosse che evidenziano le forme scarne. Alle linee anatomiche tormentate fa eco il lenzuolo stropicciato in pieghe infinite. II giaciglio si confonde con lo sfondo in una serie di tocchi confusi dai colori aspri. I due amanti avvicinano i volti uno all’altra. L’uomo cinge le spalle della compagna, mentre lei gli accarezza il volto accoccolandosi sulla guancia. La sua chioma scura e fluente si spande intorno alle loro teste in ciocche arricciate. La dolcezza infinita di questo gesto si mischia a un implicito sentimento di angoscia, sempre presente nell’opera del pittore austriaco. Guardando i due amanti, i loro corpi lividi, i segni crudi del disegno, non possiamo fare a meno di pensare che forse questo potrebbe essere il loro ultimo incontro, spiegando così la forza del loro abbraccio.

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Egon Schiele - La morte e la ragazza - sassi di arte scelti da AnGre

Egon Schiele, La morte e la ragazza (uomo e ragazza), 1915

olio su tela, cm 150 x 180 – Vienna, Österreichische Galerie Belvedere

 Nel 1915 Schiele visse un momento di grandi cambiamenti: dopo aver sposato Edith Harms, venne chiamato alle armi. La tela diventa quindi un autoritratto attraverso il quale l’artista rielabora questi suoi mutamenti personali. La composizione prende le mosse dal Bacio di Klimt, rielaborato da Schiele secondo la sua tipica deformazione espressionistica dei corpi, segnati da un contorno marcato e dai colori spezzati. La morte, che in lingua tedesca è un sostantivo maschile, è rappresentata da un uomo dall’incarnato verdastro che, avvolto in un cappotto scuro, abbraccia una giovane donna. La attira a sé con le mani ossute per baciarla sulla nuca. I grandi occhi neri, che scrutano il nulla, sembrano due orbit vuote. Come nell’opera di Klimt, l’uomo, simile a un involucro, si stringe alla donna, che ricambia l’abbraccio diventando un tutt’uno con lui. In ginocchio su un giaciglio sfatto, ella si dona alla morte con uno slancio incondizionato.

[da Schiele, Autoritratto – I capolavori dell’arte, edizione speciale per il Corriere della Sera a cura di Philippe Daverio]

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Nota 

Egon Schiele, (Egon Leon Adolf Schiele, Tulln, 12 giugno 1890 – Vienna, 31 ottobre 1918), è stato un pittore e incisore espressionista austriaco della generazione successiva a quella di Gustav Klimt; appartenuto a quel momento storico in cui l’impero asburgico viveva le sue ultime glorie e che condurrà Sigmund Freud a dare alle stampe nel 1920 Eros e Thanatos (Amore e Morte), che ha riassunto nella sua arte e nella sua drammatica vita tutti quegli elementi compresi fra ansia, erotismo e presentimenti funebri di cui il passaggio di secolo si è nutrito.

Le opere scelte per questo spazio, infatti, rappresentano le tematiche di fondo della vastissima produzione di questo pittore (morto giovanissimo a causa della “febbre spagnola”) nato in una Vienna ottocentesca dai vivaci fermenti culturali, non estranea a dibattiti intellettuali su temi esistenziali e in particolare sulla sessualità, in un momento storico che mette termine alla concezione statica della condizione umana e segna l’inizio di un’epoca dove il “dubbio”, elemento cardine, induce alla riflessione e alla messa in discussione di certezze date per scontate fino a quel momento.

Un passaggio doloroso, dunque, che fa nascere, angosce, frustrazioni e senso di inquietudine in una mente già provata psichicamente dalla perdita del padre e dal rapporto conflittuale con la madre, che lo induce ad esasperare il fare introspettivo, divenendo prima che osservatore del mondo, osservatore di se stesso, in un’analisi personale, che renderà espliciti bisogni e ancor più paure (d’abbandono) nella sua arte. Arte colma di tratti nevrili, distorti, in figure prive di malizia mutilate e drammatiche, tormentate, estremizzate nella loro espressione degli stati emotivi, quasi fossero tavole anatomiche che mostrano l’aspetto intimo nell’esteriorità e spesso considerate scandalose per questa loro immediatezza. [Il sasso nello stagno di AnGre]

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5 thoughts on “Egon Schiele, due opere (sassi di arte a cura di G.Chiantini & A.Greco)

  1. Ringrazio Il sasso nello stagno di An.Gre. per aver voluto ospitare questo complesso artista, poco conosciuto, ma figlio di un’epoca in cui la sessualità veniva esplicitata da molti artisti e che poco dopo sarebbe stata canonizzata da Freud
    Egon Schiele prima che osservatore del mondo, lo è di se stesso. S’interroga, cerca di cogliere ogni suo più intimo sentimento e lo riconduce in superficie  attraverso il disegno.Il suo complesso rapporto con la sessualità, lo costringe in un limbo psicologico,diviso tra il desiderio di dar corso alle proprie pulsioni e il senso di colpa che gli deriva dall’averle messe in pratica.Ma forse, più di questo, e’ l’ambivalente esigenza di amare ed essere amato e la paura di essere abbandonato, a spaventarlo.Come di fronte ad uno specchio dialoga con il suo Alter Ego sulle proprie paure, debolezze, ossessioni e attraverso questa analisi personale, individua la sua chiave di lettura universale dell’animo umano.

  2. Per un attimo ho fatto un salto nel tempo e mi sono rivista dieci anni fa, quando la mia migliore amica scriveva la tesina del diploma su questo pittore che devo ammettere è davvero affascinante. Queste due opere poi esprimono qualcosa di davvero intenso, complimenti per il post!

    1. Davvero grazie Debbie Doodle, fa piacere ricevere complimenti per il lavoro di divulgazione dell’arte che svolgiamo attraverso il blog. Anche se lo svolgiamo solo per passione sapere che i nostri articoli sono seguiti e apprezzati da chi ci legge ci riempie di gioia.

      1. L’arte è una grande forza! Ed è espressione di sè, mezzo di rispecchiamento e di comunicazione…in quanto psicologa penso che siano funzioni indispensabili….e divulgare qualcosa che in aggiunta ha anche un valore dal punto di vista estetico non può che farvi onore!

  3. Egon Schiele è stata una scelta precisa, forse non semplice da quel punto di vista estetico che tanti invocano, per la forza introspettiva e per lo sguardo sui tempi suoi e non solo suoi, notevoli.
    Grazie, dunque, di cuore per gli apprezzamenti sul lavoro del Sasso e per la sentita e graditissima partecipazione!!

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