Con quella bocca può dire ciò che vuole. Forse. Una nota sui tempi di Cataldo Antonio Amoruso

Il sasso nello stagno di AnGre

”Con quella bocca può dire ciò che vuole”… solo che protagonista di quel famoso spot era nientemeno che Virna Lisi, la grande Virna Lisi che pubblicizzava un dentifricio…

Di altre bocche si potrebbe dire: parla come mangi (…che – ché – è meglio, aggiungerei).

Così si potrebbe dire, ad esempio, all’onorevole Laura P., riapparsa nei primi giorni di febbraio – era un po’ che non si vedeva, mi pare – in una trasmissione televisiva di discussione politica, e che si è subito resa autrice di un ”bisogna accendere un focus” che trovo, francamente, sinceramente, esilarante! Trattandosi di una persona seria, imprenditrice e parlamentare della repubblica, dopo l’iniziale riso amaro, ho controllato, visto che non si può mai sapere… magari la signora aveva ragione ed io torto nel ridere di un significato a me sconosciuto della parola ‘focus’… niente da fare, non mi sbagliavo, purtroppo, a meno che l’onorevole non volesse indicare gli ex parlamentari di Lista Civica passati al PD (di questo si parlava) come un focolaio – ma dovrei forse dire, a questo punto, ‘focolare’ – di infezioni.

A meno che… non sarà che la signora Laura P. speri che le parole cambino di significato con la stessa rapidità con cui i nostri parlamentari cambiano casacca e bandiera?

No, ‘non funziona così’… Una lingua è qualcosa di molto più serio e affidabile e sono, le parole, qualcosa di serio, da usare con il dovuto rispetto e la necessaria padronanza del mezzo, almeno di quello lessicale. Rimango dell’idea che sia sempre meglio parlare come si mangia, o tacere, e rimanere a far parte di quell’area politica per la quale si è stati eletti, o dimettersi, per rispetto verso gli elettori.

Devo confessare che presto attenzione non tanto a ciò che dicono i parlamentari nei talk show, quanto a come lo dicono, e non solo i politici, ma anche qualche ‘padrone di casa’ che campa e si pavoneggia col canone degli italiani (non ne faccio una questione venale, ma nemmeno veniale).

Ho scritto tra virgolette, poco sopra, ‘non funziona così’: la ritengo, da quando vige la pax renziana, una delle espressioni in grande ascesa durante i dibattiti televisivi. Prima, quando i politici invitati fingevano di darsi botte da orbi, ‘funzionava’ in un altro modo; Tizio parlava e il suo avversario, Caio, scuoteva la testa in senso orizzontale, oppure ‘gli parlava sopra’, innervosendolo e interrompendolo (‘io non l’ho interrotta, lei non mi interrompa’, anche in assenza di interlocutori), mentre oggi la ‘coesione nazionale’, evidentemente, vieta questo comportamento, per cui si dice o si controbatte che ‘non funziona così’ – e qualcuno, come se ne sapesse di più, si arrischia fino ad aggiungere: ‘in democrazia’… ma dài!

Nel borsino del politichese mi tocca accusare, al contrario, un calo nelle quotazioni del ‘ciò premesso’, che ha ceduto il posto al renzianissimo ‘detto questo’, un vero cavallo di battaglia, ad esempio, per qualcuna, ‘ma non solo’.

Chiudo nel segnalare un’altra perla della stessa trasmissione di cui sopra, di qualche giorno fa: l’inviato, molto speciale, veniva còlto (cioè ‘beccato’: l’accento grave qui è d’obbligo) anzitempo dalle telecamere, mentre sfogliava convulsamente un taccuino, in attesa del collegamento con lo studio… Il nostro baldo corrispondente si trovava nientemeno che nella magnifica Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio, dove di lì a poco si sarebbero incontrati il premier italiano e la cancelliera tedesca (più giusto, forse: ‘il cancelliere tedesco, signora Angela M., questioni di gusto) e stava, molto probabilmente, cercando di mandare a memoria il nome del personaggio di una scultura esposta in quella sala, una cosuccia, un certo ‘Olofrene’, proprio quello là, il nemico giurato della Giuditta, per cui… Olofrene 1, Olofrene 2, Olofrene 3: aggiudicato al conduttore della trasmissione che, con malcelato imbarazzo è dovuto intervenire per cercare di correggere il giovane collega, che nemmeno se ne è dato per inteso, anzi… appariva stupito delle ‘correzioni da studio’.

Anche questa è la politica italiana, anche questa è la televisione italiana, mio povero, amatissimo, maestro Manzi che tanto ci manchi… però, a ben guardare, riescono, entrambe, a far ridere, magari amaramente, ma ridere.

PS: se fosse presente qualche strafalcione… mi corrigerete! (Ma nessuno ha mai pensato che Woytila, con quello ‘strafalcione’ stava facendo ricorso più al latino che all’italiano? …Strano.)

[Cataldo Antonio Amoruso, testo inedito adattato per Il sasso nello stagno di AnGre]

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3 thoughts on “Con quella bocca può dire ciò che vuole. Forse. Una nota sui tempi di Cataldo Antonio Amoruso

  1. Un sagace scritto sull’uso della parola e sul suo abuso – spesso, ahinoi, errato anche! – in questi tempi moderni, colmi e stracolmi di pseudo cultura e volti a maggior gloria dell’ignoranza…
    Ancora un grazie a Cataldo, quindi, per questo bel “risveglio” !

  2. Ma grazie di cosa, Angela? Sono solo parole… Grazie a te che fai parlare uno che vorrebbe solo stare zitto, e sarebbe anche l’ora che ci riuscisse. Carissimi saluti,
    Cat.

    1. Mi piace la battuta pertinente il tempo carnascialesco di questi giorni 😀
      A parte gli scherzi, sono altre le figure-persone che dovrebbero tacere e non certo tu. Qui è casa tua, qualsiasi cosa tu voglia affidare alla tua scrittura o alla tua poesia.

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