Personale Eden di A.Greco su Versante Ripido di maggio per la rubrica Tre pregi e un difetto di Rita Galbucci

da Personale Eden poesie di Angela Greco - La Vita Felice 2015 - fotografia dell'autrice

Qui di seguito le tre note di lettura raccolte da Rita Galbucci per la sua rubrica “Tre pregi e un difetto” redatta per la fanzine Versante Ripido – maggio 2015 http://www.versanteripido.it/rubrica-3pregi-1difetto-greco/ ] – versione integrale

grazie di cuore a tutti!

*

Con l’avvento  di Maggio,  Angela Greco ci lascia entrare nel suo Personale Eden dove la parola poetica si srotola  sui ritmi incalzanti di un dialogo unico , una piena che infrange gli argini personali e si mostra pur rimanendo in sé.
Per Angela Greco le note di lettura di Luigi Paraboschi, Anna Salvini e Fabia Ghenzovich.  R.G.

    

su “Personale Eden” di Angela Greco, La Vita Felice ed., 2015.

    

  • Fabia Ghenzovich:

Metterei in luce nella poesia di Angela Greco l’elemento femminile, ma non certo in senso limitativo o autobiografico, piuttosto come terreno fertile nel quale germina il sentire della poeta, il suo essere donna. Lo confermano non solo la tematica amorosa, ma soprattutto i termini scelti: radice profonda, terra, seno di latte, percorsi di pelle. Il corpo è presente come luogo d’incontro, unione tra dentro e fuori , su vie colme d’azzurro. Attraverso i corpi “quando incontrano nudo il credo dell’universo” , la nuca è territorio di confine”, o “periferia delle tue mani”, “gesto istintivo ai piedi del risveglio”e ancora “seno di latte delle vie colme d’azzurro”, “rinascita di bocche che s’inseguono”.

Una poesia sensoriale e sensuale, a volte struggente. I versi liberi sono un fiume in piena, travolgente e non credo sia un difetto, con notevole capacità suggestiva e inventiva che ci indicano quel possibile “cerchio perfetto di un desiderio” che si compie nell’essere  “due e uno e parte stessa del medesimo cielo”. Nessun luogo comune, e come potrebbe essere per chi dice che “la superficie è inganno/ e la parte preziosa è di chi ha unghie di sangue”.Trovo nella poesia di Angela una visione onnicomprensiva che ci parla di “sud femmina” pronta per l’accoglienza, aperta al maschio, e di  un microcosmo che sa togliere” limite allo sguardo profanando il cielo”,  in un susseguirsi di qualità emotive: gioia del congiungersi e timore della perdita, nella consapevolezza che l’amore vive anche attraverso una carezza “ a filo di voce e scrittura”.

    

  • Luigi Paraboschi: 

Elenco quelli che a mio parere possono essere giudicati i pregi, o punti di forza di questo libro:

a) il linguaggio alto, elevato

non si può dire che nella Greco il flusso linguistico sia rarefatto, anzi, è una sorta di fiume che sgorga impetuoso dalla penna e che si sente provenire da un’onda emotiva ed erotica molto accesa.

Un linguaggio direi neoclassico, addirittura oserei paragonarlo a quello dell’ignoto estensore del “Cantico dei Cantici” Biblico, talmente è ricco di allusioni, immagini e sensualità accesa, come appare da questi versi estrapolati da me, ove il grassetto è mio.

riprendimi esattamente da questo punto
quello in cui coloravamo il ritrovarci stretti
precisi nello sbottonare voglia e labbra:
tra le tue dita il mio dettaglio nascosto alza la voce

Non è facile condurre lo sviluppo di un libro di poesia come questo senza lasciarsi travolgere dal “troppo esplicito“, invece la Greco è bravissima nel ripercorre e ricostruire il mito biblico di Adamo ed Eva, leggendolo in chiave moderna, di due esseri che ri-nascono dopo l’esilio, dopo la cacciata dall’Eden

ma chi altra ha saputo mostrarti la lucentezza
piccolissima che scinde la mela dal suo ramo?
o la non vista eleganza del suo seme a lacrima?

E la rinascita passa attraverso la presa di coscienza che si serve anche di un “ Creato “, quasi   a pre-designare  una nuova incarnazione di Cristo fatto uomo,

e questa volta fu il creato a chiedere di entrare
in noi
dalle tue natiche ai miei fianchi larghi d’attesa
bastò una voce e fummo ancora e nuovi

b) altro pregio:

La non banalizzazione del sentimento “amore“

il pericolo che si corre sempre quando si decide di mettere in versi il rapporto uomo-donna è quello di scadere o nel troppo descrittivo oppure nell’erotismo chiaro senza allusioni, o se ne appaiono, le si nascondono dietro doppi sensi abbastanza grevi.

Con la Greco questo non accade.

L’amore è sì fisico, ma diciamo che è avvolto in una atmosfera sensuale ma elegante, come scrive nella prefazione la Pacilio

è un canto d’amore che palesa il bisogno
psicologico dello scambio affettivo e tiene a battesimo la
confessione dell’anima attraverso l’offerta del corpo

E’ la Greco, novella Eva, o forse novella Lilith come quella  ritratta dai pittori  pre-raffaelliti che si incarica di guidare, conquistare e sedurre il suo uomo, dicendo

non trattenere più nulla dell’abisso che ti abita e concediti

e poco più avanti aggiunge

tu – spiaggia assolata
su cui spogliarsi del grigio e lasciarsi bagnare
non abbiamo sbagliato la combinazione né perso il paradiso
stiamo seguitando a percorrerne pelle a pelle la via – fidati –
tra la crepa e la volta azzurra in cui siamo caduti a quel morso
nessun freddo avrà più la tua pelle che bianca si confonde con la mia
e la meraviglia avrà noi nudi in questo prato azzurro e fuori la neve
prima del chiamarsi uomini alla luce dell’inciampo della vita
dove siamo precipitati dalle altezze per il sentimento di saperci
uno dell’altra fino in fondo

c) il terzo pregio è

il sapiente uso del verso lungo

questa tecnica scrittoria  non è facile da adottare in quando l’uso maldestro può mettere in evidenza, come spesso succede in molti autori che la adottano, una notevole disarmonia vocale che lascia spesso  scivolare la narrazione dalla poesia alla prosa alta.

Invece i versi della Greco posseggono una loro musicalità ed un loro  ritmo che tengono lungo tutto il libro, e rendono la lettura ricca di immagini e calda nella sua espressività piena di vita e di vigore, e credo che questo vigore possa dare spazio, per me, ad una sensazione che mi fa dire che:

il difetto:

che è a mio parere una raffigurazione del rapporto maschio femmina leggermente di sudditanza da parte della donna che, almeno nella lettura che io ho fatto, appare come essere troppo dipendente dal maschio o dal compagno, come lo si vuol intendere.

Scrive la Greco verso il finale del suo lavoro

 e m’abbandono
femmina per te acceso d’esperienza
m’avvicino e altro non attendo
che la tua lingua conosca la mia geografia

e più avanti aggiunge quasi a sottolineare il fatto che la maturazione sia opera del “maschio“

sei accaduto in questo mio andare a capo
d’un verso che credevo già scritto o quantomeno letto
poi da quell’uscio lasciato sospeso tra dentro e fuori
sei entrato nella stanza più raccolta del mio calice
pronto di frutto hai completato la mia fioritura
lasciando cadere gli ultimi sepali di un caso preciso
dorato sei sceso sulla linea che disegna le ore in luce

e conclude

vengo a implorare d’appartenerti nella luce nostra
che sa di abbraccio stretto di un mattino di sole e foglie
raccolte a mani aperte per dirsi e ripetersi il senso d’io
che non sa più stare solo e aspetta aspetta senza sosta
che la tua acqua lo bagni come vetri affannati dal respiro

 Ma in un’epoca nella quale la donna rivendica per sé ogni capacità di scelta e di decisione, in una società erede di quelle nonne post sessantottine che affermavano “ se ci sarà un uomo che ci farà morire sarà dal ridere “ ed anche  “ l’utero è mio e lo gestisco come mi pare “ mi suona leggermente “ stonata “ l’invocazione “ vengo ad implorarti d’ appartenerti “ ma, evidentemente le mie memorie sull’universo femminile sono da ex  maschio in andropausa, e mi scuso con l’autrice.

    

  • Anna Salvini:

confonde stagione il freddo geloso di questa primavera
inattesa di mandorli e ciliegi appena sbocciati
oggi soffia il grecale che intorpidisce le mani belle e m’affretto
a fasciarle di baci accompagnandole al petto che ti rivendica suo
e accade mentre ci accarezziamo fuori che s’accenda l’estate dentro:
diventi sabbia e graffia la schiena lambita dal mare che custodisci
ed io la tua eco di terre lontane incontenibili in questo eden soltanto
t’appartengo al di là dell’approdo su altri lidi fin’oggi sconosciuti
e tu m’appartieni fino all’ultima conchiglia che ripeta voce inattesa:
nessun freddo avrà più la tua pelle che bianca si confonde con la mia
e la meraviglia avrà noi nudi in questo prato azzurro e fuori la neve

Personale Eden è stata una lettura impegnativa e densa, più volte ripresa proprio per la ricchezza e le suggestioni che sa generare.

Questa la prima impressione, il pregio che evidenzio “a pelle”.

Il secondo, la progettualità di questa scrittura e come l’autrice ha saputo sostenere un lavoro così intenso, quasi un’unica poesia, un unico corpo, un lungo respiro.

Il terzo è la capacità di sorprendere quando meno te lo aspetti, quando in mezzo a tante parole spiccano due righe o un solo verso per potenza:

per caso poi ci incontrammo
scrostammo la strada fino ai sassi che piagano i piedi
e ci riconoscemmo pronti a iniziare la terra
poi intersechiamo le mie rotte e il tuo controbattito
ché già ho un dolore che assomiglia alla tua assenza
m’avvicino e altro non attendo
che la tua lingua conosca la mia geografia

Se da un lato Personale Eden ha un suo vigore, personalmente ho fatto fatica a seguirne il percorso non amando particolarmente il verso lungo o meglio non amandolo in continua successione. Avrei, su alcuni pezzi, osato una maggiore sintesi lasciando più spazio e occasioni di ritrovarsi al lettore.

*

copertina Personale Eden

Annunci

3 thoughts on “Personale Eden di A.Greco su Versante Ripido di maggio per la rubrica Tre pregi e un difetto di Rita Galbucci

  1. Ho letto con vivissimo interesse e piacere tutte le note critiche. Tuttavia rispetto alla “sudditanza” di cui parla Luigi Paraboschi, sento di dover, in qualche modo, dissentire. Lo faccio limitandomi a dire qui che il coraggio di non essere “femministe” oggi è di poche donne, e coincide con un’altra forma del coraggio stesso, che consiste nel “dirsi” totalmente e sinceramente. Complimenti sentiti ad Angela Greco per il suo libro, e a Versante Ripido per le sue scelte sempre ricche e culturalmente alte, a Rita Galbucci che saluto, a Fabia Ghenzovich, a Luigi paraboschi (attento, puntuale, e infine gentilmente problematico), ad Anna Salvini per le loro letture coinvolte e coinvolgenti, per la ricchezza delle loro riflessioni. Di questo, come lettore di poesia, non posso che esser lieto e gratissimo.

    1. grazie Nino per il tuo intervento e per avermi tradotto un giorno in francese quel che oggi si può leggere nell’immagine d’apertura 😀 .
      Anche io sono molto soddisfatta delle note di lettura espresse nella originale ed interessante rubrica di Rita Galbucci e, fondamentalmente sono stata felice dei difetti attribuitimi….sempre meglio di quando una nota signora del nord con seguitissimo spazio on line ed oggi direttrice di collana per un editore del sud mi disse, tre anni or sono, al mio primo libro di poesie, che mai sarei riuscita ad andare oltre la retorica… 😀 😀

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...