Masaccio, La Crocifissione – sassi di arte

Crucifix_Masaccio

Masaccio, La Crocifissione

ovvero il più grande urlo di dolore nella storia dell’arte

di Giorgio Chiantini

Osservando questo dipinto di Masaccio è lecito pensare a lui come ad un genio. Scomparso all’età di 27 anni e con la maturità artistica già raggiunta è inimmaginabile cosa avrebbe potuto lasciare in eredità la sua arte, se soltanto fosse vissuto ulteriormente. La genialità di questo artista in questa opera sta nell’essere riuscito a trasmettere all’osservatore, quasi a livello fisico, l’urlo di dolore e di angoscia della Maddalena, raffigurandola soltanto di spalle e, perciò, lasciando solo immaginare la scena di disperazione. ‘Il più grande urlo di dolore della storia dell’arte’ (G.Chiantini).

Masaccio, soprannome di Tommaso di ser Giovanni di Mone Cassai (Castel San Giovanni in Altura, 21 dicembre 1401 – Roma, estate 1428) nel 1426 realizzò un polittico per la chiesa del Carmine a Pisa; smembrato in seguito, di tale opera le parti sono oggi conservate in cinque diversi musei. Il pannello che qui consideriamo – attualmente conservato al Museo di Capodimonte a Napoli – è uno dei più famosi ed interessanti: su fondo oro è rappresentata la Crocifissione, con ai piedi della croce la Madonna e San Giovanni in posizione eretta, mentre la Maddalena è inginocchiata, con le braccia protese verso l’alto; sulla croce è raffigurato un piccolo albero a simboleggiare l’albero della vita.

Crucifix_Masaccio-Maddalena part.Sulla tavola lignea lo sfondo è ricoperto a fogli d’oro, tecnica in voga in epoca bizantina e alto medievale, ma quasi in disuso in un’opera del ‘400; le figure sono dipinte a tempera e rappresentano la disperazione della Madonna, di san Giovanni e di Maria Maddalena dinanzi a Cristo appena spirato sulla croce. Maria, sulla sinistra è rivolta alla croce stessa, impietrita nel suo mantello blu: il dolore sul viso, che rimane a bocca aperta, la mani giunte, che restituiscono ancora di più la disperazione della madre.

Sulla destra dell’osservatore si staglia la figura di Giovanni che, con lo sguardo perso nel vuoto, ha le mani giunte a reggere il volto gemente di dolore. Interessante è la figura di Maria Maddalena che, in una congiuntura così statica di figure, è l’unica che dà vitalità alla scena: inginocchiata ai piedi della croce è di spalle, posizione attraverso la quale Masaccio ci trasmette tutta la sua disperazione tramite il solo gesto delle braccia aperte verso l’alto, quasi a voler toccare l’anima di Cristo che sta salendo al Padre.

La figura di Cristo, appena spirato sulla croce, si imprime al centro della tavola, ad attirare l’interesse e lo sguardo di studiosi e visitatori; quello che subito colpisce – e potrebbe indurre a valutazioni errate sulle capacità dell’artista toscano – è che Gesù, avendo la testa leggermente piegata sulla spalla destra, pare presentarsi senza il collo, con il capo praticamente attaccato alle spalle. Quello che a molti potrebbe sembrare un difetto è semplicemente un accorgimento prospettico, operato sapientemente dal Masaccio, essendo questa tavola il pannello posto più in alto del polittico di cui era parte. Difatti, se osservassimo quasi schiacciati a terra, il Cristo ci apparirebbe perfettamente disegnato come fosse alla considerevole altezza a cui era posta la “Crocifissione” nel grande quadro composto di Pisa.

Questo dipinto è una testimonianza di come Masaccio sia sicuramente il pittore più innovativo e moderno della sua epoca, avendo perfettamente compreso il concetto di relatività dell’immagine: gli oggetti e le persone non hanno un’immagine unica, così come ci aspetteremmo per convenzione, ma hanno infinite immagini, sempre diverse, a seconda del punto di vista dal quale si osserva la realtà. Concetto oggi per noi ovvio, che altri pittori, invece, hanno compreso dopo molti decenni.

rappresentazione del polittico di Pisa

Polittico di Pisa

*

Polittico-Pisa-Ricostruzione-probabile

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3 thoughts on “Masaccio, La Crocifissione – sassi di arte

  1. Grazie Angela troppo buona.
    Volevo solo aggiungere una curiosa leggenda che vuole questo grande artista avvelenato da qualche suo collega per invidia delle sue grandi capacita.
    Masaccio morì a Roma nell’estate del1428, all’età di 27 anni, per cause misteriose.
    E’ Vasari a ricordare nelle sue “Vite” il sospetto nella gente che questo grande artista potesse essere stato avvelenato. Nessuna prova, soltanto un critico d’arte del secolo successivo alla sua nascita che riporta voci sentite per caso. 
    Non sempre però le voci di strada dicono menzogne campate in aria. 
    Masaccio stava rivoluzionando la pittura come prima di lui fece solo Giotto, fu l’invidia di qualche collega a volerlo fermare ad ogni costo? 
    Sempre Vasari ci dice che era uomo preso totalmente dalla sua arte e completamente disinteressato alle questioni finanziarie. A comprova di ciò, vi sono testimonianze d’archivio che provano il contrarre di debiti di questo pittore e perciò, è lecito domandarsi se magari a causa del vile denaro, qualcuno desiderò ucciderlo.  
    Che cosa accadde a Masaccio nei suoi ultimi giorni non c’è modo di saperlo. Contrasse altri debiti? Litigò con qualcuno? Si ammalò? 
    Mistero. 

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