il 21 marzo in Poesia con Il sasso nello stagno di AnGre

21 marzo - Il sasso nello stagno di AnGre

Giornata Mondiale della Poesia

§

 “Il ramo rubato” di Pablo Neruda


Nella notte entreremo

a rubare
un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell’ombra.

Ancora non se n’è andato l’inverno,
e il melo appare
trasformato d’improvviso
in cascata di stelle odorose.
Nella notte entreremo
Fino al suo tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

E cautamente,
nella nostra casa,
nella notte e nell’ombra,
entrerà con i tuoi passi
il silenzioso passo del profumo
e con i piedi stellati
il corpo chiaro della Primavera.

.

(Pablo Neruda, Poesie d’amore e di vita, Guanda)

.§ 

“Primavera” di Vincenzo Cardarelli

Oggi la primavera
è un vino effervescente.
Spumeggia il primo verde
sui grandi olmi fioriti a ciuffi
dove il germe già cade
come diffusa pioggia.
Fra i rami onusti e prodighi
un cardellino becca.
Verdi persiane squillano
su rosse facciate
che il chiaro allegro vento
di marzo pulisce.
Tutto è color di prato.
Anche l’edera è illusa,
la borraccina è piú verde
sui vecchi tronchi immemori
che non hanno stagione,
lungo i ruderi ombrosi e macilenti
cui pur rinnova marzo il grave manto.
Scossa da un fiato immenso
la città vive un giorno
d’umori campestri.
Ebbra la primavera
corre nel sangue.

.

(dal web)

§

Lirici greci tradotti da Salvatore Quasimodo:

Alceo, “Già sulle rive dello Xanto ritornano i cavalli” 

Già sulle rive dello Xanto ritornano i cavalli,
gli uccelli di palude scendono dal cielo,
dalle cime dei monti
si libera azzurra fredda l’acqua e la vite
fiorisce e la verde canna spunta.
Già nelle valli risuonano
canti di primavera.

 ⋅

.

Ibico, “Come il vento del nord rosso di fulmini”

A primavera, quando
l’acqua dei fiumi deriva nelle gore
e lungo l’orto sacro delle vergini
ai meli cidonii apre il fiore,
e altro fiore assale i tralci della vite
nel buio delle foglie;

in me Eros,
che mai alcuna età mi rasserena,
come il vento del nord rosso di fulmini,
rapido muove: così, torbido
spietato arso di demenza,
custodisce tenace nella mente
tutte le voglie che avevo da ragazzo.

:

(Salvatore Quasimodo, Tutte le poesie, Mondadori)

§

“Creazione” di Cesare Pavese


Sono vivo e ho sorpreso nell’alba le stelle.

La compagna continua a dormire e non sa.
Dormon tutti, i compagni. La chiara giornata
mi sta innanzi più netta dei volti sommersi.

 Passa un vecchio in distanza, che va a lavorare
o a godere il mattino. Non siamo diversi,
tutti e due respiriamo lo stesso chiarore
e fumiamo tranquilli a ingannare la fame.
Anche il corpo del vecchio dev’essere schietto
e vibrante – dovrebbe esser nudo davanti al mattino.

 Stamattina la vita ci scorre sull’acqua
e nel sole: c’è intorno il fulgore dell’acqua
sempre giovane, i corpi di tutti saranno scoperti.
Ci sarà il grande sole e l’asprezza del largo
e la rude stanchezza che abbatte nel sole
e l’immobilità. Ci sarà la compagna
– un segreto di corpi. Ciascuno darà una sua voce.

 Non c’è voce che rompe il silenzio dell’acqua
sotto l’alba. E nemmeno qualcosa trasale
sotto il cielo. C’è solo un tepore che scioglie le stelle.
Fa tremare sentire il mattino che vibra
tutto vergine, quasi nessuno di noi fosse sveglio.

.

(Cesare Pavese, Le poesie, Einaudi)

.§

 “Storia di fate (tango)” di Mario Benedetti


La primavera fragile / la pazza primavera

pazientemente ascolta e attende il mio magari
con il suo miglior verde mi guarda e mi richiama
e decide orgogliosa che ora non se ne va

così / col mio stupore / resto senza rancori
e consegno dolcezze alla buona di dio
mi ritrovo illuminato ogni angolo di strada
e lentamente imparo a cantare io stesso

così vedo che il mondo piano piano migliora
che il piacere non lascia in me le cicatrici
che il caso è il mio rifugio e che è arrivata l’ora
di essere / fra l’altro / nuovamente felice

e l’amore davvero mi riscopre e mi tocca
e capisco d’un tratto che sono infine audace
l’amore mi sorprende ma non si sbaglia mai
quando sente che manchi / quando ti chiede ancora

se parli dalla riva / il mare ti risponde
con la stessa innocenza della tua antica infanzia
se le navi ti portano / ma non dicono dove
non ti dicono dove ma tu lo sai di già

infine quando un tempo / di lune congelate
spazza la primavera / che è matta da legare
quella vigliacca fugge / con la storia di fate
togliendoti i tuoi sogni e l’amore e il mare

così tornano il tedio la routine e la rabbia
e cresce lo spavento nel suo cupo recinto
e la memoria vizza e la tristezza saggia
mi coprono d’un cielo non più angelico e grigio

.

(Mario Benedetti, Inventario, Le Lettere)

§

due poesie di Maria Luisa Spaziani

Vorrei dormire su una collina erbosa,
sinuosa curvatura delle tue labbra.
Labbra più vaste, una gondola che accolga
i miei sogni coscienti.

Così mi avvolgeresti in un abbraccio,
in un bacio totale dagli alluci ai capelli.
Perché ci accontentiamo di altri baci,
in assoluto perché ci accontentiamo?

_______________________

Sale la voce angelica dell’acqua
dalla sorgente sotterranea. Brilla
nella foresta il filamento timido
che sarà fiume un giorno.

Sacralità segreta di ogni inizio,
impercepita musica. Quel fiume
ricordi un giorno come è cominciata
la corsa, la promessa mantenuta.

.

(Spaziani, Tutte le poesie, I Meridiani Mondadori)

§

Emily Dickinson, Poesie (1862)


Sono viva – suppongo –

I Rami sulla mia Mano
Sono pieni di Convolvolo –
E sulla punta delle dita –

Il Carminio – dà un fremito caldo –
E se tengo uno Specchio
Davanti alla Bocca – si appanna –
Per il Medico – prova del Respiro –

Sono viva – perché
Non sono in una Stanza –
È – di solito – il Salotto –
Dove i Visitatori possano venire –

Chinarsi – e scrutare di traverso –
Aggiungendo “Com’è diventata – fredda” –
E “Era cosciente – quando si è inoltrata
Nell’Immortalità?”

Sono viva – perché
Non possiedo una Casa –
Intitolata a me sola – esclusiva –
E inadatta a chiunque altro –

E contrassegnata dal mio nome da Ragazza –
Cosicché i Visitatori possano sapere
Quale Porta sia la mia – e non si sbaglino –
E provino un’altra Chiave –

Com’è bello – essere viva!
Com’è infinito – essere
Viva – due volte – La Nascita che ebbi –
E questa – un’altra, in Te!

.

(da www.emilydickinson.it )

∼∼∼∼∼∼

a cura di Angela Greco – AnGre

vincent_van_gogh_002_mandorlo_in_fiore_1890
Vincent Van Gogh, Mandorlo in fiore, 1890

 

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6 thoughts on “il 21 marzo in Poesia con Il sasso nello stagno di AnGre

  1. Grazie Angela per questa epifania di primavere in versi a ridestare primavere sopite dal freddo inverno 😀

  2. Un tuffo nella primavera cantata e descritta amabilmente da voci diverse tutte splendide. Grazie, una gioia immensa averle potute leggere tutte insieme. Un abbraccio. Isabella

  3. Angela cara, ciò che ci doni con questo tuo blog di poesia è dolce come i petali primaverili che colorano di buono anche i giorni miei più duri.
    Sei adorabile.
    Grazie ❤ !!!!
    Lié

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