Alejandra Pizarnik , La notte

notte

La notte

So poco della notte
ma la notte sembra sapere di me,
e in più, mi cura come se mi amasse,
mi copre la coscienza con le sue stelle.

Forse la notte è la vita e il sole la morte.

Forse la notte è niente
e le congetture sopra di lei niente
e gli esseri che la vivono niente.
Forse le parole sono l’unica cosa che esiste
nell’enorme vuoto dei secoli
che ci graffiano l’anima con i loro ricordi.

Ma la notte deve conoscere la miseria
che beve dal nostro sangue e dalle nostre idee.
Deve scaraventare odio sui nostri sguardi
sapendoli pieni di interessi, di non incontri.

Ma accade che ascolto la notte piangere nelle mie ossa.
La sua lacrima immensa delira
e grida che qualcosa se n’è andato per sempre.

Un giorno torneremo ad essere.

*

Alejandra Pizarnik

da “Le avventure perdute” (1958), in  “Trame di letteratura comparata”,diretta da Franco Buffoni, anno IV, 2004, numero 8/9, traduzione di Florinda Fusco.

§

Un grazie a Titti De Luca per questi versi tratti da Poesia in Rete; al link sottostante la versione in lingua originale: https://poesiainrete.wordpress.com/2014/10/17/la-notte-alejandra-pizarnik/

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4 thoughts on “Alejandra Pizarnik , La notte

  1. ‘Arañan’, se posso permettermi, non lo tradurrei con ‘graffiano’, ma con ‘intessono’, con riferimento al lavoro del ragno sulla tela… spero non appaia come una nota oziosa: essendo appassionato di Alejandra, credo di poter dire che la parolina di cui parlo sopra è rilevante nelle tematiche e nella poetica di quella poetessa.

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