Arbitrii, di Cataldo Antonio Amoruso

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Di questa pagina ritrovata non ricordavo nulla, tranne il titolo. A fatica mi rendo conto di averla non dico scritta, ma graffiata io da qualche parte… 

attarda
ché giandarono
le nuvole
come un raspare di migaglia
un cielo d’arature
a specchio di solchi
e falcetto ripiegato
in cintola
nostra signora insiste
tra pollice e indice cadenti
scelte tra dire o essere

ma il luogo
una lontanaglia di vissenze

era un distico, staccato
od occorrenze, uno statistico tra assenze.

Una delle caratteristiche salienti delle lingue è l’uso arbitrario delle stesse, da contemperarsi con la loro funzione sociale, sempre che non si voglia passare per pazzi. Davanti alle parole si può essere magnificamente soli o accompagnati.

Improvvisamente capì che i significati si erano ribellati alle sue intenzioni: non corrispondendogli più, sentiva che lo stavano trascinando altrove, benché l’aspetto esteriore del suo dire permanesse immutato. Dentro di sé intese che la parola ‘gatto’ non indicava ‘mammifero a quattro zampe, di differenti taglie e colori del pelo, felino…’, ma qualcos’altro: al più presto avrebbe dovuto trovare il modo di ottenere nuove corrispondenze, funzionali e finalizzabili… al più presto. Intanto l’unica via d’uscita poteva essere una pausa di riflessione, certamente raggiungibile. Oppure godersi quel deragliamento dei significati, chiamare semaforo un cane o sole un piatto, cancello un’automobile, signora una chiesa… E se poi si trova un nuovo accordo, o un altro, semplicissimo folle, in grado di riordinare, recependo e demodulando quella che stava per diventare una accozzaglia di suoni assolutamente arbitrari?

Impazzire non è il male assoluto, forse è un contrattempo inaccettabile, o insormontabile, chissà… Ma una pazzia deludente a tal punto, questo no!

Tornò sui suoi passi. Decise di spiegarsi, prima di spararsi in camera da letto. (Vorrei fargli notare che forse è più logico -ma parlare di logica sarebbe come parlare di corda in casa dell’impiccato – prima spararsi* e poi spiegarsi; ma visto che i significati sono così arbitrari, me ne guarderò bene dal farlo, n.d.r.)

Ricorrendo ad uno dei significati di “spiegarsi”, disse: attarda… intransitivo, ma indica qualcosa di piovigginoso sul far della sera; ché giandarono… si suppone una voce del verbo giandare, passato remoto, crasi avverbio-verbale, ellittica del soggetto; il verbo, secondo le grammatiche in via di sistemazione, è usato in senso assoluto, e non regge neanche uno straccio di complemento; un raspare di migaglia… dove il nostro fonde una inguardabile visione di briciole (compresenze lombardo-ispaniche con un retrogusto francofoneggiante) disperse in cielo, raspate, come la raspadura, maniera di comedere il queso dalle parti di Laudes e dintorni; un cielo d’arature… è il risultato delle strie lasciate sulla tavola celeste dalla raccolta delle briciole che segue al pasto; verrebbe da tirar via la tovaglia e non parlarne più; a specchio di solchi… passaggio controverso, sul quale molti critici hanno a lungo discettatto: si potrebbe dire, con il profèssor **** della **** University, che qui il nostro offre come contraltare delle arature di cielo – seu cielo d’arature – i solchi terreni che in quelli celesti si specchiano, quindi: e falcetto ripiegato in cintola… potrebbe essere la visione di una delle signore mietitrici di umani destini, una Lachesi, Atropo, Tisifone, Aletto (a scelta), in breve e pensosa sosta… cadenti scelte… enjambement che dovrebbe riferirsi alle vittime strette tra indice e pollice della suddetta signora; tra dire o essere… condizione peggiore che tradire e fare, o tradire ed essere, o forse no, e ma anche; ma il luogo… dove piazzare questi pensieri che nascondono una lontanaglia di vissenze… una squalificata lontananza fatta di visioni ed essenze, o assenze: dipende; ma quelli sopra erano solo due righi a se stanti, quindi simili a un distico staccato oppure erano solo occorrenze, un computo (statistico) di presenze per esclusione tra assenze di segni grafici (parole è un po’ troppo) che parlano di se stesse… metaversi.

Metaversi? Ma no…

 §

*Un esempio di sparamento: il fatto che il prete si è sparato nella sagrestia non è punto cruento, in quanto significa semplicemente che il prete si è sgravato dei paramenti, senza allontanarsi dalla grazia del Divino

[Cataldo Antonio Amoruso]

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5 thoughts on “Arbitrii, di Cataldo Antonio Amoruso

  1. Personalmente mi meraviglio sempre della modestia di Cat, di quella sua naturale ritrosia nell’essere considerato poeta, scrittore e conoscitore della lingua italiana (e non solo) di notevole valore e, quando leggo pagine come questa, mi verrebbe voglia di diffonderle fino a stancarmi, con la segreta speranza di far sparire per incanto le miriadi di poetucoli e scrittorastri di cui pullula il quotidiano…

  2. e si effettivamente è un bel leggere. Piaciuta tanto anche la poesia, ma la chicca è il seguito : una recensione articolata e godibilissima nonché molto ma molto istruttiva. Ciao da uno che ha molto da imparare. Grazie e perdona questa intrusione.

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