Appunti per letture di Cataldo Antonio Amoruso

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Mi ricordo di questa idea che risaliva a non so quale piacere sensuale e insieme spirituale: come il cervo inseguito cerca l’acqua in cui precipitarsi, così bramavo di vivere in questi corpi nudi, lucidi, in queste figure di Narciso e Proteo, di Perseo e Atteone: desideravo scomparire in essi ed esprimermi con le loro parole. – Hugo von Hofmannsthal (1874-1929)

Ho fortunatamente incontrato questa frase posta a premessa de ”Gli dèi e gli eroi della Grecia”, di K. Kerényi, opera fondamentale per chiunque voglia conoscere, e dico solo conoscere, in senso assoluto. Questa frase ristava in uno dei tanti, forse troppi, libri che attendo di leggere, prima o poi, o mai più: sono libri che ho sempre amato, ancorché li frequenti di rado: so dove sono situati, dove mi aspettano, sono parte di me: foglie…

Non ho avuto la fortuna né il piacere di conoscere il greco, e a volte confondo i tanti Automedonte, Antinoo, Aiace, Ares, Ermes… non è questo che importa: è il numero di vite che mi sono negato ad interessarmi. Ecco, questa, tutta contenuta nel mito, è un’altra vita, un segreto celeste e interiore, ineffabile, inspiegabile, senza appello. Vivo quella frase di apertura come un compendio: l’iscrizione di una vita che tutte le altre comprende, la scoperta di non essere – con le dovute proporzioni – ”solo”.

Non è facile concordare col gommista un appuntamento e nello stesso tempo pensare a quella ”Aurora dalle dita di rosa”, ad esempio, o a Priamo che bacia le mani di chi gli ha da poco portato via l’amato figlio… Domandarsi cos’è l’eroe, cos’è il mito, cos’è la poesia, se bisogna ”vivere per raccontarla” o ”raccontare per viverla”, e se ne valga la pena… vai a sapere!

Mi sono anche risposto, in verità, e il risultato è stato pessimo: ho lasciato perdere troppe cose e ne ho vissuto altre di cui sarebbe, oggi, troppo scontato pentirsi: bisogna credere subito, o mai più, come fanno forse gli eroi, come fa Achille, ben conoscendo, peraltro, il suo destino.

Torniamo, o passiamo, alla poesia… Pascoli, Borges, Laforgue: scelgo questi tre.

Giovanni Pascoli tanto copiato quanto denigrato, spinto sotto lo zerbino dopo averne approfittato a piene mani: pochi sono stati poeti quanto Giovanni Pascoli, lobotomizzato da critici ottusamente di parte, affannati a ridurre il tutto a complesso di Edipo, impotenza, ”fanciullaggini” varie: una pena! ”Giovannino” conosceva i classici come pochi, li insegnava nelle università, scriveva in latino ed era semplicemente un grande poeta, puntuale anche, e documentato, anche nel ricorso alle onomatopee o alla botanica: non gli mancavano le certificazioni scientifiche nei suoi ricorsi ad animali o piante, che si tratti di chiù o tamerici…

Borges, l’Omero del 900, il cieco che riesce a dire ”la cecità mi protegge”, parlando di fotografia: chi più poeta di lui? Forse mi sto avvicinando a dire cosa penso del mito, chissà…la vita sognata, il sogno della vita, vita che è altro, l’adesione ai miti, che è presenza del poeta in quei fervori di Baires o nelle imprese di Evaristo Carriego che oserei definire adesione totale e staccata, poi che la mente, e il sogno, tutto possono vivere e provare, e descrivere.

Laforgue: la poesia e l’amore, una delicatezza, fisica e intellettuale, rara…il matrimonio con Leah e la morte, l’anno seguente. Come diceva? Più o meno che ”i treni migliori sono quelli che ho perso”.

Ma perché ho scritto queste cose, ammesso che siano esatte, veritiere, incontestabili? A pensarci bene non importa, sono solo cose che mi passavano per la testa nell’attesa che il gommista mi restituisse le chiavi della macchina.

[Cataldo Antonio Amoruso]

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3 thoughts on “Appunti per letture di Cataldo Antonio Amoruso

  1. Una montagna grande quanto i pensieri che ti hanno mosso a scalare i come e i se del vivere, fissando dei puntigli come gli scalatori più esperti.
    Ri-salire tentando… Tu lo fai bene anche senza l’ausilio delle quattro ruote 🙂 Piacevole lettura. Grazie

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