Omaggio alla Donna e alla Poesia: Isabella di Morra, a cura di Cataldo Antonio Amoruso

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Leonardo da Vinci, Testa di fanciulla (1508)

 

III.
D’un alto monte onde si scorge il mare
miro sovente io, tua figlia Isabella,
s’alcun legno spalmato in quello appare,
che di te, padre, a me doni novella.

Ma la mia adversa e dispietata stella
non vuol ch’alcun conforto possa entrare
nel tristo cor, ma, di pietà rubella,
la calda speme in pianto fa mutare.

Ch’io non veggo nel mar remo né vela
(così deserto è lo infelice lito)
che l’onde fenda o che la gonfi il vento.

Contra Fortuna alor spargo querela
ed ho in odio il denigrato sito,
come sola cagion del mio tormento.

§

VIII
Torbido Siri, del mio mal superbo,
or ch’io sento da presso il fin amaro,
fa’ tu noto il mio duolo al Padre caro,
se mai qui ’l torna il suo destino acerbo.

Dilli come, morendo, disacerbo
l’aspra Fortuna e lo mio fato avaro
e, con esempio miserando e raro,
nome infelice a le tue onde serbo.

Tosto ch’ei giunga a la sassosa riva
(a che pensar m’adduci, o fiera stella,
come d’ogni mio ben son cassa e priva!),

inqueta l’onde con crudel procella
e di’: – Me accreber sì, mentre fu viva,
non gli occhi no, ma i fiumi d’Isabella.

*

Isabella di Morra, dalle Rime

 Di Isabella di Morra (Favale San Cataldo, odierna Valsinni, 1520? – 1546) rimangono tredici componimenti – dieci sonetti e tre canzoni – rinvenuti peraltro durante una perquisizione nelle sale del castello avito dalle guardie che stavano indagando sulla atroce morte della giovane, perpetrata da tre dei suoi numerosi fratelli. Il ricordo di questa poetessa è stato preservato e rinvigorito, nel ‘900, dall’opera di Benedetto Croce. Di Isabella, assassinata per lavare l’onta del suo amore, inaccettabile dalla famiglia di provenienza, per il nobile spagnolo Diego Sandoval de Castro, residente nella vicina Bollita, odierna Nova Siri, si è anche parlato, nei secoli, a volte e a singhiozzi, per così dire. Qualche dramma, qualche saggio, qualche pellicola, qualche invenzione intellettualistica…Qualcuno, anche oltre Oceano, ha voluto leggere nella breve esistenza di Isabella un femminismo ante litteram… punti di vista, magari da non trascurare o dettati dalla passione per la materia romantica. E’ così da sempre, per tantissimi personaggi, anche molto meno degni di interesse.

 Isabella visse la sua esperienza soprattutto nell’isolamento del natio loco selvaggio, con un dirimpettaio d’amore, Diego, altrettanto isolato e lontano da quella Spagna della quale era originario. Sembrerebbe quasi un cliché, un copione da melodramma di periferia… e invece no, non è stato così, essendo stati Isabella e Diego uccisi entrambi per amore, un amore probabilmente impossibile e inammissibile per i loro tempi. Un terzo estinto fu il precettore di Isabella, che si era prestato a far da tramite per la corrispondenza amorosa dei due giovani; corrispondenza che Diego inviava all’amata, spacciando come mittente delle lettere stesse la signora Caracciolo, cioè la sua stessa moglie…cosa non si fa per amore! Ma niente da fare, i fratelli di Isabella non vollero sentire ragioni e lo uccisero nel bosco di Noepoli, nonostante Diego si fosse, nel frattempo, munito di una scorta. Fin qui, per grandi linee, la storia di quello che si sa della vita di Isabella, non tralasciando quel motivo che sembra essere alla base di tutte le disgrazie abbattutesi sulla famiglia Morra, cioè l’esilio in Francia del capofamiglia.

 Di Isabella di Morra dà prova di buona memoria Luigi Baldacci nel volume ‘Lirici del Cinquecento’, Longanesi 1975, trovando accoglienza per ben sei dei tredici componimenti della poetessa lucana.

 La poetica di Isabella, pur inscrivendosi, come quella di tutti o quasi i lirici del XVI secolo, nell’ambito della poetica petrarchesca, non manca di accenni di liricità autentica, intimistica e in qualche modo preludiante ad intensità leopardiane. Senza esagerare, sia chiaro, ma sembra di vedere, in qualche momento più alto dei suoi versi, una Isabella nobile, ma sfortunata anche per il suo stesso censo, isolata, perdutamente innamorata e impossibilitata a vivere quel suo amore per il quale le lacrime avrebbero gonfiato l’impetuoso Sinni, da quel luogo selvaggio dal quale ella spazia verso un infinito ostacolato da siepi irremovibili.

 Tredici poesie di esilio, d’amore, di disperazione, un po’ Petrarca, nella forma, molto Leopardi, nella sostanza. E soprattutto tanta Isabella, giovane donna d’amore e morte.

[Cataldo Antonio Amoruso per Il sasso nello stagno di AnGre]

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Castello Morra, Valsinni (MT) – foto dal web

Dalla “Lettera di Isabella” di Cataldo Antonio Amoruso

    Sono confusa, Diego, nascondo i segni che le catene hanno lasciato nei miei pensieri, nella mia voglia di ridere, questi segni si ostinano contro le mie forze, insistono con richiami che avverto fallaci, con subdoli avvisi, con prefigurazioni di paure che vorrebbero fare di me una donna infine sola… infinitamente sola.

Non cerco e non chiedo Diego, rivedo solo il tuo volto in questa sera di pienezza e di luna, oggi che il mio petto è quello di tutte le madri, e tu sai cosa voglio dirti con queste parole, mio uomo bambino, di quando posavi il capo e non cercavi altro che silenzio… aspettavi, e forse già mi dicevi qualcosa come io da qui non mi muovo, sapendo di perdermi.

Solo tu potrai capire, se ancora in te abita quello spirito puro, quell’amore di cui nessuna ragione è più forte… sei tu, Diego? Sei tu nel mio sogno? Sei tu quel vuoto che ho taciuto, piccolo o grande che fosse, ogni giorno? Era quello il momento in cui mi hai sentita lontana da te come non mai?

Dimmelo, se puoi, amore mio, e abbandona il tuo delirio, non lasciare che la solitudine vinca.

Sono tornata in quella casa e non so più dove finisce il sogno, né se e dove ricomincia la realtà… lì ho trovato un libro, e una tua lettera, posta come a segnare una pagina o un tempo, lì, nel punto esatto dove tu, tu eri, e sì, mi proteggevi…

eri da me
senza sosta
e ho sognato
parole che non immaginavo
le ho chiamate in tanto
poesia
e senza tema
ché mi sillabava il sonno

mi desto punta
di aguzze virgole
ritorte nella memoria
cacciavano con ami ed esche
immani, e i ricordi e il sogno

nel mio riposto
sono angolo
ed erba
di calcinata festa
dove, tu, eri.
                                                                                                                                                Isabella.

Isabella Morra - sonetto - ph.AnGre sonetto - Isabella Morra -ph.AnGre

[Castello Morra, Valsinni (MT) – Parco letterario, Sonetti – ph.AnGre 2015]

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3 thoughts on “Omaggio alla Donna e alla Poesia: Isabella di Morra, a cura di Cataldo Antonio Amoruso

  1. Mi hai fatto un bello scherzo, visto che sono andato a braccio o quasi… spero di non aver detto troppe cose inesatte o che ricordavo male. Vabbè… Grazie.

    1. Ad onor del vero e della cura che hai per ogni parola che doni agli altri, giusto ieri mi sono a sorpresa imbattuta in una visita guidata al Castello Morra – pur non credendo io alle coincidenze – e devo dire che hai ottima memoria!! Grazie per averci raccontato di questa Poetessa e di questa storia d’amore e morte al contempo…Perché, in fondo, la Poesia si nutre di poesia e l’oblio del tempo e della storia si vince scrivendone e ricordandone….

  2. Ore 16.15 arcobaleno a Valsinni…la poesia, come l’amore, si nutre anche di segni inattesi, di piccole sorprese, segnali minimi che riconducono una persona al cuore, che non dimentica…
    5 marzo 2017

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