Giorgio Linguaglossa, Il libro della felicità lo sta scrivendo il pittore – con una riflessione sul tema dell’Autoritratto o dell’Identità o del Poeta allo specchio

A. Villani e Figli , Annibale Carracci (copia). Autoritratto con il cavalletto. Firenze Uffizi - insieme

Giorgio Linguaglossa sul tema dell’Autoritratto o dell’Identità o del Poeta allo specchio: «Il libro della felicità lo sta scrivendo il pittore» con una Riflessione sul tema dell’Autoritratto

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Il libro della felicità lo sta scrivendo il pittore

.
[…]
Era forse il mese di aprile
nella casa dei nonni tra gli aranci in fiore
– è il mio ricordo più antico –
Un’ombra entrò nella stanza n° 27 dell’Hotel Astoria
e mi porse un foglio,
c’era scritto: «È irrevocabile».
«Cosa – chiesi – è irrevocabile?»,
ma l’ombra
così come era giunta scomparve nell’oscurità.
[…]
Un interno al 77mo piano di un grattacielo di New York.
Il violinista apre esitante la custodia di mogano,
imbraccia il violino.
«Cosa devo suonare?», chiede all’angelo gobbo.
«Un capriccio di Paganini, il primo, allegro con brio».
Di colpo, il violino sopprime la cornice dell’ombra
lo spartito del sonno scompare, il violinista vola nell’aria,
ritorna nella sua casa bianca che dorme nel bosco.
Frugo nella tasca interna della giacca,
non ho più con me la foto di Enceladon…
[..]
Mio padre ha lottato con le ombre.
Dietro il muro bianco c’è lui che lotta con le belve.
C’è un leopardo che gli ringhia contro,
è nascosto dietro la finestra, dietro la porta
c’è un nano gobbo che lo insulta.
Dei gendarmi aizzano i dobermann contro di lui;
io gli grido di stare attento,
grido da dietro la parete del muro bianco
ma lui non può udirmi.
Perché è dall’altra parte della parete bianca.
[…]
«E adesso si può chiudere il palcoscenico», mi dice
un’ombra di qua dall’oscurità.
[Ci sono delle ombre prigioniere nelle gabbie di ferro].
Ma io non ascolto, continuo a frugare 
nelle tasche della giacca.
Faccio un passo oltre la soglia.
Siamo nel secolo XXI.
Uno studio fotografico. Una donna nuda
(in bianco e nero)
(una modella di Vogue?) cammina
con i tacchi a spillo su un pavimento
di linoleum bianco su sfondo grigio chiaro, un fotografo
scatta delle fotografie, in tutte le posizioni.
“Non ho mai visto una donna così bella”,
pensai “se non a Venezia nell’acqua alta:
una dama in maschera che solleva
il vestito sopra il ginocchio…”; ma dimenticai
quel pensiero, poi qualcuno cambiò fotogramma
e pensai ad altro.
Qualcuno prese un altro film dalla cineteca,
e lo riavvolse.
[…]
La dama veneziana si cambia d’abito e noi,
al di qua dello spazio e al di là del tempo,
possiamo ammirare la nudità dei suoi merletti di trine
i capelli color rame a torre sul suo volto in maschera.
Intanto, dietro il muro bianco c’è mio padre
che gioca con i serpenti.
[…]
Nel sogno ci sono quindici possibilità. Quindici stanze.
Mio padre imbraccia il violino.
Un corridoio. Ci sono quindici porte chiuse
ma io ho una sola chiave.
[…]
Mi affaccio ad un’altra finestra.
Un centauro galoppa su un prato verde di cartolina.
Un pittore dipinge sulla tela un sole spento.
Mia madre è la dama veneziana che passeggia
sul ponte di Rialto.
Tocco nella tasca interna della giacca
la foto di Enceladon.
È sempre lì, dove l’avevo dimenticata.
[…]
Un altro passo all’indietro.
Il libro della felicità lo sta scrivendo il pittore.
C’è un cavalletto e una tela bianca.
Dalla parete di destra una debole luce filtra dalla finestra.
C’è un pittore che dipinge il volto della sua amante,
una prostituta
di Trastevere; le chiede di stare in posa.
E scivola anche lui nel sonno.
.

 

*

È stato detto che l’autoritratto è il genere artistico egemone della nostra epoca, il più diffuso, ma anche il più problematico. Antonio Sagredo preferisce la dizione «Il poeta e lo specchio», ma lui intende lo specchio deformante, la figura che il poeta vede allo specchio è un Altro, ma è mediante l’immagine allo specchio che noi ci riconosciamo. Il problema dunque del «poeta e lo specchio» è quello della identità. Possiamo dire che una larghissima parte della produzione letteraria del Novecento e contemporanea (romanzo e poesia) appartiene al genere dell’autoritratto, diretto o indiretto, consapevole o meno. È un genere per sua essenza altamente problematico perché ci pone in rapporto con l’Altro, perché nell’Autoritratto l’Io diventa l’Altro. Scrive Lévinas: «Il nostro rapporto col mondo, prima ancora di essere un rapporto con le cose, è un rapporto con l’Altro. È un rapporto prioritario che la tradizione metafisica occidentale ha occultato, cercando di assorbire e identificare l’altro a sé, spogliandolo della sua alterità».

Jacques Lacan afferma che lo scatto fotografico costituisce l’equivalente con cui il fotografo realizza e cattura la propria identità. Secondo Lacan, è proprio attraverso la pratica dell’autoscatto che un fotografo può giungere alla consapevolezza della propria identità.

L’autoritratto però non è l’equivalente di un’esperienza allo specchio, è molto di più, è un gesto che ci porta fuori di noi stessi, che ci costringe a fare i conti con il «mondo» e con l’Altro.

Mediante l’autoritratto ci vediamo dall’esterno, ci poniamo dal punto di vista di uno spettatore che osserva il ritratto, solo che quello spettatore siamo noi stessi. Osserviamo l’autoritratto, ci scrutiamo allo scopo di riconoscerci. Ma si tratta di una pratica innocente e puerile, in realtà è proprio mediante l’autoritratto che non ci riconosciamo del tutto nella figura rappresentata. E ci chiediamo stupiti: «ma quello lì, sono proprio io?». Nella misura in cui non ci riconosciamo del tutto, il ritratto sarà più vero. Oggi, grazie alla tecnologia digitale siamo in grado di farci uno scatto e di rivederci immediatamente, ma non si tratta di un vero e proprio autoritratto, il selfie è un gioco rassicurante che porta al nostro riconoscimento, alla pacificazione con noi stessi. Attraverso il selfie ci sentiamo pacificati e protetti. Qui parliamo di altro, di autoritratto come costruzione della nostra identità, che è sempre una identità sociale, storica, temporale, stilistica. L’autoritratto è il mezzo artistico che ci rappresenta meglio di altri tra la verità e la menzogna, che ci rivela il codice del destino. I migliori autoritratti, quelli più veri, ci parlano d’altro piuttosto che di noi stessi, parlano esplicitamente di ciò che sta fuori di noi e del nostro rapporto con il mondo. Quanto più ci parlano di altro tanto più l’autoritratto sarà genuino, vero.

[Giorgio Linguaglossa]

– si ringrazia l’Autore per questo contributo –
immagine: Anonimo, Autoritratto di Annibale Caracci al cavalletto – Pittura italiana sec. XVII, Firenze, Uffizi.
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3 thoughts on “Giorgio Linguaglossa, Il libro della felicità lo sta scrivendo il pittore – con una riflessione sul tema dell’Autoritratto o dell’Identità o del Poeta allo specchio

  1. Il mio benvenuto ed il mio grazie a Giorgio Linguaglossa per aver accettato il mio invito ad essere qui, in questo piccolo spazio di cultura qual è Il sasso nello stagno.

    Un autore di notevole spessore nel panorama letterario contemporaneo, Linguaglossa è critico, saggista, poeta e prosatore e, soprattutto per quello che attiene questo luogo, Persona gentile e disponibile al confronto, diretta e puntuale nell’espressione del proprio pensiero, al di là della statura nei suoi specifici campi.
    Con vero piacere leggo e rileggo questo suo scritto e soprattutto la nota acclusa, aggiungendo ogni volta un qualcosa in più alle mie conoscenze e alla mia esperienza poetica; una lettura materialmente più lunga di quelle a cui siamo abituati sul Sasso, ma che sono certa non mancherà di essere apprezzata.

    Il 10 settembre, proprio Giorgio Linguaglossa sarà il primo autore di un nuovo spazio “Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie” che vuole essere una sorta di antologia della poesia dal secondo Novecento ai giorni nostri, scevra da qualsivoglia etichetta, che vuole contribuire a quel dibattito attuale sulla Poesia, basandosi soltanto sui testi poetici e sulla critica del lettore, senza troppe parole aggiunte e dove verranno inclusi Poeti che, secondo me, hanno contribuito alla poesia del loro tempo e che in alcuni casi, non hanno ancora ricevuto il giusto spazio nei luoghi editoriali, nei libri di quegli Editori, che troppo spesso guardano altre realtà, oltre la Poesia…

    Angela Greco

  2. Mi piace questo autoritratto di Giorgio Linguaglossa e penso che il poeta saggista intenda non solo l’autoritratto del pittore, ma anche quello del poeta, ricordando le parole di Rolf Jakobsen da me recentemente scoperto e tradotto: “I colori sono i fratelli delle parole”, e del musicista, perché ad esempio io considero la III Sinfonia di Beethoven il suo autoritratto.

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