Quell’attimo preciso fermato nel bronzo: lo Spinario (a cura di G.Chiantini & A.Greco)

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Spinario, scultura I secolo a.C.

bronzo, cm 73 – Musei Capitolini, Roma

La piccola scultura bronzea, rappresentante un giovinetto nell’atto di levarsi una spina dal piede, è giunta in Campidoglio nel 1471 con la donazione dei bronzi lateranensi al Popolo Romano fatta da Sisto IV. Sembra sia stato il primo esempio di statua musealizzata, non solo emblema della continuità di Roma, ma simbolo per eccellenza della figura dell’idolo. Diversamente dalle altre celebri sculture bronzee come la Lupa, Camillo, la Testa colossale e la mano con globo di Costantino, lo Spinario, probabilmente, è stato l’unico bronzo lateranense collocato dai Conservatori fin dall’inizio all’interno del loro palazzo.

IW-Spinario-Musei-Capitolini-03-665x745La posa singolare e particolarmente aggraziata della figura, sorpresa in un gesto inconsueto, ne hanno fatto una delle opere più apprezzate e copiate del Rinascimento, e insieme hanno suscitato numerosi spunti interpretativi sull’identificazione del personaggio. Si tratta di un’opera eclettica, concepita probabilmente nell’ambito del I secolo a.C. fondendo modelli ellenistici del III-II secolo a.C. per il corpo con una testa derivata da opere greche del V secolo a.C. Dal primo Rinascimento lo Spinario acquisisce una grande notorietà e, da allora, è sempre stato al centro di interpretazioni che ne hanno messo in evidenza, di volta in volta, temi tra loro anche contraddittori. La scultura riproduce un pastorello, all’incirca dodicenne, seduto su un sedile di roccia, curvo in avanti nell’intento di togliersi una spina dal piede sinistro. Non è una rappresentazione idealizzata né l’immagine di un dio, ma un soggetto di genere che prende spunto da un evento contingente. Già in età antica, all’azione dell’estrarre la spina è stato attribuito un significato simbolico, una metafora del dolore procurato dall’innamoramento.

E se nel Medioevo il soggetto, per la sua nudità, era considerato un immorale idolo pagano, nei secoli successivi questa posa si diffuse ampiamente come modello iconografico. Dal Rinascimento in poi sarà proprio lo Spinario dei Musei Capitolini l’opera più famosa e apprezzata, riprodotto poi in numerosissimi capolavori, sia singolarmente sia in contesti di più ampio respiro.IW-Spinario-Musei-Capitolini-04-665x901

Non sfuggì nemmeno ai predatori dell’armata francese la seducente bellezza di questo fanciullo tanto da includerlo nel bottino di guerra che Napoleone portò con sé in Francia, insieme a migliaia di capolavori, al ritorno dalla Campagna d’Italia del 1796. La scultura tornò nella città eterna, dopo aver fatto parte anche della nascente istituzione del Louvre, nel 1815.

Opera realizzata probabilmente verso il cinquanta a.C., lo Spinario testimonia la speciale grazia, bellezza e naturalezza proprie dell’arte greca e costituisce – come racconta Claudio Parisi Presicce direttore dei Musei Capitolini – per la particolare soluzione del rapporto tra figura e spazio, una tappa fondamentale nell’evoluzione della scultura antica.

Della scultura esistono numerose repliche, più o meno fedeli, derivanti dal prototipo dei Conservatori, o da un altro affine, come quelle conservate agli Uffizi di Firenze, al Louvre di Parigi, a Berlino. Poi, ci sono anche le varianti: la statua marmorea Castellani dall’Esquilino al British Museum, un bronzo da Sparta nella Collezione Rotschild a Parigi, una terracotta da Priene con forme naturalistiche e, quindi, più marcati caratteri ellenistici anche nella testa.

Copie della sola testa sono infine al Louvre, all’Ermitage e al Museo nuovo capitolino. La scena continua ad essere riprodotta, fin nella tarda antichità e con formule provinciali, da figurine in terracotta della Gallia romana e forse, attraverso queste, trasmigra nell’arte delle cattedrali romaniche.

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Con l’intervento di restauro del 2000 sono emersi elementi molto significativi per l’identificazione del soggetto: l’origine del bronzo capitolino è considerata l’età proto-augustea e la sua identificazione non è in un’immagine generica di pastore, ma in un personaggio specifico e significativo per la storia mitica dell’antica Roma, tanto che secondo una nuova, rivoluzionaria interpretazione, presentata attraverso una mostra ricca di confronti iconografici, il giovane sino ad ora anonimo, potrebbe rappresentare non un semplice pastore ma Ascanio-Iulio, figlio di Enea, capostipite della gens Iulia, di cui fecero parte Giulio Cesare e Ottaviano. (fonti varie, immagini da italianways.com)

[a cura di Giorgio Chiantini & Angela Greco]

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2 thoughts on “Quell’attimo preciso fermato nel bronzo: lo Spinario (a cura di G.Chiantini & A.Greco)

    1. Grazie Enrico ^_^ estendo i complimenti al mio prezioso collaboratore Giorgio, sempre disponibile a condividere le sue esperienze artistiche e di cittadino di quel favoloso museo a cielo aperto che è la sua città (eterna) 😀

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