Giorgio Gaber, Non insegnate ai bambini by G.Chiantini (sassi sonori)

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Non insegnate ai bambini

Non insegnate ai bambini
non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata
potrebbe far male
forse una grave imprudenza
è lasciarli in balia di una falsa coscienza.

Non elogiate il pensiero
che è sempre più raro
non indicate per loro
una via conosciuta
ma se proprio volete
insegnate soltanto la magia della vita.

Giro giro tondo cambia il mondo.

Non insegnate ai bambini
non divulgate illusioni sociali
non gli riempite il futuro
di vecchi ideali
l’unica cosa sicura è tenerli lontano
dalla nostra cultura.

Non esaltate il talento
che è sempre più spento
non li avviate al bel canto, al teatro
alla danza
ma se proprio volete
raccontategli il sogno di
un’antica speranza.

Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all’amore il resto è niente.

Giro giro tondo cambia il mondo.
Giro giro tondo cambia il mondo.

*

di Gaber – Luporini – 2003 © Warner Chappell Music Italiana Srl

testo tratto da Archivio Monografico Online GiorgioGaber.org

“Non insegnate ai bambini” è una canzone di Giorgio Gaber, Gaberscik all’anagrafe, una delle perle più luccicanti contenute nell’album postumo del cantautore milanese “Io non mi sento italiano” del 2003. Il disco, infatti, uscì ventitré giorni dopo la sua morte e fu scelto come accompagnamento musicale ai suoi funerali. Il brano – secondo classificato al Premio Tenco nel 2005 – doveva far parte del nuovo spettacolo di teatro-canzone preparato dallo stesso Gaber insieme a Sandro Luporini e mai andato in scena per la prematura scomparsa proprio di Gaber.

“Non insegnate ai bambini non insegnate la vostra morale è così stanca e malata potrebbe far male…”così inizia questa bellissima canzone e nelle strofe seguenti il testo esorta a non inculcare nelle menti dei nostri bambini ideali sociali, a non insegnar loro la nostra cultura, a non forzarli verso nessuna attività. Tutto questo perché, come riporta l’inciso, il mondo cambia e ciò che fa parte della nostra realtà di adulti non può permettersi in nessun modo di ostacolare quel cambiamento che i nostri bambini rappresentano.

Condivido quel filone di pensiero secondo cui il testo di una canzone, così come ogni altro tipo di produzione artistica, una volta creato, diventi patrimonio di tutti, con dignità a sé e il cui significato vive una continua tensione tra ciò che voleva comunicare l’artista e ciò che interpreta il fruitore. In questo testo, i miei occhi, di genitore ormai lontano nel tempo e ora nonno, vedono un grande insegnamento e al tempo stesso un rischio, che dipende di certo dall’interpretazione che si vuol dare a quelle parole.

Leggere questo testo con gli occhi di chi ha profonda fiducia nella natura umana – come potrebbero essere gli occhi di un bambino appunto – significa, a mio parere, permettere a quella stessa natura di manifestarsi, evolversi e generare cambiamento, donandole contestualmente il frutto di ciò che altre vite, ugualmente degne di fiducia, hanno vissuto, sperimentato, creato. Non c’è imposizione o rigidità nell’offrire ai bambini il percorso che fin’ora hanno fatto i loro simili, purché, e questo è fondamentale, gli si dia l’opportunità di sperimentarsi e sperimentare, di non seguire letteralmente e forzatamente quello schema, ma di attingervi per modificarlo, personalizzarlo, evolverlo.

Una parte significativa della canzone invita a raccontare semplicemente ai bambini “il sogno di un’antica speranza”: quel sogno di fiducia stessa in loro e nel genere umano; fiducia che li metta al centro del qui ed ora, perché grazie a loro cambierà il mondo e continuerà la vita. (dal web)

[Giorgio Chiantini]

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