Miles Davis e Kind of Blue, a cura di Giorgio Chiantini

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Miles Dewey Davis III (Alton, 26 maggio 1926 – Santa Monica, 28 settembre 1991) è stato un compositore e trombettista statunitense jazz, considerato uno dei più influenti, innovativi ed originali musicisti del XX secolo. Dotato di uno stile inconfondibile ed una incomparabile gamma espressiva, per quasi trent’anni Miles Davis è stato una figura chiave del jazz e della musica popolare del secolo da poco conclusosi e le sue registrazioni, assieme agli spettacoli dal vivo dei numerosi gruppi guidati da lui stesso, furono fondamentali per lo sviluppo artistico del jazz.

Nel marzo del 1959 Davis andò in studio con un sestetto formato da Coltrane, Adderley e Chambers, Jimmy Cobb alla batteria e Bill Evans si alternava al piano con Wynton Kelly. Da quella seduta sarebbe nato l’album considerato il suo capolavoro: Kind of Blue che, registrato in appena due sessioni ed improvvisato dal gruppo sulle scheletriche strutture armoniche abbozzate da Davis ed Evans, rivoluzionerà il jazz.

Si tratta ancora una volta (dopo Birth of the cool) di un “concept album” o, meglio, un manifesto, che inaugura l’età del jazz modale: Kind of Blue rappresenta l’occasione in cui tutte le componenti – teoria, composizione, metodo di lavoro, personalità ispirate – si fondono in un’opera compiuta.

Liberato dalle strutture armoniche che avevano guidato i suoi lavori precedenti e magnificamente accompagnato dalla band, Davis ebbe spazio sufficiente per estendere le sue nuove idee armoniche e melodiche, e ne diede altrettanto ai suoi collaboratori: la registrazione è notevolissima non solo per l’aspetto compositivo e di spontaneità, ben sottolineato da Evans nelle note di copertina, ma anche per la possibilità che è offerta a tutti i componenti della formazione di far risuonare con grande libertà la propria voce creando allo stesso tempo un suono collettivo estremamente caratterizzato.

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Kind of Blue venne pubblicato il 17 agosto 1959 su etichetta Columbia Records negli Stati Uniti, sia in formato mono che stereo e da allora è stato spesso considerato il capolavoro massimo di Davis e il suo album più acclamato, citato come disco di jazz più venduto di sempre. Considerato uno dei dischi più influenti della storia del jazz, tanto da essere definito “un momento decisivo per la musica del ventesimo secolo”, tutti i brani dell’album sono diventati degli standard jazz. La reputazione che l’album si conquistò, si riflesse in gran parte anche su tutti coloro che vi presero parte, molti dei quali proseguirono il loro percorso musicale al di fuori dell’orbita di Davis e l’influenza dell’album stesso andò ben oltre i confini del jazz, in quanto musicisti di altri generi – come il rock e la musica classica – furono massicciamente influenzati dall’opera.

Nel 1992 vince il Grammy Hall of Fame Award. Nel 2003 la celebre rivista musicale Rolling Stone, nella sua classifica sui 500 migliori album di ogni tempo, indicò Kind of Blue al 12º posto. Molti musicisti rock degli anni sessanta indicarono di essere stati influenzati da Kind of Blue, tra cui il tastierista dei Pink Floyd, Richard Wright, che ammise che le progressioni degli accordi sull’album avevano influenzato la struttura di loro brani come Breathe in “The Dark Side of the Moon” (1973).

Un aspetto significativo di Kind of Blue è che l’intero disco, non solo una traccia, è stato rivoluzionario, ma di facile presa e viene spesso raccomandato dai critici ai “neofiti” del jazz – insieme a Time Out del The Dave Brubeck Quartet (1959) e Giant Steps di Coltrane (1959) – poiché, anche se non sono ascolti facili e immediati, la musica è melodica e la rilassatezza delle improvvisazioni è di facile comprensione per gli ascoltatori casuali senza che venga meno la sperimentazione artistica. Di seguito uno dei brani più rappresentativi del disco: “So what”.

[Giorgio Chiantini per Sassi sonori]

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3 thoughts on “Miles Davis e Kind of Blue, a cura di Giorgio Chiantini

  1. Miles un mito! Lo ascolto praticamente da sempre è stato e continua a essere un punto di riferimento per chi vuole ascoltare MUSICA! Sebbene negli anni ho trovato altre “strade” musicali il jazz insieme al blues rimane assolutamente un faro a cui rivolgersi per riuscire a navigare. Grazie per l’ottima pagina. Ciao

  2. Grazie Sarino, anche per me è stato così. Dopo tanti anni spesso ancora lo ascolto trovando che il tempo non ha minimamente mitigato le emozioni che ogni volta provo cercandone quasi un bisogno fisico, un tuffo dell’anima al materializzarsi delle sue note.

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