Caravaggio e Le sette opere di misericordia a cura di G.Chiantini & A.Greco (sassi di arte)

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Caravaggio, Le sette opere di misericordia – Napoli, Pio Monte della Misericordia

Michelangelo Merisi da Caravaggio (Milano, 29 settembre 1571 – Porto Ercole, 18 luglio 1610) dalla data del 28 maggio 1606, essendosi reso responsabile di un omicidio durante una rissa e condannato a morte per lo stesso, inizia a vivere in costante fuga per scampare alla pena capitale e, fuggito da Roma, si rifugia a Napoli dove, una volta giunto, si rende conto di non aver mai visto tanta disperazione tra la gente e confusione per le strade. L’anima sconvolta di Napoli supera qualsiasi immaginazione: nobili e miserabili si incrociano soltanto durante le cerimonie religiose, con stili di vita che non potrebbero essere più lontani; le famiglie ricche, spinte dai rimorsi di coscienza, promuovono la nascita di numerose confraternite, nella speranza di guadagnarsi il paradiso con qualche buona azione ed ognuna di queste organizzazioni si concentra su una particolare attività, secondo le varie forme di “misericordia corporale” descritte nel Vangelo, ma nessuno però ha mai pensato di organizzare un servizio di assistenza che copra per intero tutte le disgrazie che colpiscono quei poveri derelitti.caravaggio_-_sette_opere_di_misericordia_(1607__naples)-142F6341E1D53F67B91 - Copia (3)

E’ proprio questo l’obiettivo di sette giovani nobili, che danno vita a Napoli al Pio Monte della Misericordia. I fondatori rileggono le parole pronunciate da Gesù nel capitolo 25 del Vangelo di Matteo e individuano sei ambienti dove prestare servizio: vestire gli ignudi, visitare gli infermi, ospitare i pellegrini, dare da bere agli assetati e cibo agli affamati e confortare i carcerati, a cui si aggiunge l’opera estrema di dare sepoltura ai morti, tenendo sempre a mente le parole di Gesù, per le quali “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. A Napoli Caravaggio viene accolto come l’artista più all’avanguardia dell’epoca e i giovani nobili che hanno fondato il Pio Monte della Misericordia non si lasciano sfuggire l’occasione di commissionare al Merisi la pala che avrebbe decorato l’altare maggiore della loro cappella, chiedendogli di rappresentare ognuno di quei gesti caritatevoli. Nasce così uno dei capolavori – che negli ultimi quattrocento anni non si è praticamente mai spostato dalla Cappella del Pio Monte – più complessi del pittore lombardo.

Se si osserva con attenzione l’opera, si scopre che ciascuno dei personaggi compie questi atti misericordiosi, confuso nel caos di un buio vicolo napoletano: al centro, un giovane sta tagliando il proprio mantello con la spada per donarne una parte al povero nudo disteso di spalle; dietro di lui, immerso nell’oscurità, appare uno storpio che chiede aiuto con le mani giunte, mentre un oste indica la sua locanda a un pellegrino di San Giacomo, che indossa la tipica conchiglia di chi affronta il lungo cammino verso Compostela; sullo sfondo appare il corpo vigoroso di un uomo vestito all’antica, che beve da uno strano contenitore: caravaggio_-_sette_opere_di_misericordia_(1607__naples)-142F6341E1D53F67B91 - Copia (2)è Sansone, che si sta dissetando con una mascella d’asina, come racconta la Bibbia; un monatto sostiene per i piedi un defunto, scortato verso la tomba dalla litania cantata da un sacerdote; dalla grata che protegge la finestra di un palazzo si affaccia un vecchio per attaccarsi al seno di una giovane madre, come un neonato, mentre la ragazza lo disseta con il suo latte, preoccupata di essere scoperta dagli sbirri, sconvolta e in preda al panico mentre compie quel gesto furtivo, tanto che nella concitazione, qualche goccia bianca è rimasta sulla barba dell’anziano e per questa figura Caravaggio si è ispirato alla storia di Pero, che disseta il padre Cimone chiuso in carcere: il simbolo per eccellenza della Carità, così come la immaginavano gli antichi pagani.

Le sette opere di misericordia intreccia in modo eccellente vita quotidiana e citazioni colte tratte dalla Bibbia o dai testi antichi. Merisi gioca con le immagini e con le fonti come nessuno prima di lui, dimostrandosi regista eccezionale mette in scena in poco spazio sette storie diverse animate da una tensione formidabile. Intanto Caravaggio, come nella Cappella Contarelli a Roma, decide di vestire tutti i personaggi in abiti moderni, per indurre nei fedeli l’impressione di assistere alla misericordia quotidiana, che sta avvenendo proprio davanti ai loro occhi. caravaggio_-_sette_opere_di_misericordia_(1607__naples)-142F6341E1D53F67B91 - CopiaL’opera non deve essere solo una semplice celebrazione della confraternita, ma un monito ad imitare quei gesti di carità e per questo l’artista pone grande attenzione al contesto in cui avvengono le azioni, costruendo con pochi elementi un set che ricorda da vicino un notturno napoletano, rischiarato dalla sola luce di una torcia e dalla splendida apparizione della Madonna. La Vergine, richiamata dal trambusto della strada, sbircia con curiosità quello che sta accadendo, quasi fosse una madre affacciata a un balcone del rione Sanità, stringendo a sé il bambino, cercando di distogliere il suo sguardo da tanta miseria, mentre due meravigliosi angeli, che si abbracciano nel vuoto per formare un cordone di protezione, sembrano precipitare al suolo salvati solo dall’enorme apertura delle loro ali e dalla tensione dei muscoli che Caravaggio dipinge: è la dimensione divina che irrompe nella realtà quotidiana, vegliando su di noi, ma che non cambia il nostro destino, infatti la Madonna si limita a ispirare negli uomini la pietà per il prossimo, lasciando sempre a ciascuno la scelta.

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La rivoluzione di Caravaggio sta nel naturalismo della sua opera, espresso nei soggetti dei suoi dipinti e nelle atmosfere in cui la plasticità delle figure viene evidenziata dalla particolare illuminazione che teatralmente sottolinea i volumi dei corpi che escono improvvisamente dal buio della scena. La particolare tecnica pittorica e realizzativa di Caravaggio fu una delle chiavi del suo successo: fino al suo avvento in pittura, lo stile che caratterizzava la maggior parte degli artisti era legato ad un tipo di cultura accademica basata prevalentemente sullo studio dell’arte classica, con forti influssi di grandi protagonisti del periodo d’oro del Rinascimento italiano quali Michelangelo e Raffaello nel centro Italia e soprattutto Tiziano, Correggio e Leonardo, nel settentrione. (liberamente tratto da: Costantino D’Orazio, Caravaggio segreto)

La pittura di Caravaggio non prevedeva alcun disegno e aveva come modelli persone reali, spesso scelte tra il popolo, e partiva dalla natura, sua unica fonte di esperienza; di qui la resa delle luci, delle ombre e dei riflessi, degli spazi, degli atteggiamenti sentiti nella loro interezza, dove ogni espressione, ogni singolo gesto era accompagnato dal sentimento percepito tramite l’osservazione della realtà, come se l’artista la cogliesse in uno specchio.

[Giorgio Chiantini & Angela Greco]

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5 thoughts on “Caravaggio e Le sette opere di misericordia a cura di G.Chiantini & A.Greco (sassi di arte)

  1. Davvero molto bello! Purtroppo non mi intendo di arte, quindi mi limito alla bellezza puramente visiva senza coglierne spesso tutti i contenuti, quindi ammiro chi lo fa e leggo volentieri spiegazioni e analisi a riguardo.
    Un abbraccio

    1. Grazie Emma! Per quanto ci é possibile cerchiamo di condividere in questo luogo le nostre passioni, come l’arte, e siamo felici quando il nostro contributo, soprattutto dato come alternativa alla crisi del tempo che abitiamo, giunge alla Persona, che qui poi incontriamo con gioia nelle parole che vengono donate a noi 😀

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